giovedì 18 agosto 2011

Il "Capitalismo 2.0", Un Buco nel Modello Open?

Piccola, ma importante premessa: Il seguente è un articolo molto nerd, lungo e insomma, vi consiglio di starvene alla larga, parla di economia cercando di non andare sul tecnico, parla di etica cercando di non tediare, e non è detto che ci riesca. Grazie.

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Il capitalismo è un sistema che si evolve col passo degli anni, si è addirittura arricchito dalle critiche che fece Marx a suo tempo e, come sostiene Eduardo Galeano, «supererà le catastrofi che scatena, e vivrà più di sette vite». Ecco perché sono convinto che il futuro "capitalismo 2.0" - applicato alla tecnologia, internet, ecc - sfrutterà (lo fa già) le idee alla base dell'open source e del FLOSS.

Ma ciononostante, non credo che questo possa cambiare la società o farla diventare "migliore", perché il principio base sarà sempre lo stesso: il guadagno di capitale avviene a spese dell'altro, con la conseguenza che se uno è molto ricco, l'altro è molto povero, creando così il solito divario di ricchezza. Classe agiata e classe povera. Padrone e Operaio.

Marx dell'informatica?

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Quando dico che Stallman è il Marx dell'informatica(commento n14°) so bene che esagero, ma in fondo penso di non avere tutti i torti. Questo tizio di barba e capelli lunghi, che va in giro scalzo e promuove la diffusione della conoscenza non è un talebano, come molti vogliono far credere (Abbiamo già dimostrato come i talebani non procedano per argomenti logici).

Stallman sostiene verità scomode ai più, soprattuto alle aziende che vogliono lucrare ed ottenere il controllo su qualcosa di anarchico come la filosofia del Software Libero. Tante volte ha ribadito che il discorso della diffusione della conoscenza non è tecnico, ma bensì politico ed etico.

Tuttavia, nel suo sistema c'è una falla, o forse lui non aveva previsto che un giorno qualcuno avrebbe raggirato, o meglio, trovato il modo di sfruttare la manodopera open per lucrarci sopra. Gli esempi verranno fatti alla fine, prima voglio illustrarvi perché, secondo me, c'è una falla nel Modello Open.

La dinamica del modello open

È molto semplice: Io, azienda, ti offro un prodotto (software) con una licenza "aperta", di modo che tu possa giocarci sopra, modificarlo, migliorarlo per il bene di tutti, in questo modo potrò offrire un prodotto migliore più di quanto i miei sviluppatori possano fare insieme a porte chiuse. E fin qui ci siamo.

Io, tuttavia, devo campare, mica investo i soldi aggratis, ed ecco come lo farò: Non venderò il prodotto che produco, te lo renderò libero, quindi non guadagnerò "con" il prodotto ma "sul" prodotto. Che è ben diverso. Il "Modello di business Open" prevede che l'azienda possa pagare per costruire un prodotto aperto e guadagnare soldi dal servizio che questo prodotto procura.

Sorge un problema. Tu, caro Operaio Open, riesci a modificare il prodotto perché nel renderlo aperto ho applicato una licenza che te lo permette. Ma la stessa licenza ha un bega collaterale che mi sta scomoda, prevede che tu possa prendere il prodotto e forkarlo, e questo mi renderebbe le cose difficili e poco produttive, quindi mi vedo costretto a dirti che per ora non puoi forkare, farò di tutto perché ciò non accada. (esempio di Google con Android)

Questo cosa significa? Che le aziende aprono il progetto finché gli sta comodo. Chiariamo il punto cardine di tutto il discorso: Non c'è scritto da nessuna parte che l'open non si possa vendere, ma l'operaio open - colui che collabora, traduce, fa il beta tester in modo gratuito - dovrebbe pretendere che il prodotto sia libero.

Capisco ma non giustifico

Funziona questo "modello di business"? Evidentemente sì, alla grande, sarà il futuro e, come vedremo più avanti, Google ne è la prova. Inoltre, mettendoci nei panni delle aziende, trovo che il loro comportamento non sia giustificabile, ma riesco a comprenderlo: una azienda non può vendere in un ambiente in cui da un giorno all'altro chiunque può fare un fork e farne un prodotto migliore basandosi sul tuo, è qualcosa che per l'azienda rappresenta anarchia - è la stessa GPL che per difendere la tua libertà introduce questa componente anarchica e meravigliosa -, ma per fare soldi alla maniera capitalista l'azienda ha bisogno di controllo, e tutto ciò è in contrasto con la logica del fork.

Ora, mi sorge una domanda: o Stallman non ha previsto che le aziende avrebbero trovato scomoda la possibilità che chiunque potesse creare un fork, rendendo il loro lavoro faticoso e poco redditizio, oppure Stallman si è reso conto, ma ha continuato a dire che si possono fare soldi con il software libero, senza tenere conto del bisogno di controllo che richiede una azienda, proprio perché la sua filosofia è di dare potere e controllo a noi, consumatori del prodotto e alla comunità degli sviluppatori.

Io propendo per la seconda, ed è per questo che ritengo il barbuto un genio. Ma i nuovi padroni si ressero conto, intelligenti anche loro, e prima cambiarono il nome, da Free passarono a chiamarlo Open, e poi introdussero le loro modifiche.

Arriviamo agli esempi, Padrone Virtuale e Operaio Open

Applichiamo questo discorso a Google, con il suo prodotto "Android", e a Canonical, con il "suo" prodotto "Ubuntu". Cito queste aziende - i padroni virtuali - perché ritengo che siano delle società che hanno trovato il modo di spacciarti un prodotto sostenendo che fosse aperto, quando in realtà è chiuso.

Canonical paga degli sviluppatori perché questi facciano dei prodotti "open", che poi loro includono nella distro. Come Ubuntu One. Ah, peccato che UbuntuOne di lato server sia chiuso, e quindi il discorso è lo stesso che si può fare con Android. Cosa te ne fai del kernel se il resto è proprietario? cosa te ne fai del client di UbuntuOne se il lato server è closed?

Complessivamente, se guardato nel suo insieme, sia Ubuntuone, sia Android sono software proprietario. Ancora: Questo cosa comporta? Che le aziende aprono il progetto finché gli sta comodo.

Loro, a dirla tutta, non vendono Android così come non vendono Ubuntu one. Al contrario, lo regalano, perché come già detto, è sulla piattaforma - e non "con" la piattaforma - dove trovano il modo di camparci sopra. In questi casi "open" non combacia con il "free".

Dunque rendono il progetto "aperto" finché basta perché chiunque possa collaborare e in questo modo poter sfruttare la manodopera di Operai Open, forza lavoro gratis, da cui loro - i padroni - ne trarranno vantaggi. E hanno il coraggio di lodare queste manovre.

Ma cosa resta all'operaio Open? Gli resta un prodotto semi-chiuso con cui potrà accedere allo "store" e riuscire a comprare una nuova versione di un qualche dildo targato Google mentre, con un minimo di contentezza, esclama: "oh, non sto usando Apple, in culo a Steve Jobs".


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PS: ci tengo a chiarire che tutto ciò non significa che non userò mai android, che odio Canonical e che sono un fanboy di Stallman. Si tratta soltanto di fare una distinzione e capire certe dinamiche che spesso vengono confuse o non trattate affatto. Ringrazio Valentino Santori, Nedanfor e Andrea R. per le critiche, consigli e pareri su questo post. Nonostante mi fosse consultato e confrontato in merito, non sono riuscito a trovare un'imperfezione di fondo, che sicuramente c'è perché ancora qualcosa non mi quadra, ma l'ho pubblicato lo stesso perché ritengo abbia un paio di riflessioni interessanti. Ora basta, me ne vado in vacanze nel boschetto della mia fantasia. Saluti.

21 commenti:

  1. Veramente molto interessante, dall'operaio massa all'operaio open. E mi piace la tua volontà di leggere il fenomeno da un punto di vista politicamente ben orientato. Pur non essendo un informatico, passerò a trovarti spesso. Ciao!
    (Humani Instrumenta Victus/bomba sessuale)

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  2. @Humani Instrumenta Victus
    Grazie Bomba! :D
    io invece seguo sempre i tuoi sfottomontaggi che sono concettualmente fantastici. ;)

    Comunque, sia chiaro che tutto questo discorso sull'operaio open è legato al capitalismo nell'abito del software. Non credo che vada oltre, anche se le idee della diffusione della conoscenza vanno ovunque, come i copyleft nei libri.

    Inoltre ci tenevo a chiarire che ho affrontato solo uno dei "modelli open" quello più usato, perché esistono delle varianti, come ad esempio: ti pago, tu mi produci qualcosa di open, io lo vendo. Ma in quel caso l'operaio open viene pagato e quindi è diverso.

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  3. Il punto di vista del "tu non puoi forkare" è molto interessante. Credo però che le possibilità di trarre profitto da questi strumenti per le aziende che li producono siano innumerevoli e non riguardano solamente il fatto che loro su quel prodotto abbiano l'esclusiva. Ai nostri tempi, quelli di internet, il vero vantaggio per un azienda è rappresentato dal numero di contatti.

    Android, forkato o no, è fottutamente e esageratamente google-oriented. Google ci guadagnerebbe cmq, anche se android non fosse suo, uno smartphone android attivato vuol dire un nuovo utente google, gmail, reader, documenti, youtube e quant'altro! Per eliminare la dipendenza google-android il fork dovrebbe essere "estremo", tanto estremo che potrebbe far decadere la definizione di fork.

    Bel post cmq, :)

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  4. Bell'articolo, continua con queste analisi sul presente e futuro del mondo open che sono molto appassionanti ;).
    Qualche volta mi sono confrontato anche io con persone che dicevano chiaramente di considerare l'open source una cosa fantastica, ma solo fino a che poteva essere utile al tuo business...la parte etica non interessa per niente e anzi chi la considera è un fanboy.
    Bisogna tenere conto che effettivamente molti progetti opensource nati negli ultimi anni sono stati sfornati da grosse aziende e startup molto famose. Questi progetti però rappresentano una piccola parte del software creato da queste aziende, che quando si tratta di software "core" si guardano bene dal renderlo pubblico.
    Questo fenomeno è un bene o un male? Non lo so...sono propenso a credere che sia comunque un bene, ma che sia solo un inizio e che bisogna sperare che le cose cambino.

    Piccola cosa riguardo Android (che forse andava commentata nell'altro post) non è vero che la parte open di android riguarda il solo kernel; sarà verissimo che è una delle piattaforme open meno aperta, ma tecnicamente dai sorgenti puoi tranquillamente ricavarne un'immagine di sistema completo e funzionante, mancante solo di tutti quei componenti che si collegano ai servizi Google.
    I semplici sorgenti quindi rappresentano Android completo e in più non sono assoslutamente Google-centrici (la loro gestione si e bisognerebbe discutere anche di questo). Tutti i programmi Google proprietari li puoi aggiungere in un momento successivo se lo desideri (se qualcuno si ricorda una volta le ROM custom distribuivano tutto assieme e questo è stata la causa della lettera di C&D di Google diretta a Cyanogen).

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  5. Scusate, per le capre come me in fatto di licenze, qualcuno mi spiega (brevemente) perchè non è possibile forkare android?
    Fino alla versione 2 non era sotto licenza gpl apache?

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  6. Mi permetto di rispondere a un paio di dubbi di @monossido (#4) e @Strae (#5)

    In ordine: credo anch'io che siano un bene, ma che lo siano a metà. Certo, è bello avere tanti prodotti commerciali sotto licenze libere, ma se non lo sono per motivi etico-filosofici ma per semplici motivi economico-pratici allora assistiamo anche ad uno snaturamento della filosofia: la gente non saprà nulla dell'etica, ma tutto della pratica e della convenienza. Prendi ad esempio tutte le PA che passano al software libero "perché costa meno": raramente ho sentito parlare del valore etico che riveste il software libero (la libertà dei cittadini di copiarlo e di usarlo a casa, la trasparenza che impone sulle PA, il valore aggiunto della sicurezza*, la possibilità che hanno i cittadini di migliorare il software che usano le loro PA, etc.), se non nelle scuole (vedi l'Istituto Majorana).

    Quanto ad Android, il ramo 3.X non include alcun sorgente eccetto quelli GPL/LGPL, ossia principalmente il kernel Linux e piccole parti di sistema. Per il ramo 2.X hai pienamente ragione, è possibile fare fork sebbene mi sento di quotare @Oberon (#3): un fork di Android senza tutto il codice proprietario (ovviamente in riferimento al ramo 2.X) sarebbe veramente estremo, tanto da finire per diventare ben più di un semplice fork.

    Passiamo a @Strae: fino alla versione 2.X buona parte dell'userland era sotto licenza Apache (che non è una licenza GNU, ma bensì di Apache Foundation). Questa licenza ha la particolarità di essere molto permissiva: puoi farne derivare codice proprietario purché tu dia l'attribuzione del merito agli autori originali. Google ha chiuso il source di Android nel ramo 3.X, stando a quanto ha dichiarato, proprio per evitare i fork. Con buona pace di tutta la comunità che lavorava nel progetto. Fork di Android 2.X sono ancora possibili, ma se questa politica di Google non cambierà, temo che ci saranno problemi di compatibilità col nuovo market e le nuovi applicazioni. In sostanza, non so quanto senso avrebbe parlare ancora di Android.

    *Mi riferisco alla regola d'oro 'Tanti occhi > Pochi occhi' di Linus Torvalds, naturalmente.

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  7. Devo dirti che leggendo l'articolo non mi è sembrato per nulla lungo o pesante, al contrario l'ho trovato scorrevole molto più di altri.
    Bravo!

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  8. Vedo che Nedanfor ha risposto meglio di come avrei potuto fare io, anche perché comunque sia quando si parla di Android chiuso si sta parlando dell'ultima versione, non del 2.0

    Credo che comunque i problemi di questo tipo sorgono quando dissociano l'open dal libero. Un esempio di azienda che fa soldi e allo stesso tempo assimila i valori del FLOSS è RedHat. Ma come vedere, RedHat ha una versione enterprice della sua distro e una comunity (Fedora).

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  9. ciao, leggo da un po' di tempo questo blog e mi interessa sopratutto per il tentativo di analisi non solo informatica. ho poco tempo (la bambina tra un po' si risveglia..) ma cerco di esprimere la mia opinione...da un po' di tempo penso e vado in giro a dire che in sé, il mondo free software rappresenta il primo esempio di comunismo realizzato dai tempi della comune di parigi (da ciascuno secondo le sue possibilità a ciascuno secondo i suoi bisogni...). naturalmente in un mondo in cui il capitale ancora domina c'è da guardarsi bene le spalle e infatti, come giustamente sottolineate, quello sta già operando per approfittare dell'opportunità e temo che ci riuscirà completamente. il problema, e qui torno a marx, è che il fenomeno tecnologico in sé non basta, ci sarebbe bisogno di una coscienza sviluppata, da parte di quello che chiamate operaio-open, per resistere e contrattaccare. secondo me stallman sbaglia a incentrare il tutto su di un piano unicamente etico, qui si tratta di lotta politica!..

    ciao, Andrea

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  10. @Anonimo
    Ciao Andrea ti ringrazio per il commento.

    "...secondo me stallman sbaglia a incentrare il tutto su di un piano unicamente etico, qui si tratta di lotta politica!.."

    Il ragionamento fila liscio e il discorso si fa più interessante, ma devi considerare che Stallman non è un comunista, o per lo meno sostiene di non esserlo. Anche se, come dici, i valori del Free Software sono molto vicini al pensiero Marxista, non dico comunista ma sì socialista.

    A dirla tutta io credo che la filosofia del free software rispecchi una ideologia anarco-socialista.

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  11. Davvero un bel post, complimenti santiago :D

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  12. NOTIZIA FRESCA su Android, Google e il conflitto con la GPL

    Android non è Open Source, la violazione delle licenze linux potrebbero fermare la distribuzione

    Ecco la fonte in inglese: Most Android vendors lost linux license, now stealing software

    In somma sintesi, se non rilasciano i sorgenti sono nella merda (com'è giusto che sia, aggiungerei)

    @Picchiopc
    Grazie! :)

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  13. ciao, solo brevemente per dire che, naturalmente, non è un problema di definizione, o peggio ancora, di "appropriazione" politica. Il cuore della faccenda mi sembra comunque che c'è un modo di produzione potenzialmente rivoluzionario (!) (per inciso: il modo che marx aveva previsto abbastanza chiaramente nei grundrisse...) che sta rischiando di rifinire sotto le grinfie delle imprese (da ubuntu e android ma forse il discorso vale anche per altre distro...per non parla di fedora che libero lavoro altrui sfruttato da red hat...) e bisognerebbe proteggerlo e che fondarsi sull'etica infischiandosene di altri aspetti mi sembra alla lunga perdente.

    Ciao,

    Andrea

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  14. Hey grazie del grazie

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  15. Mah, tutto bello bellissimo ma allora come minchia dovrebbero vivere le software house? Le chiudiamo tutte?

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  16. @Anonimo
    non lo so, per fortuna non studio né economia né gestione aziendale :D

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  17. @coniglio: praticamente parliamo di fuffa quindi, indicare un determinato comportamento come problematico senza proporre o preoccuparsi dell'esistenza di una possibile soluzione è giusto chiacchiera da bar, atteggiamento tipicamente italiano peraltro.

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  18. @Anonimo
    caro Anonimo, non sono italiano, primo. Secondo, da nessuna parte c'è scritto che la critica debba essere costruttiva. Terzo, che si parla di fuffa lo dice lei. Quarto, se rispondo di merda è perché la domanda che mi è stata fatta è una merda. Ripassi.

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  19. zio bastardo31/08/11, 17:31

    Ho postato da anonimo perchè non avevo balle di stare li a loggarmi, comunque:
    1) non sei italiano, ma ne hai preso i vizi peggiori.
    2) se la critica non è costruttiva non è una critica, è una chiacchiera da bar, punto
    3) vedi sopra
    4) la domanda non è affatto una merda, tranne nelle menti bacate di un gruppuscolo di pseudo nerd che pretenderebbero che l'industria del software, che genera capitali e fa lavorare tantissime persone, si piegasse alle logiche anarchiche dei suddetti nerd, i quali fra tutti utilizzano si e no il 2% dei sistemi desktop del pianeta.

    P.S. Interessante come questo tipo di post sia tipico del mondo studentesco, chi lavora, magari proprio col software, ha opinioni decisamente diverse.

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  20. @zio bastardo

    "P.S. Interessante come questo tipo di post sia tipico del mondo studentesco, chi lavora, magari proprio col software, ha opinioni decisamente diverse."

    Bravo, allora invece di lagnarti potevi linkarle, queste opinioni diverse, così potevamo stabilire una discussione costruttiva.

    Ci manca ora che un anonimo venga a dirmi che faccio chiacchiere da bar senza apportare niente di "costruttivo" alla discussione, praticamente mi accusi di quel che stai facendo.

    Sono un cultore del pòlemos, ovvero: l'esercizio della critica in ogni sua variante, sia questa demolitrice, satirica, sarcastica, costruttiva e non. Da nessuna parte c'è scritto che la critica debba essere sempre costruttiva. Ma se tu vuoi metterci un punto sopra, contento te.

    Ciao Zio.

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  21. zio bastardo31/08/11, 19:12

    @Santiago
    A me sembrava che la mia domanda fosse molto costruttiva, ma tant'è.
    Riguardo alla mia osservazione sulle "opinioni" era del tutto generica e dovuta a diversi anni di letture sui vari blog italiani e non, se vuoi un link te ne posto un paio e no, non sono direttamente legati all'argomento del tuo post ma secondo me rendono bene l'idea che ha chi con l'open source ci vive.
    http://www.keinpfusch.net/2011/05/la-preziosa-comunita-linux.html
    http://inminoranza.blogspot.com/2011/07/quello-che-i-linuxari-non-hanno-capito.html

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.