lunedì 18 maggio 2015

L'Universo Costanzo - La via lattea delle marchette italiane

Qualsiasi esperienza non affiancata da strumenti critici, finisce per essere considerata naturale, con la conseguenza che non la scegliamo davvero, ma la subiamo; così la società finisce per dividersi in produttori e consumatori acritici di comunicazione visiva.
~ R. Falcinelli, Critica Portatile al Visual Design

Osservate bene questa immagine e pensate cosa rappresenta per voi.

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Per me questa foto, che chiamerò l'Universo Costanzo, rappresenta l'Orsa Maggiore della rete "italiana", e per rete italiana intendo proprio una sfera con limiti molto labili che racchiude gli utenti di questo stivale nella sua maggioranza: coloro che risiedono in Italia e fanno uso della rete prevalentemente in lingua italiana.

Vi starete chiedendo cosa c'entra Maurizio Costanzo con la rete italiana. Poco o nulla, ma l'Universo Costanzo e le sue costellazioni rappresentano una logica televisiva-commerciale. Una logica fatta di pubblicità. Ora, il punto a cui voglio arrivare è questo: la websfera italiana sottende sempre di più, e in modi ormai imbarazzanti, ad una logica televisiva. In parole povere, siete e siamo circondati da marchette, marchette inconsapevoli, marchette nascoste, marchette ovunque.

venerdì 10 aprile 2015

Io passavo da lì e mi hanno intervistato

Ieri la realtà ha superato la finzione ancora una volta e la celebre scena di Mario, la serie tv di Maccio Capatonda, si è realizzata davanti al Tribunale di Milano, quando una troupe di giornalisti ha intervistato un passante che ha visto uscire una donna che a sua volta aveva sentito degli spari. Comparate le due scene e ditemi voi se c'è differenza:

mercoledì 4 marzo 2015

I media, le parole e le spirali del silenzio


Pochi sanno che parola "olé", spesso ripetuta negli stadi spagnoli e latinoamericani per esaltare una squadra o un giocatore, proviene dall'arabo.

Olé proviene niente meno che da "Allah", più precisamente da Wa-(a)llah ("per Dio"). Sta a significare l'esaltazione di una performance sportiva o artistica. Gli arabi la utilizzavano perché in certi momenti scorgevano o gli pareva di scorgere Dio dinanzi alla bellezza delle cose e delle azioni "sovrumane". Passando per lo stretto di Gibilterra questa espressione è finita in Spagna, sia nel flamenco sia nella tauromachia. Olé è anche l'urlo che fa la platea quando un torero schiva il toro. E infine dalla corrida è arrivata al calcio.

«Elevate le parole, non il tono della voce.
E’ la pioggia che fa crescere i fiori, non il tuono
~ Jalal al-Din Rumi

Rumi è considerato il massimo poeta mistico della letteratura Persiana, uno che si è sicuramente speso per elevare le parole e che, con ogni probabilità, quando diceva Jihad intendeva, innanzitutto “grande Jihad”: lo sforzo interiore per liberare l’io da pulsioni che lo dominano conducendolo lontano da uno sviluppo armonioso e da una condotta giusta.» - Sulla comunicazione: contro il letteralismo

Non ci avevo mai fatto caso, ma al di là di tutto la parola Jihad è bellissima. E per "al di là di tutto" intendo a parte ciò che succede nell'ultimo periodo e soprattutto di come ce la raccontano i media. Perché purtroppo uno dei pochi - non dico l'unico, ma quasi - punti di riferimento che noi in quanto massa abbiamo per accedere ai fatti del mondo sono i media, mainstream e non.

venerdì 20 febbraio 2015

Guai a dare del «razzista» a Salvini

La prendo un po' alla lontana. Ci eravamo lasciati con quel post sul povero lunotto di Matteo Salvini, quello in cui i 'sinceri democratici', un gruppo di utenti del PD relativamente influente sui media, ha pianto e urlato al "fascismo" verso i centri sociali. Perché l'importante non era il lunotto o la democrazia, l'importante per certe persone è schierare l'opinione pubblica contro i centri sociali, e se per questo c'è bisogno di difendere Matteo Salvini va bene, ingoiano la pillola.


La reazione di queste persone ai fatti di Cremona la dice lunga sul loro doppiopesismo, o meglio sulla loro faccia da culo. Mi riferisco al fatto che se oggi 50 componenti di Casapound e di estrema destra mandano in coma una persona loro non dicono nulla, niente, a patto che quella persona appartenga a un centro sociale. Neanche una parola di sdegno.1

lunedì 2 febbraio 2015

Il «classista» moderno che scrive

Quando leggo post come quello di Luca Sofri, condiviso su tutti i social network – o linkati dagli account de Il Post – penso sempre a quanto i pregiudizi o le concezioni antiquate e anacronistiche possano trarci in inganno, d'altronde Sofri cita un testo uscito nel 1908 per commentare i tatuaggi di un calciatore nel 2015. E mi domando perché al vedere un po' di tatuaggi nelle braccia di un calciatore uno debba cercare una risposta sociologica1, ma tant'è. In fondo tutti immaginiamo Icardi che mentre si sta facendo il tatuaggio probabilmente racconti al suo tatuatore che lui lo fa perché vuole preservare la sua cultura di «delinquenza» alla quale è sempre appartenuto e per rafforzare la sua identità di «degenerato» dinanzi alla società, mentre il tatuatore annuisce silenzioso e si accarezza la barba e assaggia un po' di inchiostro, no?. Ma se a Sofri vengono in mente quelle parole sui tatuaggi chissà cosa gli viene in mente quando vede un lavoro di Banksy. Dopotutto il testo citato dal direttore de Il Post continua in questo modo: