lunedì 20 giugno 2011

Il Luogo è il Messaggio

McLuhan-comunicazione-luogo-messaggio-blog
Nel 1964 Marshall McLuhan – di cui abbiamo già parlato nel post su Apple e la sua magia – portò avanti una teoria rivoluzionaria, disse che nella società di massa “il medium è il messaggio” cambiando così il modo di vedere e analizzare televisione, radio e giornali.

Cosa significa “il medium è il messaggio”?

Interpretazione personale: Ancora oggi, l'atto di comunicare è retto - trova modo di rispecchiarsi – nella teoria della comunicazione linguistica di Roman Jacobson. La quale, in parole povere, si riasume  così: per comunicare c'è bisogno di un mittente che invii un messaggio ad un destinatario.

Lo stesso vale, in parte, per i mezzi di comunicazione di massa. Prendiamo per esempio la Tv e la Radio, troviamo la stessa catena:

Emittente → mezzo → messaggio

Emittente televisiva o radiofonica che utilizza un mezzo o un canale (onde, cavi, televisione), ed invia un messaggio.

Cosa succede però quando questi mezzi iniziano a modificare il comportamento della popolazione?
Fortunatamente sembra che i nazisti non siano arrivati a porsi questa domanda, usavano i primi prototipi di TV senza scopi complessi. Ovvero, facevano propaganda per generare consenso e basta.

Come risposta, McLuhan afferma che la radio e la televisione sono anestetiche. Nel vero senso della parola, ossia An-Estetico: perdita dei sensi o abolizione della sensibilità. Perché? Poiché semplicemente è un mezzo poco interattivo. Costringe allo spettatore a restare tale e basta, non è dialogico. Il che significa, in senso stretto, che chi guarda la tv si limita a guardarla e a non fare niente, anche perché non può interagirci. Inoltre la televisione, come diceva Pasolini, si antepone a priori in un gradino gerarchico al di sopra lo spettatore, e la comunicazione avviene dall'alto verso il basso.


Ecco che a questo punto, il messaggio, ossia il contenuto di quel che invia il mittente, perde importanza, e la vera notizia diventa la stessa televisione, lo schermo spara informazioni ma non c'è una reazione ben precisa.

Tiempos modernos

Il concetto di Web non è così moderno come sembra, Internet era già stato teorizzato anni prima dalla sua comparsa da scrittori come Jorge Luis Borges e Issac Assimov.

Asimov, come potete vedere in questo video, parla di cataloghi di pagine e macchine che possano essere utilizzate per consultare qualunque cosa vogliamo cercare, e cosi avere accesso ad una informazione fuori dal comune. Stesso concetto che Borges aveva anche scritto nella sua Biblioteca di Babele, ma al contrario di Assimov lo scrittore argentino andò più lontano. Nel racconto “El Aleph” Borges parla di un punto che è allo stesso tempo tutti i punti, un luogo eterno e dunque un posto in cui il tempo non passa e tutto ciò che è rimane, può essere consultato, rivisto, riletto.

In tutti e due manca un fattore, l'interattività. Fattore che, in fondo, segna il passaggio dal Web originario al Web 2.0.

Web 2.0 = interattività

A differenza della televisione, radio e giornali, internet permette ai suoi utenti di interagire, di fare cose tra di loro. Tutto ciò incrementa opinioni, pareri, diversità. E la diversità è sempre un bene, arricchisce le relazioni e i pensieri.

Abbiamo però constatato che internet non è libero (miti da sfatare: internet è libero?) e neppure del tutto democratico. Non è tutto rose e fiori, ma va detto che se lo si compara con la tv e la radio, il Web ci permette di metterci alla pari e non più un grandino sopra o sotto. Quello che sosteneva Pasolini riguardo ai mezzi di massa in questo caso non è valido, ma non tanto perché Pasolini si fosse sbagliato, se non altro perché Internet non è semplicemente un mezzo, Internet è anche un Luogo.

la domanda che mi sorge a questo punto è la seguente: che succede con la teoria di McLuhan? A mio parere la teoria resta valida. Basta adattarla ai giorni d'oggi :)

Il luogo è il messaggio

Innanzitutto, quando la quantità di “messaggi” è tanta, questi vengono duplicati, riprodotti, retwittati e inviati in tanti modi diversi che si arriva ad una overdose di informazione. Il messaggio viene eclissato, il significato assieme al contenuto perdono importanza, anzi: rilevanza. Questo meccanismo raggiunge la sua apoteosi nei Social Network.

I social network sono l'espressione massima di luoghi virtuali, ma essi comportano un fattore anestetico, pur essendo interattivi, pur dando più spazio alle opinioni e le differenze, non basta con twittare due o tre volte per fermare una guerra. Oltretutto, la teoria di McLuhan resta valida perché la quantità continua a superare la rilevanza del messaggio. Ovvero, se io pubblico una foto su facebook, e questa riceve dei commenti, sembra che non sia tanto importante cosa dicano i commenti, ma il fatto che abbia N numero di commenti.

Basta guardare l'esempio di alfabeta2, in cui al terzo paragrafo ci illustra questi meccanismi in modo molto chiaro: Dopo 13 mila commenti su un singolo post, il blog di Grillo diventa un luogo che trasmette un messaggio da solo “ho raccolto 13 mila commenti, sono più leader di te”.

(A tutto questo, aggiungiamo pure che c'è chi in questi giorni crede alla “rete” al “popolo della rete” e gli attribuisce poteri e potenziali benefici. Ci risiamo, tra poco vorranno ancora postulare Internet per il premio Nobel per la pace. Idea più perbenista e occidentale non poteva esistere. Come dicono i ragazzi di Bile: “la rivoluzione non si fa con un tweet, si fa impugnando un cazzo di AK-47. Sì, quello di Call of Duty”)

Ma cosa comporta dire che il luogo è diventato il messaggio? Che forse Internet può essere utilizzato come vengono utilizzati tv e giornali. Per darci uno spettacolo, per riaffermare il consenso del leader e tenerci incollati alla sedia. Vi do un indizio curioso, cercate su Google "Casaleggio Grillo" e poi ditemi se il potere della rete è così spontaneo.

Soluzioni? Non lo so. Sta a noi capire quando ci troviamo in un luogo di condivisione, aperto e stimolante, e quando invece è tutto il contrario. I blog non sono morti, Facebook non li ucciderà, perciò ridiamo peso e significato alle parole e a quel che scriviamo. Soffermiamoci sulla qualità dei contenuti, così da non finire tra l'overdose di informazione inutile che la rete trascina con sé.

15 commenti:

  1. Concordo Coniglio ma la tua analisi lucidissima andrà dove vuol essere ascoltata e letta perchè purtroppo il resto delle persone sono occupate a usare Fb o altro social network intendiamoci io uso sia FB che Twitter e mi sono utili anche per conoscere persone diverse da me, con interessi in comune con me cosa che mi capita più sul mio Twitter aperto a tutti che non con il mio blindato Fb. Per quanto riguarda i blog sono forse la più ampia fonte di cultura e scambio tra le persone di aiuto per moltiche leggono solo ma anche di aiuto a chi ne ha uno. Per me è stata la più bella esperienza (quella del blog) fatta negli ultimi 2 anni oltre al passaggio a Gnu-Linux.
    Per dare lustro al tuo post molto ben fatto lo condividerò sui social network :)
    Chi lo leggerà? hmmm con stima Gianluigi

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  2. Grazie intanto per il commento e per l'apprezzamento :)

    Il discorso dei social network è molto più delicato e non gli ho dato lo spazio necessario, anche perché non volevo fare il post lunghissimo e quindi preferivo discuterne nei commenti, se mai usciva fuori :)
    Quel di cui sono sicuro è che Facebook non ucciderà i blog, Fb e Twitter come tanti altri sono delle vetrine per i blog. Certo, è verissimo che tu adesso potresti linkare questo post su facebook e ricevere un commento là, e discuterne con i tuoi conoscenti, su quella piattaforma che, essendo blindata, a meno che io non abbia la tua amicizia non ne verrei a sapere nulla. E questo, in un certo senso, non è benefico per i blog. Perché i commenti aggiungono contenuto e fb a volte toglie i commenti. Ma credo che i commenti che toglie facebook, spesso, sono di basso contenuto. Diciamo che a volte serve da filtro per certi commenti, a volte no.

    Twitter è diverso, si usa sopratutto per segnalare e non toglie spazio alla discussione. Hai detto poi una cosa interessante, Twitter è molto più stimolante di facebook. Infatti su facebook uno ha i propri conoscenti, su twitter uno può seguire sconosciuti in base agli interessi in comune, e così scoprire nuove cose.

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  3. Cippaciong20/06/11, 20:35

    Le tue analisi sono sempre ottime.
    Analizzi elementi che inevitabilmente usiamo tutti i giorni (anche se io sono un anti-social dato che non ho nè fb nè twitter) e sui quali non ci soffermiamo mai a pensare. Li prendiamo come un dato di fatto.

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  4. Bel post coniglio!

    Molti mi guardano di traverso quando affermo che non ho la tv (oramai da 5 o 6 anni) e che non ho un account fb.
    Twitter lo trovo ottimo per raccogliere notizie dal mondo e dai "mondi" che mi interessano. Il blog (che tra qualche ora compie tre anni :) ), soddisfa la mia voglia di scrivere e condividere.

    Credo che tanta, troppa parte della rete sia oramai come il mondo (occidentale) reale: votata al consumo; per fortuna basta guardare un po' più in là per cogliere quel qualche cosa in più che ha da offrire.

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  5. To guarda santiago alla fine io, tu e anche il caro Idl3 arriviamo sempre alla stessa conclusione, ovvero "Tutto dipende da come, chi, perché e quando si usa" Internet è sia un mezzo che entità. Mezzo perché può essere usato, entità perché può rappresentare una determinata cosa (non uso il termine identità perché in sociologia termini del genere è meglio non usarli perché troppo generalizzabili e plagiabili) e o una determinata fascia di persone.

    Altra cosa importa da sottolineare per chi non lo sapesse (cosa nota ai potenti ma spesso ignorata)è che non esiste una singola e oggettiva realtà ma esistono LE realtà, dipende tutto dai punti di vista e da come si guarda una cosa, internet se la si osserva da un lato è una grande cosa ma se la si guarda da un altro può diventare il male assoluto. Quindi dipende sempre da chi, come e perché.

    Ultima cosa che vorrei dirti, non so se lo sapete ma oggi si è arrivato alla conclusione che emittente e messaggio alla fine possono fondersi e non solo è il possibile ricevente che influenza il messaggio e quindi anche il mittente e lo stesso a sua volta può influenzare la risposta del ricevente.

    Quindi la piccola teoria di Roman Jacobson è resa obsoleta dalla "scoperta" che la comunicazione non è un processo lineare e manco circolare, ma è un processo di continua ed eterna manipolazione della porla e della semantica delle cose (to guarda in socio-linguistica si usa il termine di indeterminatezza semantica per questo). Quindi oltre ai tre stadi emittente/messaggio>ricevente va inserito anche il contesto socio-storico-culturale, oltre ad altre N mila variabili extra-linguistiche.

    Ma vabbè mi fermo qui altrimenti finisco per scrivere un saggio :D

    PS: Posso consigliare un interessantissimo libro (non può essere definito un saggio anche se gli somiglia, più che altro è un flusso di riflessioni organizzate e collegate) chiamato "La manomissione delle parole" si trova in libreria facilmente perché è fresco di ristampa e costa meno di 20 euri! Un testo da leggere tutto d'un fiato leggero e affascinante.

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  6. Complimenti, molto interessante e sicuramente condivisibile.

    Resta ora da definire il ruolo della "persona", non la "persona" che fa informazione ma la "persona" che "la riceve"! Il fattore anestetico è del tutto temporaneo, ritarda la rielaborazione senza per questo pregiudicarne l'efficacia. L'analisi critica personale dell' informazione, qualsiasi sia la fonte che la trasmette, è e sarà sempre l'ultimo inespugnabile baluardo della propria libertà. A presto!

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  7. Grazie a tutti dei commenti :)

    Picchio, hai detto una cosa importantissima:
    "internet se la si osserva da un lato è una grande cosa ma se la si guarda da un altro può diventare il male assoluto. Quindi dipende sempre da chi, come e perché."

    infatti io credo che internet non faccia altro che ridurre la distanza fisica, fa da luogo virtuale per proiettare il nostro essere reale in un posto senza tempo e senza distanzia spaziale. Ma la distanza culturale resta e come, e non parlo soltanto delle differenze linguistiche ma anche delle differenze ideologiche. Il che significa che dibattiti ci sono, e anche caldi, fino alle aggressioni, verbali e non. Ecco perché dire che è un "mezzo" di pace, mi sembra una boiata assurda. Come al solito, dipende da chi, come e perché. Anche perché questa è una visione un po' occidentale e come dice Zaku nel commento 4 molta parte della rete rispecchia questa parte del continente.

    Non ne sapevo nulla invece della teoria superata di Jacobson, e ti ringrazio anche per il consiglio del libro! lo leggerò senz'altro :)

    Oberon, io credo che ultimamente, i blog sono un esempio, le persone diventano sia generatori di informazione, sia ricettori della stessa. Ecco perché forse è meglio concentrarsi nel cercare di generare informazione di qualità, altrimenti si finisce nel flusso di info, per quello c'è facebook, che fortunatamente ha portato i bimbiminikia con sé XD

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  8. Internet è un mezzo, uno strumento in mano agli uomini. Gli uomini sappiamo come sono fatti, cambiano molto molto lentamente e non sempre in meglio. Vanno sulla luna o producono l'iphone, ma rimangono animali disequilibrati e autodistruttivi.
    Quindi ciò che una volta si faceva in un luogo vero ora si fa qui, cambiano i modi, i mezzi, non la sostanza. In realtà un po' cambia anche quella, perché ora la massa ha voce e, mi spiace dirlo, non è un bene.
    Tu dici:
    "A differenza della televisione, radio e giornali, internet permette ai suoi utenti di interagire, di fare cose tra di loro. Tutto ciò incrementa opinioni, pareri, diversità. E la diversità è sempre un bene, arricchisce le relazioni e i pensieri."
    Utopia... Il web 2.0 ha impestato il mondo di rumore, ha abbassato il livello generale, ha creato una confusione impossibile. Al pari di tutti i campi oggi.
    Prendi i CD, per esempio. Una volta era un onore e un merito fare un disco. Andavi in un negozio di dischi e potevi comprare tranquillo, pagando ma apprezzando, acquisivi un bene di valore che durava.
    Oggi i dischi li fanno gli studenti da mettere in curriculum... La musica si pirata, si consuma, si ascolta cagando. Io mi trovo a buttare via dischi, materiale orrendo che occupa solo spazio e inquina. Assurdo...

    La democrazia è molto limitata, è un organismo fragile, l'unica cosa che la tiene viva sono le persone, la cultura (no, non quella dei libri, o meglio, non solo quella). Il web non è democrazia, è un mare magnum che permette di dire qualcosa di interessante a quell'1% che comunque lo avrebbe detto e di far credere al 99% rimanente di essere qualcuno e di essere libero, protetto da uno schermo e che si permette di discutere alla pari di cose che non conosce. In realtà è libero di essere stupido, ma questo lo era anche se faceva i segnali di fumo. Era solo più responsabilizzato della sua stupidità.

    -un bestemmiatore incallito-

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  9. A tutti, vi segnalo un vecchio post di Giovanna Cosenza in cui si affrontano tematiche simili: L'ossessione del link
    interessante le considerazioni che parlano della dicotomia tra quantità e qualità.

    @Anonimo
    Concordo in gran parte col tuo commento, anch'io penso che il web non sia democrazia, e sì, so bene che pretendere che internet sia solo un luogo di interazione per arricchire i pensieri e le relazioni è una utopia. Però proprio appunto concludo dicendo che sta a noi, capire quando un luogo virtuale è interessante, condivisibile o se è tutto il contrario. L'unico modo per combattere questo mare magnum che porta con sé la rete, parte da ognuno di noi. E sì, si sa già che il mare magnum purtroppo non potremo fermarlo.. possiamo costruirci dei piccoli oasi virtuali tipo i blog :D

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  10. Thought I would comment and say neat theme, did you make it for yourself? It's really awesome!

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  11. Concordo sul passaggio da medium a luogo (quello che Jackobson chiamava "contesto di riferimento") e mi spingerei anche oltre: verso il *non-luogo*. Un luogo, all disneyland, di transizione senza tradizione. Nel caso del web 2.0 un luogo "cloud", apparentemente di tutti e di nessuno. Il pericolo dei non-luoghi è quello di essere percepiti come "neutrali" ma in realtà nasconodo degli accentramenti di potere assai maggiori dei luoghi.
    Isomma, parafrasando Fantozzi, non cadiamo nell'errore di credere che "ci facevano lavorare perchè erano buoni".

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  12. Ho letto con interesse la tua analisi e la condivido. Avrei solo una cosa da annotare: da quello che ho capito tu parli di internet come un tutt'uno, un unico mezzo (o luogo) caratterizzato dalla facilità di creazione e condivisione di contenuti, che possono essere facilmente commentati dal fruitore, senza però tener conto di come la comunicazione venga effettivamente svolta. Detto così è confuso, mi spiego meglio: chi vuole comunicare qualcosa via internet in genere lo fa tramite un articolo scritto oppure tramite un video su YouTube. Il video è forse uno strumento con più possibilità rispetto al testo scritto, ma spesso viene usato per dire le stesse cose che direbbe un articolo, semplicemente invece di essere scritte vengono lette da una voce mentre immagini più o meno "a tema" scorrono sullo schermo. Ora, entrambi i mezzi hanno in comune la possibilità di essere condivisi e commentati facilmente, ma tra loro sono diversissimi. Infatti in un testo scritto i tempi di fruizione sono decisi dal lettore stesso, che può leggere con più calma e poi rileggere un passo particolarmente difficile (o magari peggio argomentato) o decidere di soffermarsi a riflettere su un passaggio per decidere se essere o meno daccordo. Un video invece impone esso stesso i tempi di fruizione e così può più facilmente saltare passaggi logici senza che il fruitore se ne accorga e far sembrare forti argomenti in realtà deboli. Inoltre può attuare una serie di comunicazioni non verbali che risultano estremamente efficaci (e non credo serva che io ti dica di più a riguardo) e può mostrare immagini che, proprio perché sembrano più "vere" sono più facilmente falsificabili (un conto è scriverti che gli asini volano, un conto farti vedere un video in cui un asino vola, anche se in realtà è un montaggio ben fatto). In conclusione, quindi, non credi che, così come nei media "analogici" e cioè giornali e tv, in realtà i "mezzi" della comunicazione siano ancora la parola scritta e il video, che internet ha modificato, ma non troppo?

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  13. @Notturno
    ciao notturno, interessantissimo quello che spieghi. Sono d'accordo in parte.
    Penso che per quanto riguardi il tempo di fruizione hai ragione, ma bisogna considerare che con youtube io posso fermare il video e rimandarlo indietro. Cosa che ai tempi di McLuhan non si poteva fare. Però è verissimo che nessuno può commentare un video citando i passaggi divisi e puntualizzando le affermazioni. O meglio: ci vuole una voglia e una perdita di tempo inutile per trascrivere quello che viene detto.
    Ad ogni modo resto scettico per quanto riguarda i tempi di fruizione in internet, ma concordo in pieno, invece, sul fatto che le immagini e sopratutto la comunicazione non verbale siano efficienti.

    Quindi per rispondere alla tua domanda. Sì, può darsi. Basta guardare la neo trasmissione di Santoro, "Servizio Pubblico", un bellissimo esempio di come si potrebbe trasmettere il media analogico in un contenitore digitale senza dover cambiare il mezzo, e quindi la tecnica di comunicazione.

    È per questo motivo che spero tanto che progetti come Servizio Pubblico non prendano piede in internet così come sono ora, o anzi, cambino in meglio. Perché c'è un modo meno televisivo di comunicare attraverso la rete. Dove potrebbero prevalere di più gli argomenti e la logica del dialogo.

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  14. domando scusa, alla fine del secondo paragrafo volevo dire "senza dover cambiare il modo" e non il "mezzo". Modo in quanto tecnica di comunicazione. Cioè Santoro usa il digitale come se fosse una TV e ci riesce. Cosa parecchio preoccupante.

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.