mercoledì 4 marzo 2015

I media, le parole e le spirali del silenzio


Pochi sanno che parola "olé", spesso ripetuta negli stadi spagnoli e latinoamericani per esaltare una squadra o un giocatore, proviene dall'arabo.

Olé proviene niente meno che da "Allah", più precisamente da Wa-(a)llah ("per Dio"). Sta a significare l'esaltazione di una performance sportiva o artistica. Gli arabi la utilizzavano perché in certi momenti scorgevano o gli pareva di scorgere Dio dinanzi alla bellezza delle cose e delle azioni "sovrumane". Passando per lo stretto di Gibilterra questa espressione è finita in Spagna, sia nel flamenco sia nella tauromachia. Olé è anche l'urlo che fa la platea quando un torero schiva il toro. E infine dalla corrida è arrivata al calcio.

«Elevate le parole, non il tono della voce.
E’ la pioggia che fa crescere i fiori, non il tuono
~ Jalal al-Din Rumi

Rumi è considerato il massimo poeta mistico della letteratura Persiana, uno che si è sicuramente speso per elevare le parole e che, con ogni probabilità, quando diceva Jihad intendeva, innanzitutto “grande Jihad”: lo sforzo interiore per liberare l’io da pulsioni che lo dominano conducendolo lontano da uno sviluppo armonioso e da una condotta giusta.» - Sulla comunicazione: contro il letteralismo

Non ci avevo mai fatto caso, ma al di là di tutto la parola Jihad è bellissima. E per "al di là di tutto" intendo a parte ciò che succede nell'ultimo periodo e soprattutto di come ce la raccontano i media. Perché purtroppo uno dei pochi - non dico l'unico, ma quasi - punti di riferimento che noi in quanto massa abbiamo per accedere ai fatti del mondo sono i media, mainstream e non.

venerdì 20 febbraio 2015

Guai a dare del «razzista» a Salvini

La prendo un po' alla lontana. Ci eravamo lasciati con quel post sul povero lunotto di Matteo Salvini, quello in cui i 'sinceri democratici', un gruppo di utenti del PD relativamente influente sui media, ha pianto e urlato al "fascismo" verso i centri sociali. Perché l'importante non era il lunotto o la democrazia, l'importante per certe persone è schierare l'opinione pubblica contro i centri sociali, e se per questo c'è bisogno di difendere Matteo Salvini va bene, ingoiano la pillola.


La reazione di queste persone ai fatti di Cremona la dice lunga sul loro doppiopesismo, o meglio sulla loro faccia da culo. Mi riferisco al fatto che se oggi 50 componenti di Casapound e di estrema destra mandano in coma una persona loro non dicono nulla, niente, a patto che quella persona appartenga a un centro sociale. Neanche una parola di sdegno.1

lunedì 2 febbraio 2015

Il «classista» moderno che scrive

Quando leggo post come quello di Luca Sofri, condiviso su tutti i social network – o linkati dagli account de Il Post – penso sempre a quanto i pregiudizi o le concezioni antiquate e anacronistiche possano trarci in inganno, d'altronde Sofri cita un testo uscito nel 1908 per commentare i tatuaggi di un calciatore nel 2015. E mi domando perché al vedere un po' di tatuaggi nelle braccia di un calciatore uno debba cercare una risposta sociologica1, ma tant'è. In fondo tutti immaginiamo Icardi che mentre si sta facendo il tatuaggio probabilmente racconti al suo tatuatore che lui lo fa perché vuole preservare la sua cultura di «delinquenza» alla quale è sempre appartenuto e per rafforzare la sua identità di «degenerato» dinanzi alla società, mentre il tatuatore annuisce silenzioso e si accarezza la barba e assaggia un po' di inchiostro, no?. Ma se a Sofri vengono in mente quelle parole sui tatuaggi chissà cosa gli viene in mente quando vede un lavoro di Banksy. Dopotutto il testo citato dal direttore de Il Post continua in questo modo:

lunedì 10 novembre 2014

Quel lunotto posteriore tanto caro a voi democratici

Sabato pomeriggio a Bologna la macchina di Matteo Salvini ha accelerato bruscamente davanti a 4 manifestanti disarmati, che stavano protestando con insulti e colpi sul cofano la sua presenza sul luogo, era lì per fare un'ispezione ad un campo sinti della zona. La macchina di Salvini ha accelerato in modo tale da lanciare in aria i ragazzi e spingerli brutalmente dalla sua strada. Per fortuna non ci sono stati feriti gravi. Dopo l'accaduto i manifestanti l'hanno inseguito e hanno rotto il vetro del lunotto posteriore.

Questa è la mia descrizione dei fatti basata sugli svariati video che potete trovare in rete:



Curiosamente, sabato pomeriggio, la narrazione dei fatti ha preso una piega diversa agli occhi di media e politici. A quanto pare la maggioranza ha smesso di allineare i fatti cronologicamente, generando una ondata di "solidarietà a Matteo Salvini" che anziché comparire come colui che ha accelerato spropositatamente davanti a 4 manifestanti è diventato subito "vittima dei balordi dei centri sociali".

Come se il vetro rotto fosse la causa e non la conseguenza.

giovedì 25 settembre 2014

Quella volta che ho hackerato il Corriere a mia insaputa

Scrivo questo post per quei pochi lettori che hanno una vita (e quindi non usano Twitter, o lo usano con moderazione). So che sarà più autoreferenziale del solito, ma cercherò di essere sintetico e riassumere in modo ordinato il delirio che si è generato, perché intanto là fuori c'è un articolo del Corriere di Mezzogiorno che mi collega a dei fatti di mafia [primo wtf] e c'è pure una "giornalista" ancora convinta del fatto che io sia un hacker massone di origini indiane che dirotta le pagine del Corriere.it [secondo wtf]. Non sto scherzando.