martedì 5 novembre 2013

La Satira come termometro democratico, e se avessero pubblicato questo in Italia?

Per prima cosa avrete bisogno di un minimo di contesto: siamo in Argentina, Agosto 2010. Un paese in cui il suo ex dittatore non è ancora morto e solo da poco viene processato, un paese il cui dramma della dittatura è ancora vigente, con un dibattito aperto come una ferita e il ricordo di bambini desaparecidos sottratti ai genitori - che fecero finire in mare - e offerti a persone sconosciute, complici del furto di persona.

In un contesto del genere Cecilia Pando, presidentessa del APPA, associazione che difende e considera "prigionieri politici" i militari e le forze armate coinvolte nel colpo di stato argentino, si incatena al ministero della difesa per protestare in difesa dei militari processati per crimini contro l'umanità. Dovete immaginarvi una scoppiata di destra ultra conservatrice. Una persona che in piena euforia di videliana memoria minacciò di morte al segretario nazionale dei Diritti Umani, davanti alle telecamere. Una persona già condannata in passato per aver imbrattato materialmente i fazzoletti simbolici della Madres de Plaza de Mayo, che ricordano le vittime del governo militare. Insomma, tante belle cose.

Come risultato del suo incatenarsi davanti al ministero, la famosissima Revista Barcelona (rivista satirica argentina) pubblica la seguente copertina:


Prima di saltare ad affrettate conclusioni vi offro un po di elementi per analizzarla e vi dico sin da subito che Pando, come contro risposta, ha deciso di portare Revista Barcelona in tribunale.

Analisi:


L'immagine è un fotomontaggio, in alto a destra si trova un gioco di parole: Apropiate de esta bebota, che di primo acchito potrebbe tradursi come "fa tua questa bambolotta". Ma il fatto è che il verbo apropiarse in spagnolo significa sia "dominare" sia "prendere con la forza", e la parola bebota è linguisticamente un accrescitivo della parola bebé (bimbo, neonato), Quindi il significato satirico è riferito ai neonati dei desaparecidos, "prendi con la forza questa bambina".

In alto un altro gioco di parole: Para Matarla! Soltá el genocída que llevas dentro, "Per essere uccisa! Scatena il genocida che porti dentro". La prima parte gioca su un riferimento sessuale col significato sottinteso di ucciderla *a letto*. L'ambiguità arriva quando la frase fa riferimento ai militari (genocida).

Traduzione del resto:
"LE RAGAZZE VOGLIONO GUERRA anti sovversiva
Le difenditrici dei prigionieri politici più hot della piazza San Martín ti chiedono per favore di rilasciarli.
Catene, umiliazioni e colpi (di stato)
Ceci Pando incatenata per te."

E in Italia?


Inutile farvi notare che una copertina del genere, oltre ad essere forte, ha un contenuto altamente satirico e corrosivo. Mi piacerebbe sapere se secondo voi ci potrà mai essere una rivista del genere in Italia, paese dove "Striscia la Notizia" viene considerata una trasmissione satirica.

Mentre oggi si svolgono dibattiti sulla satira che a me tutto sommato risultano molto inconcludenti e sterili , vien da chiedersi: e se avessero pubblicato una copertina simile in Italia? Magari, chennesò, con la Santanché, che si mise da sola una maglietta equivoca, o con Minzolini, Fede, ecc...

Che io ricordi un'immagine del genere, paragonabile per effetto forte, corrosivo e satirico, è stata diffusa nei mass media italiani da Daniele Luttazzi nel 2007, mentre spiegava un metodo per sopportare le ultime vicende politiche:
Pensa a Giuliano Ferrara dentro una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio, no?

Risultato? Programma sospeso immediatamente, perché secondo La7, Daniele Luttazzi aveva «gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara» con espressioni «palesemente in contrasto con la satira». Inoltre, la rete televisiva si è anche «riservata di considerare la questione sotto il profilo legale per i possibili danni di immagine».

Tant'è che ci fu una causa giudiziaria, che però nel Marzo 2012 La7 perse, e venne chiarito dal tribunale che la trasmissione è stata chiusa in modo arbitrario e che quella su Ferrara non fu un'offesa personale bensì una battuta satirica. Tutto ciò dimostrerebbe che in Italia una copertina come quella di Barcelona sarebbe, sotto il profilo legale, satira.

Ma intanto il Decameron era stato sospeso e la faccenda risolta solo dopo tanti anni, col danno che ne deriva per l'opinione pubblica e la qualità della satira nei mass media italiani. Poiché il ragionamento nell'ambiente potrebbe essere che se una persona, per aver detto una cosa così corrosiva si è beccata talmente tante beghe, io come autore satirico preferisco non rischiare e continuare a fare giochi di parole per bambini. Il che è tremendamente paralizzante.

A mo' di tutela legale ho approfondito nel Disclaimer la questione della critica e la satira come Diritto, ma concordo pienamente con Carlo Blengino quando sostiene che la satira non è solo un diritto bensì un termometro democratico.


Che fine farà Barcelona?


Non appena Pando vide la copertina chiese una misura cautelare e fece rimuovere il numero da tutte le edicole. Oggi, tre anni dopo, si svolge la prima udienza che vede Pando accusare Revista Barcelona di danni morali e chiede il risarcimento di 70 mila pesos.

Come potrebbe finire? Stando ad altre faccende simili (se sapete lo spagnolo potrete approfondire in calce a questo articolo) Revista Barcelona dovrebbe uscirne bene. Se volete seguire la faccenda dal vivo vi consiglio l'hashtag #SomosTodosBarcelona

20 commenti:

  1. L'umorismo può essere strumento di misurazione dell'intensità del "politico", cioè della distinzione originaria amico/nemico interna ed esterna a uno Stato.

    RispondiElimina
  2. Già, anche perché è la libertà d'espressione in sé ad essere termometro di una democrazia.
    L'Italia, considerata su larga scala, è un paese poco incline alla libertà d'espressione.

    RispondiElimina
  3. Franco Sardo05/11/13, 22:53

    Ci sarebbero ottomila questioni da aprire: chi pubblica questa rivista? Quanti anni hanno i redattori? Quanto vende? Quanto vendono eventuali altre riviste di satira? Altrimenti non si spiega, quello che vedo non è molto scandaloso, se non per la presenza di un paio di belle zinne.

    Senza le zinne una roba così, come idea, te la fa anche Crozza, che fa avanspettacolo democristiano. Considera anche che la satira sull'attualità ragiona per reazione: tanto più è violenta quanto viene deprecata la persona o l'azione presa di mira. In questo caso mi pare molto deprecabile.

    Nei media tradizionali italiani in genere non si arriva mai ad avere questa repulsione, se non per finta, per ascolti o perché contro sconosciuti. Comunque mai da autori satirici contro potenti. Preferiscono la bonarietà. Anche perché non ci sono proprio questi conflitti sociali in Italia. Infatti la satira italiana più feroce è su internet, dove si agisce ancora in maniera relativamente individuale. Internet è il luogo dell'odio personalizzato, la televisione è quello dell'amore generalista, al massimo delle litigate, che lo rendono migliore.

    L'editoria per riviste poi semplicemente in Italia non esiste. Pensa solo all'ultima grande impresa editoriale che fine ha fatto. Parlo del Male di Vincino e Vauro. O basta guardare agli inserti tutt'ora in vita: il sarcasmo più sconveniente proviene dagli editoriali dei giornali che li ospitano tipo il Fatto, Il Giornale, Libero, Il Foglio, etc. che sono molto più caustici degli inserti, infatti si prendono più denunce.

    Detto questo... le copertine del Vernacoliere sono state spesso di questo stesso tenore e infatti hanno preso altrettante denunce tutte archiviate, altrimenti c'è Mannelli, che sul Fatto non mi pare si farebbe problemi a pubblicare una cosa del genere, magari non la metterebbero in prima pagina, ma non è quello il punto.

    Tutto questo per dire che la satira più sconveniente, a prescindere dalle sanzioni che riceve, si trova dove i conflitti sociali sono più evidenti, forti, recenti e sentiti. In Italia per esempio l'ultima satira veramente sopra le righe è stata quella del primo Male, nato nel bel mezzo degli anni di piombo. A parte Luttazzi, mentre l'Italia conosceva i "noglobal", che però, appunto, ha fatto sempre tutto da solo, isolato ed è stato quello che alla lunga l'ha fottuto. Ecco, la satira semmai più che della democrazia credo sia termometro della conflittualità sociale, e in seconda analisi, da come viene gestita la satira si vede anche come viene gestita la conflittualità sociale, che è una delle prerogative principali della democrazia. Ma un conto è dire che un certo contenuto non viene pubblicato perché verrebbe incriminato un altro è dire che non viene pubblicato semplicemente perché non ha pubblico.

    PS: Era molto che non mi masturbavo sul cadavere dissezionato di una rana, ma l'ho fatto per la scienza. :D

    RispondiElimina
  4. A parte la storia di Luttazzi (in cui si incrociano le questioni del fatto che il pezzo fosse di Hicks e la balzana causa, pubblicizzata con dei titoloni, ma dimenticata appena se ne è saputo l'esito) concordo con la definizione di termometro democratico data alla satira.
    Ben presente in Spagna (non mi baso solo sul film della Guzzanti...) e praticamente assente nei mass-media italiani (ritengo Blob l'unico programma definibile come "Satirico" in tv).
    Fino a che ci sarà paura di lasciar parlare chi fa satira, ma quella vera, lo dico non solo da appassionato ma da uno che si documenta, vorrà dire che non c'è la libertà né di pensiero né di parola.
    E non mi baso solo sulla censura da parte di chi ha il potere mediatico, ma anche al pubblico che la ascolta, che la ritiene ancora un'arte sovversiva e non informativa.

    RispondiElimina
  5. Scusa ma queste sono cavolate, io ho fatto uno studio di usabilità con tanto di test su una decina di soggetti, tutti e dico tutti e dieci i soggetti non hanno capito come si usa Unity, e hanno preferito Xfce e KDE. Se ti vai a leggere lo studio di usabilità di Canonical su Unity esce fuori che gran parte degli utenti (tra cui anche utenti esperti) hanno avuto difficolta a svolgere le "azioni base". Quindi alla fine poi tanto usabile non è. Ma sai cosa c'è che ti fa preferire Ubuntu a Kubuntu o a una della altre derivate? il fatto che tutti i software a partire dal USC sono solo per ubuntu, hai mai provato ad usare Muon su KDE? crasha si blocca è brutto è caotico ed è fatto maluccio, se paragonato al USC sembra una cosa fatta da neofiti. L'utente finale queste cose le guarda, l'aspetto grafico, la bellezza i colori nel 2013 sono importanti, anche perchè la concorrenza ti propone questo e se tu vuoi competere devi stare allo stesso livello degli altri, anzi forse anche sopra.

    RispondiElimina
  6. Io ho capito il tuo discorso e in parte è corretto, diciamo che il primo esempio è scorretto perchè RH ti promette di diminuire i tempi di boot ma a noi non interessa che strumento usa per farlo. Il caso Canonical invece è differente perchè mark disse che tempo 12 mesi Ubuntu e derivate avrebbero usato wayland. All'epoca io dissi che era una palla colossale, per una serie di motivi a partire dal fatto che wayland non era completo, a finire con la questione driver, infatti 6 mesi dopo si è passati da solo wayland a metterlo solo nei repository e chi vuole può provarlo. Quella che tu vedi come una scelta di progettazione, cosa che in parte condivido, però può essere vista anche come una sparata per far palare di se.

    Voglio farti un esempio:
    Da informatico ricordo ai tempi dell'univeristà il periodo del debutto di kde4. Molti utenti gnome iniziarono ad usare kde 3.5 perchè si parlava così tanto delle grandi innovazioni di kde4 che sembrava dover essere il DE definitivo per linux, roba da fantascienza, tutto ciò venne ovviamente pompato da blogger e fanboy, ma se andiamo a tirare le somme ai tempi tutto quel parlare di kde4 portò una marea di utenti su kde3. Poi le conseguenze furono disastrose perchè kde4 al suo debutto venne rilasciate come base per l'inizio dello sviluppo mentre gli utenti si aspettavano un DE stabile e completo. Da li sono partite tutte le news su kde che non era ancora pronto era instabile e e si è portata dietro tutte queste dicerie che prima erano vere anche in tempi più recenti.


    Quindi cosa ti voglio far notare, che avvolte pompare un informazione può essere vantaggioso e non (nel mio esempio lo è stato per kde3 ma non per il 4), MS è uno che ha capito la potenza dello sparlare, dico una cavolata, tutti i bloger e le testate del settore riporteranno la palla, di conseguenza crea attenzioni da parte del pubblico sul suo prodotto, innescando mega discussioni come questa, e se ci pensiamo solo in questo thread quante volte abbiamo scritto ubuntu e quante fedora, openSuse o altre? nolente o volente si fa pubblicità con le sue sparate e tutti noi stando al suo gioco aiutiamo la crescita di Ubuntu.

    RispondiElimina
  7. Stefanauss07/11/13, 14:23

    Ciao,

    altrove in questo stesso thread l'ho detto: Canonical può e deve poter effettuare ogni scelta in autonomia in accordo coi suoi obbiettivi tecnici, ma questo NON significa che Canonical non stia trasformando ogni scelta tecnica in una opportunità di marketing spicciolo a costo zero. Lo fa, eccome se lo fa.

    Che possa essere un comportamento intelligente da un punto di vista di attenzione del pubblico, da parte di MS, non lo nego ma anche se fosse non è giustificato per nulla, sono comportamenti erosivi verso la community, e tutta l'indignazione da parte dei membri di KDE è sacrosanta.

    Quello che non mi sembra molti abbiano capito è che Canonical si sta alienando (con comportamenti anche deplorevoli, come quello in questo post) dalla community, sia a livello sociale che tecnico, in maniera consapevole. Lo ha fatto perché (nell'opinione di Canonical) a stare a giocare secondo le regole (e la reticenza ad alterarle) della community gli obbiettivi che si è posta sarebbero stati fuori portata per l'eternità. La cosa importante da notare è che gli obbiettivi sono gli stessi di tutte le community desktop, ovvero: Linux di successo, Linux per tutti. Quindi c'è una discrepanza fondamentale su come raggiungere questi obbiettivi, nonostante l'obbiettivo sia comune (a parte la profitability, che è conseguenza dell'obbiettivo di cui prima e che Canonical deve raggiungere in quanto azienda).
    Ha ragione Canonical in questa opinione che a giocare con la community desktop non andrà da nessuna parte (al contrario di quanto accade in altre community, vedi kernel)? Entro un paio d'anni probabilmente lo sapremo. A me quello che le community tipo KDE non mi sembra abbiano afferrato è che, va bene essere oltraggiati per episodi come questo, ma quello che conterà a lungo termine è dimostrare che Canonical ha torto in quella sua opinione, che stare nella community era davvero la via per raggiungere quegli obbiettivi. Perchè se così non è, le conseguenze per tutto l'ecosistema Linux saranno colossali e le responsabilità saranno anche della community per non aver creato le condizioni per il proprio successo.

    P.S. Non capisco perché il mio esempio di RH sarebbe scorretto, specie quando lo contrapponi con Wayland. A me non frega niente che sia Wayland o Mir, conta solo che vengano finalmente superate le limitazioni decennali e architetturali di X. E non vedo come a chiunque altro possa importare diversamente, del tipo "ah, lo vedo che è un passo avanti atteso da 10 anni, ma purtroppo è , quindi non lo uso".

    RispondiElimina
  8. gianni ricotta07/11/13, 17:12

    L'Italia è atrofizzata dai partiti politici che si ritengono gli unici produttori di cultura del paese. Ogni tentativo di produzione culturale è naturalmente associato alla sfera politica che sia Checco Zalone o Gazebo o qualsiasi altra cosa. Il punto è che i partiti non devono decidere i contenuti culturali di un paese ma piuttosto le regole di diffusione, di libertà critica ecc. ecc. Questa situazione è la conseguenza del apporto culturale totalizzante sia del vecchio PCI che del ventennio Forzaitaliota. Paradossalmente nei paesi dove si mira più al guadagno tout court che alla legittimità politica la satira ha prosperato maggiormente che in Italia. Non fraintendetemi: una cultura di "partito" è necessaria, ma non "a riflessi condizionati" di bushiana memoria ( o sei con me o sei contro di me ). La satira è "contro" per definizione, soprattutto contro il buongusto: e questo è indigeribile per la nostra classe dirigente. Odio lo snobismo di chi si sente un intellettuale "satirico" e dunque schifa con orrore le battute sulla merda o sulla scureggia. Si può fare satira scureggiando ma non fare un film dei Vanzina: è possibile. Io potrei parlare di merda per ore.

    RispondiElimina
  9. Sottoscrivo, sottoscrivo e sottoscrivo. Sopratutto per l'ultima parte, che rispecchia un'idea che vengo denunciando sin dai primi post di questo blog: Canonical sfrutta un'intera comunità, sia a livello di immagine sia a livello di codice, per i suoi comodi:

    "Questo comportamento aziendale io lo trovo degno di Apple e Microsoft, se non peggiore perchè almeno li sai che sono aziende che lavorano così, canonical invece si maschera come portavoce dell'Open Source e della sua filosofia, ma resta solo una scalatrice, un arrampicatrice sociale, che cerca il successo insultando gli altri e sfruttando il lavoro di terzi."

    L'unica novità è che ora Shuttleworth si permette di sparare merda addosso agli altri, mentre prima faceva discorsi di antropologo benefattore. Il che mi fa capire che stanno peggiorando, e non so quanto futuro abbiano.

    RispondiElimina
  10. Dunque andiamo per parti, la rivista si chiama: "Barcelona: La solución europea a los problemas de los argentinos" (Barcellona: la soluzione europea ai problemi degli argentini) Qui c'è un articolo con un'intervista ai loro creatori di ottobre 2010: http://tiempo.infonews.com/notas/queremos-ser-oligopolio-mas-grande-que-clarin
    L'articolo spiega che molti sono giornalisti, giovani, che dopo aver lavorato in ambienti e giornali seri, stanchi di essere fottuti, si misero a fare questo progetto all'infuori dei mass media. Nessuno voleva finanziarla e quindi hanno racimolato i soldi di tasca propria ed iniziarono nel 2002 con 5000 esemplari da vendere, e nel 2011 ne pubblicavano 30 mila, oggi immagino la cifra sia più alta, fanno uscire la rivista ogni 15 giorni. Nel frattempo hanno scritto dei libri, nel 2006 hanno partecipato in TV, due anni fa avevano un'opera teatrale sempre satirica, in cui parlano di storia e cultura dell'argentina. E oggi hanno un programma di radio. Una cosa che loro continuano a dire nelle interviste, anche recenti, è che il gruppo è completamente chiuso, lo staff non ha avuto cambiamenti in 10 anni, così come sono rimasti indipendenti come lo erano all'inizio.

    Verso la fine nell'intervista linkata si trova la loro visione di satira, per loro satira non è umorismo, è un genere ed è pure serio. In particolare loro ritengono di fare satira giornalistica e quindi prendono per il culo gli stessi mezzi su cui hanno lavorato.

    Non sono molto convinto che un'idea così la possa fare anche Crozza. Spiego il perché, secondo me tu parli da una posizione lontana, cioe sono cosciente che è impossibile trasmettere quanto il dramma dei desaparecidos in Argentina sia ancora attuale. Praticamente fare una battuta su ste cose non è ben visto quindi se inserita nel suo contesto una battuta come "prendi con la forza questa bambina" a meno che il bersaglio non sia azzeccato, è un suicidio. Il punto è che qui il bersaglio è azzeccato. Dopo sulle zinne hai anche ragione, io le avrei pure coperte, posso comunque assicurarti che non sono una rivista che faccia copertine con tette e culi per attirare lettori, non lo è affatto. Almeno, sempre per via del fare umorismo sugli stessi colleghi se utilizzano una immagine osé lo fanno per ironizzare e parodiare i giornali (questi sì, in argentina ultimamente hanno fatto un uso spropositato di corpi femminili).

    Tanto per fare un esempio, ho visto come quando è stato eletto Bergoglio questa è stata l'unica produzione editoriale argentina che nel bel mezzo del delirio fanatico per un papa argentino si è permessa di fare satira pesante su di lui, facendo riferimenti pure ai militari, e attirandosi quindi tante ma tante critiche. Che poi uno dice, sì è una cazzata, la fa anche Crozza, però non saprei se il "Crozza" argentino la farebbe, direi proprio di no.


    "Ma un conto è dire che un certo con tenuto non viene pubblicato perché verrebbe incriminato un altro è dire che non viene pubblicato semplicemente perché non ha pubblico"


    Ecco, io mi chiedo entrambe le cose. Per me una satira come questa qui non ha molto pubblico. Però esulo da questa copertina e passo in generale, bisogna conoscere l'intera rivista. Invece per quanto riguarda il contenuto che verrebbe incriminato, ecco secondo me un paragone giustissimo che hai fatto è stato quello del Vernacoliere. Il punto è: perché il Vernacoliere non è famoso in Italia quanto lo è Revista Barcelona in Argentina?

    PS: Ho da poco scoperto che cose del genere venivano pubblicate in Francia negli anni 70: http://palladio.free.fr/harakiri/HKM/index01.html

    RispondiElimina
  11. Eh purtroppo qui la politica ha un rapporto coi media veramente morboso. Le colpe non ricadono solo su Berlusconi.
    Basti pensare al modo in cui veniva regolata la RAI già negli anni 60/70, era poi l'unica rete televisiva che poteva trasmettere a diffusione nazionale, ed apparteneva allo stato, un servizio pubblico a tutti gli effetti che decideva i contenuti in modo monopolistica, in quanto tale strettamente legato al potere. Poi l'hanno liberalizzata "male", ed infatti con Berlusconi tutto il sistema è degenerato in modo assurdo.

    RispondiElimina
  12. Ecco il problema qui è che al potere fa comodo fare in modo che l'opinione pubblica confonda satira con umorismo, da cui deriva la concezione abbastanza perbenista e conformista del "non si può scherzare su certe cose". Non fraintendermi, il discorso sui "limiti" è pure interessanti e ci avrà anche frantumato le balle, ma io mi riferisco alla reazione spontanea della massa davanti ad un'opera satirica, che magari percepisce come battuta umoristica quando in realtà quella satira non voleva necessariamente far ridere, bensì far riflettere.

    RispondiElimina
  13. Ma a me sinceramente non mi sembra che teorizzi uno stupro dopo aver appreso il contesto in cui si trova. Non viene affatto da pensare che inciti allo stupro di quella persona, anzi sta ironizzando sul suo essersi legata ma è accompagnato da battute e da testi ben precisi.
    Ti darei ragione se l'immagine fosse stata pubblicata da sola (nonostante, andrebbe detto, la pratica del "bondage" giapponese non ha niente a che fare con uno stupro).

    L'unica differenza tra il discorso di Luttazzi e questa copertina è che il primo è appunto un "discorso" mentre nella copertina trovi l'immagine fisica. Il che significa che è più evocante (nella forma) ma non nella sostanza. Voglio dire, Luttazzi crea un'immagine nella testa dello spettatore in cui c'è del piscio in bocca e la Santanché in tutina sadomasso, ecc... non mi sembra un contenuto così diverso.

    RispondiElimina
  14. Dipende secondo quale accezione vuoi intenderlo, ma l'umorismo sa essere di gran lunga più radicale della satira. Può determinare forme di terrorismo (intellettuale), come è stato per le avanguardie del primo Novecento.

    RispondiElimina
  15. Cioe intendi lo "sfottò"? null

    RispondiElimina
  16. gianni ricotta09/11/13, 15:26

    Un'altra cosa da puntualizzare è anche la totale mancanza di coraggio da parte di chi in Italia fa satira ( anche se farei fatica ad individuarli: Crozza? Chi altri? ). C'è un film meraviglioso di Luis Bunuel, "Viridiana", che, senza mettere in mezzo direttamente Franco, distrugge completamente la morale cattolico-fascista del franchismo rappresentando un uomo che stupra sua nipote (che è una suora!) dopo averla drogata ed essersi provato degli indumenti femminili. E tutto questo è stato fatto sotto una dittatura.

    RispondiElimina
  17. gianni ricotta09/11/13, 15:51

    Quello che intendo dire è che è troppo facile dare tutta la colpa alla "società" e al milieu culturale (si scrive così milieu?) quando invece questa mancanza di una satira corrosiva è colpa anche, e forse soprattutto, dei comici che non la fanno semplicemente perchè non gli conviene. Penso anche alle nuove leve internettiane, e il link del blogfest che hai messo ne presenta molti, che, nonostante la loro presunta libertà, preferiscono appiattirsi su una satira composta e leggera che non intende far ribollire il nostro senso morale.

    RispondiElimina
  18. Intendo l'humour noir. Per esempio l'Age d'or di Buñuel, proiettato allo Studio 28 a Parigi, con risse, accoltellamenti, stabili dati alle fiamme etc. Certo erano anni in cui la polvere da sparo saturava l'aria.
    Dopo la II guerra mondiale, e il compromesso liberaldemocratico che è seguito, fare scandalo e scatenare il panico è diventato molto più difficile. I borghesi dopo Auschwitz si sono fatti uno stomaco di ferro.

    RispondiElimina
  19. Guarda io come ho scritto anche in un'altro post temo che la comunità linux si stia in parte sfaldando, nei forum e nei blog si trovano sempre più bimbiminkia che non capiscono un H e si esaltano a professori perchè usano da 10 giorni Ubuntu, i dev sono sempre meno, le comunitì troppo spesso sono blindate e anche troppo ottuse (per fortuna qualcuna si salva ancora), e per finire alcuni fondamentalismi e purismi hanno fatto male a linux e anche all'open source. Ora Mark (per dirla alla romana) "se sente matto", perchè ha in mano l'azienda che sviluppa la distro più usata, linux 1,6% di utenti e Canonical ne detiene più della metà, quindi ora lui si arroga il diritto di dire quello che vuole, pensa di poter fare il bello e il cattivo tempo, pensa di essere diventato il capo del panorama linux, ma in realtà tutto in torno c'è solo tanta gente, dev, comunità che non se lo cagano di striscio (scusate il francesismo :D) e che come in questo caso è pronta ad affrontarlo nella pubblica pizza per dimostrare che è uno spara cavolate.

    RispondiElimina
  20. Dare della ciofeca a Ubuntu... mi sembra paradossale e irrispettoso per una persona intelligente come te...

    RispondiElimina

Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.