lunedì 16 agosto 2010

Stallman e l'anarchia nel Software Libero

Ho sempre sostenuto che il mondo del Free Software contiene almeno un po' di Anarchia. Non confondiamoci, non è che chiunque fa quel che gli pare, ma tutti sono liberi di scegliere. Altresì, per Anarchia, in questa tana, si intende: Nessun bisogno di sottostare a qualcuno, ma - di conseguenza - non aver bisogno di ribellarsi a nessuno.

Poco fa, Richard Stallman ha risposto a 25 domande dei lettori di Reddit, tra queste c'è una - la numero 17 - che attirò la mia attenzione.
Il ragazzo dbzer0 chiese, in sostanza, se nel software libero ci fosse una fondamenta anarchica.
Ecco cos'ha risposto Stallman:

RMS: Non ho dimestichezza con la Letteratura Anarchica, ma è chiaro come il Software Libero abbia degli aspetti Anarchici. Ha anche caratteristiche capitaliste e socialiste (non comuniste).
Io stesso ho una vena anarchica, nel senso che non mi piace ricevere ordini, e gioisco stando in una comunità che funziona bene senza nessuno che dia ordini. Tuttavia non sono un anarchico: Non voglio abolire lo stato, e neanche ridurlo. (forse perché ho una ghiandola prostatica ;-) Supporto i programmi di welfare che fa lo stato, e la regolamentazione degli affari. [...]
Il resto della risposta riguarda strettamente la politica, quello che ci interessa è qui.

Ora, perché nei progetti open si generano molte discussioni su tutto quanto? Ci ho pensato sopra ed ho capito che è per la stessa natura libera/anarchica. Molti di noi, che usiamo Gnu/linux perché condividiamo la filosofia del Software Libero che c'è dietro, siamo abituati a ragionare con la nostra testa e mettere tutto in discussione. È un bene, discutere è sempre un bene, mettere in crisi le cose, smuoverle quando sono troppo statiche può generare qualcosa di nuovo.

Di cosa possono discutere gli utenti di Windows o Mac? Di quando verrà rilasciato il service pack? Di come è bello il nuovo Ipad? Le loro discussioni si basano su cose che non dipendono da loro stessi, che alla casa madre non interessano perché hanno già pagato o pagheranno.

Linux invece non ha un CEO. Non esiste un Delegato Amministratore che una volta all'anno faccia un talk per tutti gli utenti facendogli vedere le meraviglie che ha partorito la sua testa. Chessò io, un'iPhone più grande che però si chiama Ipad, oppure un windows uguale a Vista ma che si chiami Seven. Cose del genere alcuni utenti Linux se le sognano alla sera, aspettano con ansia che un giorno arrivi il messia! Se per caso non l'abbiano individuato.

Ora, anche se in passato ho criticato Shuttleworth per la sua definizione di tribalismo – e continuo a pensare che sia sbagliata – una cosa va detta: non ha tutti i torti quando dice che sul mondo del Free Software esistono le tribù. Tuttavia, sta a noi decidere se questo sia benefico o dannoso.

Credo abbiate intuito la mia posizione. Purtroppo ci tocca leggere in giro che il male di linux è lo stesso utente, che discutere tra di noi non ci porterà da nessuna parte, e per un momento ci ricrediamo e diciamo: è vero. Ma poi lo penso meglio e concludo che le tribù di cui si parla siano un derivato dell'anarchia che c'è nel software libero, assieme alla filosofia che ha e che ti fa mettere tutto in discussione. Per forza che Mark non vuole che esistano queste discussioni, ne abbiamo già parlato sul perché le aziende non possono vedere l'anarchia. Ma a me, che sono un coniglio che torna su questo blog solo quando piove, cosa me ne frega di quel che vuole Mark? Ben poco.

Mi dispiace, ma purtroppo preferisco pensare a cose che, dai più, vengono ritenute futili, capire quando il vicino va via per rubargli le carote, scrivere quando voglio e indagare se tra la “d” e la “e” c'è KDE. Battuta che splende, oppure non rende. Che schifo. :)


L'immagine di tux anarchico è pressa da simo91 ringrazio.

19 commenti:

  1. Linux non ha un CEO semplicemente perchè non è una azienda. Ma è composta da molte tribù, ognuna delle quali risponde a un capo-tribù.
    Per Ubuntu c'è Shuttleworth, per Novell e openSuse c'è Crisci, per Red Hat (e credo anche Fedora) c'è Whitehurst...e così via dicendo.
    Quello che voglio dire è che, in fondo, anche nel mondo del software linux cè un leader. E credere che nel software libero sia presente un minimo di anarchia lo escludo a priori.
    Linux sarà libero quando sarà completamente sviluppato dalla comunità.

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  2. Ma io invece credo che un minimo di anarchia ci sia. L'ha ammesso pure Stallman. Anche i ragazzi di Archlinux hanno detto:

    "Arch is really a "Cooperative Anarchy". Anyone is free to do anything they like with Arch Linux, excepting the few copyleft restrictions enforced by the GPL. This means that anyone who doesn't like the current direction the Arch Linux development team is taking the distro can start their own development team and run their version exactly the way they want to."

    http://www.archlinux.org/static/magazine/2008/newsletter-2008-Jun-02.html#contributed

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  3. GNU Linux riprende molti dei fondamenti dell'anarchismo:
    - libertà degli eguali (alla faccia di chi dice che non esista uguaglianza e che essa sia persino un male);
    - assenza di governi che dicano ai sottoposti cosa fare e come, cosa che è ben diversa al coordinamento presente nella comunità che consente di ottimizzare gli sforzi di ciascuno; quando duecento persone lavorano e stanno in contatto tra loro non c'è bisogno di uno che impartisca ordini senza far niente;
    - libertà di scelta e quindi anche di rifiutare quel che si propone, ovvero non costringiamo nessuno ad installare una distribuzione;
    - i "mezzi di produzione" non sono di nessuno, essendo il codice aperto e non vincolato alla concessione del creatore (per questo gli accordi di non divulgazione sono un cavallo di troia).

    Queste sono le prime cose che mi son venute in mente, riporto anche la discussione su Launchpad in seguito alla richiesta di rimozione del pacchetto anarchism, probabilmente tirata in ballo da uno che si vergognava un po' ad ammettere che deve il suo sistema operativo ai principii dei suoi acerrimi nemici.
    C'era qualcosa di simile anche nel bug report di debian, magari poi la cerco.

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  4. Devo dire che condivido gran parte del post. Pero' non e' sempre vero che nelle aziende "for profit" non vogliono il tribalismo. Soprattutto nelle aziende dinamiche in cui hanno necessita' di innovazioni quasi quotidiane si dividono i ricercatori in squadre (tribu') in competizione tra loro. A volte peggio che tribu', si fanno competere i singoli ricercatori (se i progetti necessitano di un singolo individuo per andare avanti). La concorrenza e la competizione ad ora sono lo strumento piu' efficiente per innovare e crescere. Non e' un caso che le grandi scoperte scientifiche si siano avute in periodi di grandi contrapposizioni (le due guerre mondiali e la guerra fredda). Dunque se le contrapposizioni sono solo a parole e commenti offensivi direi: "ben vengano". :)

    PS: scusa il commento troppo lungo, ma una volta che comincio a scrivere ho difficolta' a fermarmi.

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  5. Ho letto tutta la risposta di Stallman ed in effetti ha ragione quando dice di non conoscere gli scritti anarchici, anzi proprio non ha la minima idea di cosa sia l'anarchia.
    Questo lo evinco dal suo esempio strampalato riguardante la BP: dice che se non ci fosse lo stato (come gli anarchici auspicano) non ci si potrebbe opporre all'inquinamento di quella compagnia petrolifera che farebbe sparare sui manifestanti da un esercito privato (se invece a sparare son gli sbirri va tutto bene?), ma bisogna dire che - oltre all'abolizione dello stato - l'anarchismo mira all'eliminazione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e cioè della proprietà individuale dei mezzi di produzione (niente BP e suo fantomatico esercito privato).
    Stallman dovrebbe approfondire meglio quello che si trova anche in un pacchetto presente dalla notte dei tempi nei repository debian, soprattutto quando poi intende parlare a riguardo.

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  6. @idl3, volevi dire
    "Dunque se le contrapposizioni NON sono solo a parole e commenti offensivi direi: 'ben vengano'. :)" ?

    Nessun problema sulla lunghezza dei commenti, anzi da me vengono più apprezzati se sono lunghi ;)

    Comunque concordo con quel che dici, è questo che intendo quando dico discutere è sempre un bene

    @GM, grazie del link a launchpad, l'ho letto e non ne sapevo niente al riguardo, fortuna che non l'hanno tolto!

    Anch'io mi ero reso conto che Stallman non sapesse molto sull'anarchia, meno male che l'ha specificato prima! Purtroppo è un luogo comunque il pensare che nell'anarchia tutti fanno quello che gli pare alla boia, quando in realtà non è così.

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  7. Be', se vogliamo parlare di anarchia, allora BSD è più anarchico di GNU/Linux.
    Il problema però è sempre quello: senza delle regole, ci sarà sempre qualcuno che farà come cavolo gli pare a danno degli altri.
    La GPL fu sviluppata proprio per prevenire questo.

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  8. Infatti stiamo assistendo adesso alla faccenda oracle-java, correggimi se sbaglio, ma quel che sta succedendo è dovuto al fatto che non è tutelata in pieno dalla GPL.

    Come ho detto all'inizio del post, "Ho sempre sostenuto che il mondo del Free Software contiene almeno un po' di Anarchia". Non completamente, ma una base di principi anarchici ce le ha.

    BSD non lo conosco molto bene. So che è basato sul kernel linux ma non aderisce a GNU. Mi informerò :)

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  9. Anarchia non si significa assenza di regole, bensì che le regole vengono create da tutti quelli che poi dovranno tenerne conto (principio della riflessività, presente - anche se solo teoricamente - nelle democrazie).
    Quando qualcuno fa il suo comodo a danno di altri viene isolato e diventa oggetto della riprovazione del resto della comunità.

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  10. @anonimoconiglio:
    EEEEEHHHHHHHH???????????? BSD su kernel Linux???
    A parte questa bestialità, anarchia è una cosa, libertà un'altra. E se la seconda è ciò che tutti noi dovremmo ricercare, la prima è ciò che più ci allontana dalla nostra "umanità".
    Ma mi rendo conto che a 20 anni sia un concetto ancora lontano per i più.
    Saluti.

    PS: leggendo il tuo blog capisco che usi arch (bravo!) e non vedi di buon occhio ubuntu... forse proprio perché usi arch? ;-)

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  11. Come non detto, di BSD non so niente. Ora ho letto qualcosa, ma quando ho commentato non avevo voglia di informarmi in quel preciso istante. :)

    Ma mi rendo conto che a 20 anni sia un concetto ancora lontano per i più.

    Dovrei rendermi conto che forse mi conosci? da dove intuisci che io abbia all'incirca 20 anni?

    "anarchia è una cosa, libertà un'altra. E se la seconda è ciò che tutti noi dovremmo ricercare, la prima è ciò che più ci allontana dalla nostra 'umanità'."

    No sono d'accordo, credo che i due concetti siano abbastanza in simbiosi. L'anarchia è in un certo senso la morte della politica. Non più partiti e/o Stato. Se intendevi dire che - prendendo per vero Aristotele - l'uomo è un'animale politico e quindi, essendo l'anarchia la morte della politica, l'uomo diventa meno umano, posso cercare di capire. Però anche qui, non è detto che l'anarchia rappresenti la morte del mondo politico. Anche perché, l'anarchismo è esso stesso, allo stesso tempo, un sistema politico.


    "PS: leggendo il tuo blog capisco che usi arch (bravo!) e non vedi di buon occhio ubuntu... forse proprio perché usi arch? ;-)"

    non credo, anzi forse iniziai a usare Arch proprio perché non vedevo di buon occhio Ubuntu ;)

    Ma in realtà quel che critico è il modo in cui Canonical gestisce la sua distro, il modo in cui vuole influenzare l'ambiente Gnu/linux assieme al fatto che, sotto la scusa delle scelte pratiche e del user-friendly, si avvale per parlare di compromessi mentre si scorda di promuovere la filosofia del sofware libero.

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  12. @anonimoconiglio:
    Ciao. No, non ti conosco, ma 20 anni li ho avuti anch'io, (ormai una decina d'anni fa :-( ) e non ho dimenticato il modo di pensare deciso e assoluto, tipico di quell'età.

    Quello che penso è che quando nessuno governa, regola, disciplina, automaticamente entri in vigore la naturale "legge del più forte", che si allontano molto dal concetto condiviso di libertà. E, ovviamente, con questo non intendo che gli organi decisionali costituiti siano esenti dalla corruzione ma solo che tra vari mali è meglio scegliere quello meno peggiore.

    Questo parlando di cose serie. Parlando di distro, invece, penso che il problema di alcuni sia riuscire a conciliare il concetto di assoluta libertà con quello di pragmatismo. Delegare un figura a prendere delle decisioni non significa necessariamente rinunciare alla libertà. E di una figura che decide spesso c'è bisogno, altrimenti succedono i casini che hanno afflitto, per esempio, gentoo qualche anno fa, a causa della mancanza di qualcuno che desse una direzione allo sviluppo della distro.
    Resta il diritto di tornare indietro, quando le decisioni si rivelano sbagliate. E quello di sostituire i vertici, quando non si è soddisfatti di loro o dei loro sistemi. Ecco, credo che rinunciare a questi diritti sarebbe la vera mancanza di libertà.

    Volendo pensar proprio male si può sempre pensare che dietro al lavoro di Shuttleworth esista qualche proposito poco pulito (leggi "tornaconto personale a spese degli ingenui")... credo che se così fosse non avrebbe basato ubuntu proprio su debian, ma si sarebbe fatto una distro da zero, pur avvalendosi delle genialità delle altre distro. Nel caso mi sbagliassi e Shuttleworth iniziasse a comportarsi come la Microsoft, credo che gran parte degli utenti ubuntu semplicemente cambierebbe distro.

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  13. Anonimo,
    anche io ho una decina d'anni più dei venti, però non è usando la paternale sui giovani ingenui che puoi contrastare argomentazioni articolate.
    Anarchia non è legge della giungla, ma è consapevolezza di chi la vive che il progresso non si ottiene scannandosi a vicenda.
    Hai bisogno che ti dicano cosa fare per essere in grado di farlo? Spero di no.
    Il concetto è lo stesso: i bambini si fan dire cosa fare, gli uomini no.
    La delega in bianco che tu lodi è una cosa che difficilmente è revocabile (in pochi casi e solo in Svizzera ed alcune contee negli USA) e che dà totale discrezionalità nell'azione per minimo cinque anni.
    Io la delega in bianco non la darei neanche a mia madre, perché le scelte preferisco prenderle di persona e nessuno ha le mie stesse opinioni su ogni argomento.

    Hai profonde mancanze nelle basi di ciò di cui parli anche per quanto riguarda il discorso sulle distribuzioni: il pragmatismo è proprio quello della GPL, che impedisce che il codice possa essere ritirato, chiuso, mutilato.
    Se proprio un'impresa vuole investire nell'open sfruttando la comunità perché poi dovrebbe avere potere assoluto sul codice? Non sarebbe pragmatismo, solo servilismo o ingenuità totale.
    Il caso Oracle è la prova tangibile che gli ingenui che vivono sulle nuvole non sono i difensori del software liberò, bensì quelli che ripetono le parole d'ordine di altri in virtù di un'antipatia viscerale (probabilmente di stampo politico) nei confronti di tutto ciò che ricalca ideali socialisti ed anarchici.
    E` solo che è dura ammettere che le prese di posizione spocchiose tipo "voi siete giovani ed ingenui" si siano rivelate fallaci sia nelle argomentazioni, sia nella pratica (alla faccia del pragmatismo di cui molti si riempiono la bocca).

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  14. Ah poi ho riletto la BSD e non credo si possa dire che è "più anarchica" della GPL, ma solo più ingenua dato che non dà alcun mezzo per difendersi.
    L'anarchismo non è non violento e mistico, ma realistico e pragmatico: se ti attaccano devi avere i mezzi per difenderti, perché è giusto farlo.

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  15. @Anonimo
    Ecco, ora che ho più tempo posso risponderti.

    "Ciao. No, non ti conosco, ma 20 anni li ho avuti anch'io, (ormai una decina d'anni fa :-( ) e non ho dimenticato il modo di pensare deciso e assoluto, tipico di quell'età."

    Non saprei, conosco persone di 60 anni che hanno più grinta di me nel fare le cose. :)


    Quello che penso è che quando nessuno governa, regola, disciplina, automaticamente entri in vigore la naturale "legge del più forte", che si allontano molto dal concetto condiviso di libertà. E, ovviamente, con questo non intendo che gli organi decisionali costituiti siano esenti dalla corruzione ma solo che tra vari mali è meglio scegliere quello meno peggiore."

    Vedi sei partito con un presupposto abbastanza pessimista, tra i vari mali è meglio scegliere il bene, se il bene non c'è allora sono cazzi qualunque sia la scelta. Come hai ben detto anche gli organi decisionali costituiti possono cadere nella corruzione, allora la cosa fondamentale sarebbe aspirare a non avere corruzione. Se il sistema in cui si vive ha una base etica forte allora non ci sarebbe neanche bisogno di persone che decidano per gli altri.

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  16. @GM non sopporto attacchi gratuiti, provocazione né trolleggiamenti vari. Non ho fatto paternali, offeso, né dato dell'ingenuo a nessuno.
    Che mi manchino delle basi su quanto dico è una tua conclusione alla quale sei arrivato, probabilmente, facendo congetture errate su quanto ho detto. Se ritieni non sia così, ti invito a dimostrarlo invece di attaccare gratuitamente.
    Io ho parlato di Shuttleworth (=> Canonical) e tu mi parli di Orale??? Ma cosa ti dice il cervello???

    @anonimoconiglio
    >Non saprei, conosco persone di 60 anni che hanno più grinta di me nel fare le cose. :)
    Hehe, però c'ho beccato, dai! :)

    Per il resto, hai ragione, ho girato un po' per paesi e organizzazioni e son diventato pessimista! Diciamo che, guardando ai paesi che "funzionano meglio" del nostro esiste molta più disciplina a livello del singolo individuo, ergo, non c'è necessità di controllare chi già da se si comporta in modo civile (ben inteso che le eccezioni ci sono ovunque).
    Ma, ripeto, ritengo che un sistema anarchico in Italia non produrrebbe risultati molto diversi da quelli che produrrebbe, ad esempio, nel Mali.

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  17. @Anonimo
    Non so quanto possa essere utile commentare un post di un anno fa, ma provo comunque.
    Leggendo i tuoi commenti, ho avuto anch'io l'impressione, come GM, che tu non abbia molto approfondito i movimenti anarchici. Perché mi rendo conto che nelle tue affermazioni, trascuri molti concetti che in alcuni ambienti anarchici attuali sono molto sentiti, mentre invece dai peso ai concetti più diffusi dello stereotipo di anarchia.
    Magari avrai in passato frequentato qualche anarchico e qualche centro sociale e ti sarai fatto queste idee, ritenendo poi che fossero sufficienti... Non lo so per certo. Solo una supposizione...
    Nel caso comunque, ti interessasse fare qualche approfondimento, ti posso consigliare la lettura dei testi di Colin Ward (ad esempio: Anarchia come organizzazione), di Errico Malatesta o, sei vuoi arrivare ancora più indietro negli anni: Kropotkin, Bakunin ed infine Proudhon.

    @anonimoconiglio
    Era da tempo che anch'io continuavo a rimuginare sui legami fra free software e anarchia, trovandone molti. Mi sono sempre chiesto, infatti, perché nessuno vi facesse mai dei riferimenti espliciti, specialmente Stallman. Se si leggono alcuni dei suoi articoli su GNU.org, fra cui "Perché il software non dovrebbe avere padroni", oppure anche tutta la sua battaglia contro i DRM e ciò che vi è legato, verrebbe naturale pensare che RMS sia in qualche modo, un anarchico inconsapevole. Eppure, dal tuo articolo, scopro che nemmeno lui si ritiene un grande esperto dei movimenti libertari... Chissà se approfondisse, cosa potrebbe pensare... :)

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  18. Ciao Masque, scusa il ritardo della mia risposta.
    Queste cose che hai giustamente puntualizzato mi sono state segnalate anche in privato e infatti a distanza di un anno continuo a pensare che il software libero abbia una componente anarchica, ma per motivi leggermente diversi. Ad ogni modo ti ringrazio dei testi consigliati (un paio me li ero già segnati da chi me li aveva segnalato ;) ) Però a dire il vero non ho frequentato "anarchici". Ho imparato le prime basi del pensiero anarchico da un filosofo spagnolo di nome Fernando Savater. Il tipo è tutt'altro che anarchico, ma ha delle idee politiche curiose (nonostante in questo ultimo periodo sia diventato forse un po' conservatore.)

    Anch'io sono rimasto sorpreso dal fatto che Stallman non avesse idea in materia politica sull'anarchismo. Ma d'altronde lui ha sempre detto di non essere contro il capitalismo. Questa cosa la trovo strana, si direbbe infatti che sia un anarchico inconsapevole come hai puntualizzato.

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  19. @Santiago

    Ciao! Non scusarti, sapevo che in un post così vecchio il mio commento poteva cadere inosservato ;) Infatti, mi sono accorto solo ora della tua rispoata :)

    Io invece, non conoscevo Fernando Savater. Vedo solo ora, che ha scritto una montagna di libri! Personalmente, non frequento molto i gruppi anarchici. Mi capita talvolta di imbattermici in qualche manifestazione. Però li leggo molto. Oltre agli scrittori "noti", la rivista "A", che viene pubblicata anche online (www.arivista.org). Penso che sia un'ottima lettura.

    Vabbeh dai. Ho il tuo blog fra i feed, quindi ogni tanto ricapiterò fra i commenti :)

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.