lunedì 30 gennaio 2012

Il Mercato colpisce ancora

Ora il futuro è il mobile. I tablet. Avete mai cercato di lavorare con un tablet? te che sei in ufficio ti immagini con un tablet in mano a fare le tue relazioni? O tu che devi programmare, ti ci vedo sorridente usando la tastiera touchpad, sì. Andiamo. I tablet sono fatti per essere usati a caso, per passare il tempo. O almeno, stando alle ultime ricerche negli Stati Uniti, il 35% degli utenti ammette di usarlo in bagno.

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Più di uno si sarà posto la la domanda sul perché i netbook persero terreno di fronte ai tablet. Perché un aggeggio leggero, a basso costo di produzione e con il potenziale migliorato che poteva dargli una distro gnu/linux ha perso, sul mercato, contro i tablet e i mobile (che costano di più, sono per lo più blindati e più limitati). Il carissimo Jumpinshark non solo si è posto la domanda ma si è dato anche una risposta.

Come potrete leggere nel suo post - oltre a scoprire il meraviglioso aggeggio Raspberry -, il fattore fondamentale in questa battaglia è proprio il terreno di gioco. Il mercato. La domanda che mi pongo è: si può pretendere che una tecnologia poco costosa, accessibile a gran parte della popolazione mondiale e diffusa con software libero possa vincere nel mercato, proprio il terreno che appartiene alla concorrenza?


Competizione e diffusione di conoscenza

La parola competitività designa un'attitudine, non solo umana. Un'attitudine che parte da una premessa aggressiva. Si entra in competizione perché una risorsa scarseggia. Ora, quando un prodotto è competitivo per il mercato, la risorsa che scarseggia sono i soldi. Gli utenti del suddetto prodotto, sono la via di mezzo per arrivare al profitto, il denaro.

Concettualmente parlando, la politica del "siamo in concorrenza, ai vostri posti, via" è legata ad un sistema politico ben preciso, la "competitività di mercato" è un concetto che si sposa con il pensiero capitalista, dove le premesse sono "io vinco a spese dell'altro". Ma fin qui, niente che non sapessimo già.

Il problema arriva quando questa politica si scontra con la diffusione della conoscenza. Quando la proliferazione di contenuti, informazione, idee e accessibilità per gran parte della popolazione va in contrasto con il sistema, perché fa perdere, a chi detiene il potere, parte del suo capitale.

Il altre parole, la diffusione della conoscenza, che significa anche "accessibilità" alla massa, va a cozzare contro il mercato, sia per la questione dei brevetti, il copyright, ma anche per la competitività. Diffondere conoscenza significa condividere la risorsa a disposizione, anziché lottare per il possesso di essa.


Il FOSS e il mercato

Il discorso può adeguarsi a molti "ambienti". Vorrei fare un esempio legato al mondo del FOSS (Free and Open Source System), un grosso movimento partito proprio per aiutare la diffusione della conoscenza, per sopperire, appunto, alla mancanza di un sistema che mettesse al primo posto l'utente e non l'azienda che vende il prodotto.

Molti dei suddetti "attivisti digitali" si battono costantemente per portare il FOSS ovunque, convinti di combattere in parte il sistema. Sbagliato.

Il FOSS è da tempo diviso in due frangenti apparentemente simili. Il progetto GNU (per chi sostiene il Software Libero) e Linux (per chi principalmente sostiene il Open Source). I concetti vengono parecchio confusi, ma possono - devono - reggersi insieme e convivere.

Tuttavia esiste chi sostiene l'Open Source a discapito del Software Libero, e in quel caso la diffusione della conoscenza viene meno. Inutile dire da che parte stanno le aziende. La loro filastrocca consiste nell'affermare l'idea del «vogliamo portare prodotti competitivi per il mercato ma che siano liberi, aperti e senza licenza» detta in parole povere, cercano di fregarti, e ci riescono.

Qualcuno dovrebbe spiegarmi, perché non mi è chiaro, cosa c'entri un idea come la diffusione della conoscenza, con quella della competitività di mercato. È una prerogativa essenziale che per essere un prodotto libero, e popolare, esso debba essere "competitivo per il mercato"?

Stando a Canonical, Azienda che produce Ubuntu, sì. Per affermare ciò, ricorrono al bisogno indotto - anche conosciuto come bug#1 -, sostenendo che la distribuzione GNU/Linux è venuta al mondo per combattere Microsoft. E riescono a far si che l'utente voglia avere un sistema libero, aperto, senza licenza, ma allo stesso tempo competitivo per il mercato.


Alla ricerca del Desktop perduto

Stesso discorso fatto per Canonical vale per Google, Android, e la voglia di Tablet. Teniamo però a mente un fattore importante. I tablet sono un mezzo di consumo (si usano per leggere, cliccare e scrivere qualche commento) non un mezzo di produzione, non senza una vera tastiera e un mouse. Il punto è che oggettivamente nel mondo ci sono più consumatori di produttori. Ergo, il mercato del mobile è il futuro.

Ora, siccome tutti i Big puntano a questa tecnologia di massa, dall'inizio di quest'anno si legge spesso che "il desktop ha fallito", che quest'anno è l'anno de La-Fine-Del-Desktop. E Molti a quel punto tentano di differenziare almeno la validità di Android vs sistemi come iOS. Sbagliato anche qui.

Intanto il concetto di desktop non morirà. Forse è proprio vero che lo sviluppo della tecnologia in generale andrà a favorire android, tablets, telefoni e via discorrendo. È sicuro, ma dubito fortemente che gli sviluppatori che usano tastiera e mouse vorranno programmare su un tablet.

E infine, badate bene. Concentrandosi di più sullo sviluppo per Android e per il "market mobile", la Linux Foundation non sta facendo altro che assecondare il mercato. E non dovremmo meravigliarci, visto che i loro sponsors sono gli stessi che regolano tale "market", tra cui IBM, Intel, Adobe e in sostanza, le stesse aziende che, guarda a caso, sopportano leggi come SOPA. Comparate gli ultimi due link per vederlo coi vostri occhi. Sorpresi?

Morale della favola, o come mi piacerebbe chiamarla, chiave di lettura per tutta la faccenda.

Non c'è nessuna rivoluzione. E non ci sarà mai alcuna rivoluzione finché gli strumenti che si utilizzano per combattere il sistema continuino in realtà ad assecondarlo.

La stessa discussione sul Desktop vs Tablet asseconda il mercato. La soluzione, per quanto riguarda il FOSS, andrebbe ricercata nei luoghi pubblici, nella Pubblica Amministrazione, nella Scuola, posti in cui lo stato - se democratico - dovrebbe garantire accessibilità e conoscenza a tutti. Anziché cercare di convincere alla gente di installare Software Libero a casa propria, cerchiamo di convincere lo stato a usare Software Libero, per trasparenza, accessibilità e diffusione di conoscenza. Non a caso, Stallman ha sempre sostenuto che il software libero è una questione politica.

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Domanda bonus: pensate che l'aggeggio come il Raspberry potrebbe portare tecnologia accessibile, poco costosa, e libera alla massa? Io credo di sì. Ho paura che però il mercato faccia di tutto per non farcela arrivare. O almeno, faranno di tutto per vendercelo edulcorato e non a 25 euro.

42 commenti:

  1. Si, desktop e tablet sono cose diverse. Non credo che il secondo ucciderà l'altro, più che altro lo spero. Perlomeno non succederà fino a quando ognuno di noi nel suo piccolo "produrrà"!

    Ho un tablet, mi è stato regalato e ne sono contento. Sta di fatto che esso ha sostituito e integrato la mia attività al pc solo nell'ambito, come dici tu, del consumo, della lettura, dell'informazione, dello svago fine a se stesso (giochi sparatutto).

    Il punto è: non c'è nessuna rivoluzione in atto. Il vecchio mouse e la vecchia tastiera fisica sono ancora gli strumenti principali per la produttività sui pc e per le rivoluzioni dovremmo aspettare ancora un po'. Io non ho fretta. Consiglio vivamente, sempre, la soluzione netbook + linux!

    P.S. Ho letto il tuo articolo sul tablet e poi sono corso al pc per commentare!

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    1. "P.S. Ho letto il tuo articolo sul tablet e poi sono corso al pc per commentare!"

      allora sono contento, vuol dire che ti ha spinto a fare un commento produttivo e non di passaggio ;)

      Come dici, il tablet è comodo e ha un'attività integrativa, ma non sostitutiva. Io uso un netbook perché ne ho bisogno, di una tastiera ecc ecc..

      Purtroppo c'è chi è convinto che Ubuntu/Android/OpenSource bastino per dire "è la rivoluzione", è lo stesso mercato che ce le propone così, dopodiché attivisti del web - bloggers molto letti, anche bravi - come Paolo Attivisimo e Metilparaben, tanto per citare alcuni, diffondono il messaggio del mercato, che sequenzialmente confonde lettori, e così un bel giorno ci troviamo a sentire discorsi del tipo: "per combattere il sistema proprietario devi instalare [scegli una distro a piacere]!"

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  2. io sono più nell'ottica di ibrido, cioè notebook con schermo estraibile, per utilizzarlo come tablet, e magari collegato ad una sorta di tastiera che fornisce ulteriore hardware come ram processore e spazio hard disk per utilizzo come portatile.

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  3. Ma non dire cazzate, proprio ieri stavo in cantiere col mio iPhone e correggevo gli elaborati della perizia in tempo reale su Autocad WS per smartphone.

    Sì, come no.

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    1. Sì però se provi ad andare su youporn non ce la fai a "produrre" se devi tenere lo smartphone con la sinistra. Ho il polso poco fermo, mi deconcentro. Sei mancino vero?

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  4. i tablet sono tavolette da CESso !

    poi arrivano gli applomani che se ne escono con gli iphone...
    ma che cacchio centra!

    si parla di tablet inutili non di comodi smart tascabili !

    xD

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  5. I tablet 10 pollici servono al cesso e per cazzeggio punto.
    Io ho un 7 pollici, per leggere e navigare in treno/metro/auto mentre guido è perfetto.

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  6. Sig.Rezzonico30/01/12, 14:06

    Io penso che i netbook siano sottovalutati, ho provato quello che ha mio fratello e mi sono accorto che sono una bomba batteria che dura,disco fisso migliore del mio portatile(comprato nel 2008) e poi e velocissimo, infatti penso che prima o poi me ne comprerò uno,poi non so se sono l'unico, ma a me tutti questi cosi tuch li odio, li trovo irritanti da usare,poi il fatto e che e una moda e risaputo, sai com'è, la gente segue le mode come le pecore seguono il gregge

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  7. Bell'articolo, non concordo però su due punti:
    1) netbook VS tablet: io non credo che il motivo principale della "disfatta" del netbook sia la quasi contemporanea comparsa "nel mercato" del tablet. Il netbook ha avuto una crescita esplosiva di vendite, arrivando alla saturazione del mercato in ben poco tempo. All'industria, allora, serviva un altro oggetto, un altro "bisogno indotto" per la popolazione, e così è apparso il tablet. Da aggiungere, inoltre, che i netbook non sono mai stati così economici come volevano farci credere alla loro uscita, visto l'hardware che montavano.

    2) "democrazia" è solo un metodo per decidere chi comanda, non contiene al suo interno valori come "uguaglianza" o "garanzie di accessibilità e conoscenza a tutti". Questi sono concetti, in senso lato, di "sinistra" (contrapposti, che ne so, alle scuole Stirneriane "di destra"). In effetti non esiste alcun valore intrinseco alla democrazia :)

    Segnalo, sull'argomento, quella che secondo me è una delle analisi più lucide, interessanti e lungimiranti, ben tradotta da Paolo Attivissimo: http://attivissimo.blogspot.com/2012/01/cory-doctorow-spiega-perche-i-computer.html

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    1. Quindi dici che il tablet è apparso perché il netbook aveva avuto i suoi quindici minuti di fama e bisognava trovare altro. È un punto di vista condivisibile anche questo. Io però trovo che abbia "rovinato" l'ascesa del netbook perché è stato presentato proprio da Apple. Che senz'altro doveva presentare un prodotto blindato. Il netbook era un hardware che poteva - in parte iniziava - ad essere diffuso con sistemi FOSS preinstallati per i consumatori. E la cosa forse non conveniva a nessuno.

      Sulla democrazia è probabile che tu abbia ragione se andiamo ad analizzare in profondo. Diciamo che qui ho usato il termine alla leggera, in effetti..

      Grazie per il link di Paolo Attivissimo, me l'ero segnato quando era uscito da vedere, ora me l'hai fatto ricordare ;)

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    2. Sono della stessa opinione di Enrico, alla fine il tablet sta subentrando nel mercato ai netbook perché ora le aziende hanno un nuovo prodotto, che non è funzionale, ma fa figo ed è comunque uno strumento più restrittivo che fa comodo ai grandi poteri.

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    3. Io invece sto rivedendo la mia idea: posto che, secondo me, la diffusione del FOSS non passi per il preinstallato - mi sembra la più fantasiosa, fra le utopie - ma per l'istruzione individuale, ora mi sento più affine a Santiago.
      Per motivi diversi, però.
      Se il netbook, con la sua struttura da "mini-portatile", poteva ancora far pensare all'utente "cavolo, ho in mano un computer e, limitatamente alle sue caratteristiche hardware, posso fargli fare quello che voglio", questa percezione svanisce completamente se si possiede un tablet, in favore di un "cavolo, ho in mano un tablet, che applicazioni ci sono nello store?".

      E', semplificata, la questione proposta nel link più sopra: un PC è un PC, con potenzialità amplissime, qualunque sia la forma: XBox (http://www.apogeonline.com/webzine/2003/07/16/01/200307160101), iPhone, tablet o notebook, far passare l'idea che sono cose diverse e ognuna col suo target specifico di funzioni e di utilizzabilità è quanto di più perverso possa fare un'azienda. Però permette ad essa di vendere 3,4,5 dispositivi invece di uno. Se poi aggiungiamo il cloud e l'intercomunicabilità dei vari device - solo quelli con lo stesso simboletto sopra, però! - arriviamo ad avere un'idea a mio avviso un po' più chiara della situazione.

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    4. «Se il netbook, con la sua struttura da "mini-portatile", poteva ancora far pensare all'utente "cavolo, ho in mano un computer e, limitatamente alle sue caratteristiche hardware, posso fargli fare quello che voglio", questa percezione svanisce completamente se si possiede un tablet, in favore di un "cavolo, ho in mano un tablet, che applicazioni ci sono nello store?".»

      Questo ha senso (premetto che neanche per me la diffusione del FOSS passa esclusivamente attraverso il preinstallato), inoltre è legata all'idea di chiusura o apparecchio blindato di cui parlavo prima. Ma ammetto che a questo punto di vista mi ci ero avvicinato senza vederlo. Ottimo spunto.

      «Se poi aggiungiamo il cloud e l'intercomunicabilità dei vari device - solo quelli con lo stesso simboletto sopra, però! - arriviamo ad avere un'idea a mio avviso un po' più chiara della situazione.»

      Bravissimo. Infatti guarda il caso di Apple e il nuovo iBook (volevo parlarne nel prossimo post). Secondo me ci sono un po' di puntini da collegare. Una volta che dai la piattaforma di consumo devi fare in modo di offrire il contenuto da consumare. Più chiusa è la piattaforma che offri più il guadagno sarà meno disperso. L'intercomunicabilità e il cloud, assieme ad altri servizi, tutti esclusivi, sono la via di mezzo che l'azienda utilizza. (Stesso motivo per cui sostengo che perfino Canonical fa di tutto per la "sua" distribuzione e non per il panorama gnu/linux in generale.)

      ;)

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    5. Discorso simile si può fare (e l'ho fatto con un breve post sul mio blog) sui servizi web decentralizzati e liberi, come diaspora, statusnet, ownclou, XMPP, e i servizi con delle aziende dietro, facebook twitter dropbox ecc...

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  8. il tablet è quello che realmente desidera la massa informatizzata, un modo comodo, rapido, veloce e divertente per stare su fb e giocare con quei giochini (alcuni sono spettacolari e creano dipendenza) comodamente stravaccato sul divano (il portatile offre meno posizioni di stravaccamento possibile)

    per la produzione, invece, mouse e tastiera sono ancora inarrivabili, velocità, comodità e precisione sono una decina di spanne sopra a quelle che offrono le soluzioni touch (almeno per ora)

    ti offro una chiave di lettura diversa, quanta gente a digiuno di PC si è avvicinata all' "informatica" tramite tablet?

    per il discorso di libertà invece, il tablet secondo me non ci azzecca una fava, qualsiasi soluzione tecnologica di massa, serve solo a peggiorare da questo lato

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    1. "Quanta gente a digiuno di PC si è avvicinata all' "informatica" tramite tablet?"
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      Mah, secondo me hanno operato una "alfabetizzazione informatica" molto più grande l'ADSL in genere, il P2P e soprattutto Facebook. Conosco gente che si è fatta la prima casella di posta della propria vita per stare su FB, non scherzo.

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    2. "Conosco gente che si è fatta la prima casella di posta della propria vita per stare su FB, non scherzo."

      Stavo per rispondere proprio la stessa cosa. Se poi uniamo il cocktail Facebook + Tablet credo che la risposta sarebbe: tanta gente. Però comunque facebook o i social hanno fatto avvicinarsi molte persone.

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    3. anche questo è vero, ma i tablet, aiutati da facebook, hanno avuto una diffuzione che i netbook non avrebbero avuto nonostante il social imho

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  9. Quoto in pieno l'ultimo tuo commento @Santiago una marea di gente che non avrebbe mai comprato un pc l'ha fatto per FB e social network chi si trova ora davanti alla scelta tra notebook netbook e tablet sceglierà la cosa più comoda anche se ho dei dubbi sulla massa italiana, per me si dovrà aspettare il natale 2012 se non il 2013 per gli acquisti di massa di tablet l'esperienza del fisso rimane ancora superiore come già detto io inserirei anche le smart tv come futuro (neanche tanto) utilizzo casalingo stile tablet per il mobile che dici?

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    1. Ne dubito fortemente, l'utenza italiana non la vedo pronta a "sacrificare" uno dei preziosissimi TV di casa per internet...

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    2. vuoi mettere poter passare da Fb a Uomini e donne o dal Tg1 a YouTube! ehehe

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  10. vuoi mettere poter passare da Fb a uomini e donne e dal Tg1 a You tube sdraiati sul divano con il telecomando ehehehhe

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    1. Direi che di primo acchito do ragione a Sciuscia. Proprio oggi sentivo alla radio che in Italia il 39% degli abitanti non si è mai collegata in rete (http://t.co/QTo4NjAp) è assurdo. Quindi se dovremo aspettare che come dice Mediaset porterà la TV ad internet (e non il contrario) allora ti dò ragione, tra 2 anni la maggior parte della popolazione prenderà un tablet per vedere la tv sul divano :(

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  11. Santiago come sempre ottimi spunti.
    C'è un passaggio che non mi convince però.

    _Il problema arriva quando questa politica si scontra con la diffusione della conoscenza._

    Ottimo.

    __In altre parole, la diffusione della conoscenza, che significa anche "accessibilità" alla massa, va a cozzare contro il mercato__

    Secondo me è un passo troppo lungo, perchè non è sempre vero, o meglio non può essere considerato un "assioma".

    Non è così facile inquadrare le logiche di mercato, ammettiamo anche che ora più o meno quello che dici sia spesso vero, ma quanto meno si può teorizzare un'altra via e sperare anche di imbroccarla.
    Ricordiamo che il potere ultimo è sempre del consumatore, se i clienti decidono di non comprare più un prodotto di un'azienda quell'azienda muore, in questo il mercato è spietato.
    Quindi se il consumatore decidesse che i prodotti che compra devono garantire la diffusione della conoscenza...tadà ecco che il mercato va a braccetto con la conoscenza.

    Anche la competizione stessa non è per forza negativa, dipende verso dove viene indirizzata. Brevemente, penso che se veramente contassero questioni tecniche, etiche, bene comune ecc... e se fossero meno le aziende a decidere (egoisticamente, prendendo in giro gli utenti), mentre fossero più i consumatori a farlo, ci ritroveremo una sana e vera competizione. È un classico dell'evoluzione darwiniana, se l'ecosistema attorno cambia, il soggetto che riesce meglio ad adattarsi è il migliore e vince.
    Ora invece abbiamo le aziende/soggetti che si costruiscono attorno l'ecosistema che vogliono, falsando i risultati dell'evoluzione che in questo modo premia non per forza il soggetto migliore; riescono a farlo perchè si sono venute a creare grosse lobby e multinazionali pronte a fare pressioni su una politica complice.

    C'è da chiedersi perchè sia così, principalmente credo sia un problema sociale, cioè di corretta informazione del cittadino consumatore. Concordo quindi sul discorso FOSS/PA/Scuole/Politica.

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    1. Dunque, ho letto con attenzione quel che dici ed in effetti è vero che le logiche di mercato non vanno condannate in toto. Tuttavia urge fare una distinzione importante:


      «Ricordiamo che il potere ultimo è sempre del consumatore, se i clienti decidono di non comprare più un prodotto di un'azienda quell'azienda muore, in questo il mercato è spietato. Quindi se il consumatore decidesse che i prodotti che compra devono garantire la diffusione della conoscenza...tadà ecco che il mercato va a braccetto con la conoscenza.»

      Vero. Ora, potenzialmente, qualunque aggeggio non blindato può garantire la diffusione della conoscenza. Un device, come un computer, può farlo, perché dipende dall'uso che ne do. Quando dico che questa "diffusione" va a cozzare contro il mercato, parlo dei prodotti software e non hardware. Ad esempio, quando Android era alla versione 3 i sorgenti rilasciati erano fermi alla versione 2. In quel caso il prodotto software di Google non "garantiva" la diffusione della conoscenza, e il motivo era da ricercarsi proprio appunto nella "competitività di mercato" che spingeva a Google di non rilasciare ancora i sorgenti.

      PS: Hai frequentato molto G+ eh! per fare il corsivo devi usare il tag "i" =P

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    2. èh si, più che altro G+ è stata la prima piattaforma del quale mi interessava la formattazione :)

      Capisco quello che dici, la competizione pompata al massimo porta a problemi agli utenti.
      Rimanendo nel tuo esempio dico che in un mondo sano l'utente medio doveva dire, fanculo Google io sto usando il tuo OS perchè è opensource e dei tablet col tuo OS proprietario non me ne fraga na mazza (ragionamento che ho fatto io).
      E sono convinto che relativamente (molto relativamente) tante persone abbiano fatto questo ragionamento.

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    3. "Rimanendo nel tuo esempio dico che in un mondo sano l'utente medio doveva dire, fanculo Google io sto usando il tuo OS perchè è opensource e dei tablet col tuo OS proprietario non me ne fraga na mazza (ragionamento che ho fatto io). E sono convinto che relativamente (molto relativamente) tante persone abbiano fatto questo ragionamento."

      Sì, anche secondo me, e non c'è niente di male nell'usare il prodotto. Basta però che uno ne sia cosciente, che sappia quel che sta usando e che sappia se gli hanno venduto qualcosa di cui potrà trarre il beneficio necessario o se lo vogliono fottere. È una questione di coscienza, non un processo all'utente.

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    4. "principalmente credo sia un problema sociale, cioè di corretta informazione del cittadino consumatore"

      E credi che il problema venga "dall'alto" o "dal basso"?

      Mi spiego meglio: gli "organismi adibiti al controllo e all'informazione" (qualunque cosa essi siano, pure il Sistema Scolastico) abbiamo appurato che funzionano - in quest'ambito, perlomeno - male. Ma questi "organismi" sono indirizzati/gestiti da persone, più o meno democraticamente eletti nel nostro Paese. Dove è partito il circolo vizioso? Basso livello/qualità di informazione=>bassa capacità di scegliere persone adatte a organizzare=>basso livello/qualità di informazione, e così via.

      E' nato prima l'uovo o la gallina?

      Soprattutto, come interrompere questo sfortunato loop?

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    5. Domanda da 1000k di € :)
      I problemi dell'italia da qualche anno a questa parte sono nella legge elettorale, ma è solo un caso.

      Difficile rispondere, da una certa parte verrebbe da dire che la massa è stupida, ma se la massa si ritrova come mezzo di informazione più facilmente accessibile qualcosa come il TG1 allora tante colpe non ne ha.
      Però trovare altri sistemi di informazione migliori non è difficile e se tutti lo facessero lo share del TG1 crollerebbe costringendo ad un evoluzione del TG1...quindi il circolo rinizia e i dubbi aumentano :).

      Interrompere il loop dipende solo dal singolo e la via più facile è utilizzare il web con giudizio.

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  12. Ho difficoltà a programmare su un netbook 10 pollici...figuriamoci su un tablet.
    Per come la vedo io il mercato dei tablet è destinato a tutte altre persone rispetto a quelli che usano il pc per lavoro (non ho visto ancora un pazzo, amico o collega scrivere mezza riga di codice su un tablet).
    Vorrei dire tante cose poi su open source, free software e mercato annesso, ma un commento di un post non mi è assolutamente sufficiente.
    Aggiungo solo una postilla: se proprio deve esserci un colosso di mercato come tanti ne abbiamo visti in questi anni, preferisco che sia orientato a sistemi open source (magari a pagamento) piuttosto che a sistemi completamente chiusi.

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  13. Filerebbe tutto liscio se non si respirasse aria di ritorno allo status quo per tutto il post. In fondo nemmeno del desktop avremmo avuto bisogno se il mercato non l'avesse imposto.
    I dirigenti HP bocciarono proprio l'idea di Jobs e Wozniak perché, dissero, il personal computer non interessava a nessuno. Sappiamo tutti come è andata a finire.
    Lo stesso Ford in una sua celebre dichiarazione disse che se avesse chiesto in giro di cosa la gente avesse bisogno, probabilmente gli avrebbero risposto una carrozza più veloce.
    Nel mondo della rivoluzione industriale i bisogni sono indotti dal mercato. Non avremmo nemmeno avuto bisogno del FOSS se in fondo non ci fosse stata l'esigenza di contrapporsi al "bug n.1". Dire che i tablet non servono a niente perchè non sono i desktop equivale a criticare la "prossima grande cosa" (per dirla come Samsung) domani perchè non è tablet. Poi vabbè oggi destrutturare fa sempre molta scena, ma certe volte è solo un esercizio di stile...

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    1. Credo che la lezione di stile ce la stai facendo te.
      - Intanto dicendo che si respira aria di ritorno allo status quo, poi prosegui sostenendo che anche in un inizio il desktop è stato bocciato. E con questo sinceramente niente di nuovo perché tante invenzioni inizialmente sono state bocciate dal dirigente di turno. Non a caso la rivoluzione desktop l'ha fatta Microsoft anni dopo. Non Jobs e Wozniak, che hanno avuto la sfiga/fortuna che li abbiano bocciato l'idea.
      - Infine dici che il FOSS è nato per l'esigenza di contrapporsi al "bug n.1" e qui sai bene che non è vero. Innanzitutto perché il bug n.1 è una boiata di marketing creata da Shuttleworth per dare un senso all'operato della sua azienda. Ovvero: "vogliamo destituire windows."

      Mentre il FOSS è nato con Stallman per motivi ben diversi, nessuno voleva destituire o competere contro le aziende, anzi, volevano solo avere piattaforme, formatti e device liberi, dove poter fare quel che volevano e poter scambiarsi i file senza restrizioni. Ancora un'altra volta "diffusione di conoscenza" contro "competitività di mercato".


      Tuttavia, verso la fine tralasci - o meglio, travisi - una cosa importante: io non ho detto che i tablet non servono a niente. Anzi, dopo aver detto che nel mondo ci sono più consumatori di produttori ho scritto "ergo il mercato del mobile è il futuro.". Quindi se magari vuoi destrutturare il post dovresti farlo con argomentazioni più solide. :)

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  14. @Santiago

    Su un punto hai perfettamente ragione, scrivere dal cellulare è scomodo e obbliga in qualche modo a condensare i concetti.
    La storia del driver e della stampante che ha "acceso la scintilla" a Stallman la conosco pure io.
    Tuttavia vorrei farti notare che quegli stessi consumatori/fruitori che adesso comprano il tablet fino a ieri stavano anche dietro ad un personal.
    Quindi ieri avevano nelle mani un prodotto sovradimensionato e oggi invece sarebbero "vittime" del contrario, un prodotto pesantemente limitato?
    Ci rubavano più soldi ieri chiedendoci di spendere 400€ per un prodotto che potenzialmente non avremmo mai usato al massimo delle sue possibilità o adesso che invece ne vogliono almeno 500 per uno che quello ci puoi fare e quello è?
    Probabilmente lo prendiamo serenamente nel deretano oggi come ieri.
    Per rispondere alla tua domanda sul Raspberry ti dico che no, non è possibile ad una "tecnologia" vincere la battaglia contro i colossi, finchè a qualcuno non verrà in mente di metterci una scatola colorata attorno, inventarsi uno scopo e promuoverlo su larga scala.
    Il Raspberry, da solo, non serve a niente a meno che tu non sappia dove mettere le mani.
    E' uno strumento, potremmo definirlo un semilavorato, ma non è un prodotto.
    Personalmente posso considerarlo per il "fai da me" ed essere orgoglioso di essermi fatto una scatoletta multimediale a casa, ma promuoverlo come PC da 25 dollari significa "ingannare" il consumatore che del PC ha una sua idea ben diversa e, quando 2+2 non fa 4 il portafogli non lo apre.
    Possiamo forse discutere dell'ignoranza di tale individuo che non vede il potenziale nascosto di un aggeggio come il Raspberry, ma francamente anch'io ignoro tantissime cose che potrei sapere e che per indolenza o semplice disinteresse non voglio imparare.
    Andrò all'inferno, probabilmente... :)

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    1. Ma lo vedi Kurtz77 che va a finire che siamo d'accordo?
      Questo è un passaggio interessante:
      "Ci rubavano più soldi ieri chiedendoci di spendere 400€ per un prodotto che potenzialmente non avremmo mai usato al massimo delle sue possibilità o adesso che invece ne vogliono almeno 500 per uno che quello ci puoi fare e quello è?
      Probabilmente lo prendiamo serenamente nel deretano oggi come ieri."

      Sì, mi trovi d'accordo, e per rispondere alla tua domanda, ancora sì, oggi siamo vittime di comprare prodotti pesantemente limitati.

      Su raspberry anch'io, come ho scritto, penso che troveranno un modo di vendercelo in modo edulcorato e in questo modo giustificheranno il prezzo alto.

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  15. Il meglio sono i netbook col doppio schermo. Quando vai in bagno li chiudi e usi lo schermo sulla spalla, e il portatile diventa come un tablet.

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  16. Tante parole per dire che non hai capito assolutamente niente dei tablet e dell'informatica in senso generale.
    Ritenta, sarai più fortunato.

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.