giovedì 20 marzo 2014

Whatsapp, Telegram e sul perché troviamo innovativo reinventare la ruota

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«La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri. In ogni azienda che vende pubblicità, una porzione significativa del team ingegneristico trascorre la giornata perfezionando i sistemi di estrazione dati, scrivendo codici più accurati per raccogliere i vostri dati personali, aggiornando i server che contengono tutti i dati e verificando che tutto sia registrato, riunito, suddiviso, confezionato e spedito… Il risultato? Un banner pubblicitario leggermente diverso, più mirato, nei vostri browser o sugli schermi dei vostri cellulari.
Ricordate: quando si parla di pubblicità, il prodotto siete voi, gli utenti...»
Jan Koum, Fondatore e CEO di WhatsApp, 18 Giugno 2012.
Ironicamente 2 anni dopo Facebook acquista Whatsapp per 19 miliardi di dollari.

Spesso nel mondo tecnologico i prodotti popolari non sono sempre i migliori. Ho appena scritto una banalità e potrei fare l'esempio di Windows come sistema operativo più utilizzato al mondo, ma la norma è proprio questa e vale anche per qualunque programma, applicazione o dispositivo. Per capire i motivi dietro al successo di un prodotto tecnologico è importante ricordare che "famoso" non significa migliore. Quando si parla di tecnologia e innovazione si parla in fondo di questioni sociologiche.

Non lo dico per auto-esonerarmi del non aver studiato informatica. Ma il problema è che questo ambiente è permeato da tecnici, sviluppatori informatici o persone che semplicemente si occupano di tecnologia con la convinzione del tutto sbagliata — da collegare non a caso alla propria formazione accademica — che il successo o il fallimento di un prodotto tecnologico dipenda soltanto dal punto di vista tecnico e non sociale.

WhatsApp


Prendiamo per esempio il dibattito su Whatsapp. Ho discusso con molte persone che si chiedono a che cosa in fin dei conti serva Whatsapp, o dicono che Whatsapp sia inutile e che non meriti né tutto quel valore né tutta quell'importanza. Perché sì, è vero, esistono infiniti programmi per inviare dei messaggi ed esistono già gli SMS. Ma allora perché ha avuto successo?

Intanto, concentrarsi sull'utilità o inutilità del software è fuorviante, così come è fuorviante pensare che l'unico discorso in ballo sull'acquisto di Whatsapp da parte di Facebook sia quello dei dati ai fini di uno scopo di lucro (certo, questo discorso è importante, ma non è il solo). La citazione di Koum che avete letto sopra prosegue così:
«... Nella sede di WhatsApp, i nostri ingegneri risolvono bug, aggiungono funzioni e smussano tutti i piccoli difetti per offrire un sistema di messaggistica ricco, accessibile, affidabile, per ogni telefono del mondo. Questo è il nostro prodotto, e questa è la nostra passione. I vostri dati, qui, non sono nemmeno menzionati. Non ci interessano.
Quando le persone ci chiedono perché facciamo pagare per WhatsApp, siamo soliti rispondere “Avete mai considerato l’alternativa?”»
Come sappiamo l'alternativa: Facebook, li ha considerati, si è interessata ai vostri dati ed ha pagato per WhatsApp. Non i 99 centesimi all'anno ma la modica somma di 19 miliardi di dollari. Dove siano finiti i buoni propositi che diedero viva a WhatsApp, solo Koum e i suoi soci lo sanno. Il perché sia successo è un altro discorso. Qui le sue parole di rassicurazione non bastano, non sono nulla. Ma su questo torniamo più avanti.

Anche perché al di là del fatto che Facebook non abbia sborsato quel enorme somma per comprare una semplice app, bensì per acquistare un ammasso di dati affiancato ad un immenso database di 450 milioni di numeri e rubriche telefoniche; al di là del fatto che possa o non possa essere un'offerta sopravvalutata, trovo che non riconoscere la componente, non tanto innovativa, ma di novità che porta con sé Whatsapp sia sbagliato e faccia perdere di mira il ragionamento di cui parlavo sopra; una dinamica che si ripete spesso in questo campo.

Allora cosa ha di utile Whatsapp? Niente. È l'ennesimo programma di messaggeria istantanea. Ma in fondo si tratta sempre di questo: di dialogare con i nostri simili.
Non andavano bene gli SMS? certo, ma non sono la stessa cosa. Inoltre, inviare un SMS ad un altro paese potrebbe costare quel che Whatsapp costa all'anno. Non va bene l'email? FB? la Chat di Google? No, sono una cosa diversa.

Whatsapp non apporta nessuna nuova utilità, ma porta con sé una novità interessante: è più "intimo". Per intimo si intende un fatto ancora semplice: è in simbiosi col tuo numero telefonico. Il che comporta altrettante cose semplici:
  • Lo installi ma non devi crearti un "account", il tuo numero telefonico è il tuo account ID (univoco).
  • Non esiste una vera e propria "richiesta di amicizia" virtuale (o hai il suo numero o non ce l'hai).
  • Puoi iniziare a comunicare istantaneamente con chiunque nella tua rubrica abbia installato Whatsapp.
Ed erano in tanti ad avere installato Whatsapp per altri motivi che vanno ricordati:
  • L'app esisteva e funzionava su Android e iOS prima ancora della comparsa di Messenger (di Facebook) e di Hangouts (di Google)
  • Non richiede un settaggio complicato
  • Non esaurisce affatto la batteria del cellulare né consuma enormi quantità di dati online. Anzi è quel che si dice "leggera", estremamente leggera.

Infine, oltre a tutto ciò: non voleva i tuoi dati per utilizzarli a scopi pubblicitari. O almeno così dicevano due anni fa. La storia dei suoi creatori è molto curiosa. Due programmatori che lavorarono per 20 anni a Yahoo, coi curriculum rifiutati sia da Facebook sia da Twitter e stanchi - così dicevano - di aiutare le aziende ad aumentare il loro profitto grazie alla pubblicità, decidono di fare un applicazione per smartphone semplicissima e leggera che desse solo poche informazioni dei propri contatti in rubrica. Pare che non volessero neanche creare una applicazione di messaggistica istantanea.

Ma - qui c'è la componente innovativa - l'aver legato l'ID dell'account al numero telefonico ha permesso all'app di creare sin da subito un network "intimo" e privato, più privato di quel network che possiate aver creato nel tempo sui social network come Facebook o Google.

In fondo, se su Facebook ho 300 "amici", in rubrica avrò soltanto 100 numeri. Dopotutto per quanto la tecnologia sia avanzata in questi anni, se voglio avere il contatto più diretto e immediato di una persona gli chiederò il suo numero telefonico, la sua email viene dopo. È molto più probabile che abbia un numero telefonico e non un e-mail. Quanto è immediata un e-mail in confronto?

Tuttavia, Whatsapp ha un difetto enorme, ed è la stesso difetto che ha permesso a Facebook di acquistarla e buttare in aria tutti quei bei propositi apparentemente sinceri che i suoi creatori avevano in mente: Whatsapp è software proprietario.

Whatsapp è un software che fa acqua da tutte le parti, ha enormi errori di sicurezza che metterebbero a rischio le conversazioni e i dati dei suoi milioni di utenti. E per giunta tali errori di sicurezza possono essere individuati e riparati soltanto da chi ci lavora dentro e non da una comunità di utenti/sviluppatori pronta a dare un feedback immediato con tanto di patch pronto.

Telegram


Telegram nasce invece in uno scenario post-NSA e si prefigge di creare una sorta di Whatsapp più sicura, gratis e a prova di hack.

Lascio perdere sin da subito molte considerazioni strettamente tecniche, e se siete interessati vi rimando al post di Dottorblaster che ne ha scritto meglio di come avrei potuto fare io. Aggiungo soltanto che dal mio punto di vista anche Telegram, come Whatsapp, è ancora Software Proprietario1

Ho provato Telegram e penso che sia identico a Whatsapp tranne per due o tre vantaggi che lo rendono migliore. Il primo è che per metà è Open Source ed hanno promesso che sarà sempre più Open col tempo, in quanto promessa va presa con le pinze, ma se un giorno dovessero compierla il programma diverrebbe a prova di "acquisti multimilionari". In altre parole se l'app fosse interamente Open Source anche se venisse acquistata da Facebook potrebbe nascere un fork e potrebbe avere client diversi, il che per una azienda che guadagna coi tuoi dati è "il male".

Il secondo riguarda una comodità stupenda che deriva dal suo essere Open Source: ha già un client desktop:


Potrebbe sembrare una cazzata ma ricevere chat, foto e i contenuti multimediali sul cellulare e poter riprenderli al volo sul desktop è una comodità che su Whatsapp manca e si fa sentire. E se Whatsapp non la ricopre presto Telegram potrebbe toglierle una buona fetta di utenti — oltre a quei milioni di utenti che sono passati subito al volo dopo l'acquisto di Facebook, il che fa capire quanto la faccenda del NSA ha finito per colpire le aziende più di quanto si credesse.

In più ci sono le chat segrete e criptate, che verranno salvate solo nel proprio telefono e non nel server di Telegram (a meno che uno non imposti l'autocancelazione), ed altre questioni tecniche sul protocollo di messageria che non sono affatto perfette ma alla luce dei fatti la rendono già estremamente più sicura di WhatsApp.

Il fatto è che Telegram non sfugge ad una critica parecchio convincente: ha qualcosa in comune con VK (il Facebook Russo). I loro CEO e fondatori, i fratelli Durov, sono gli stessi di Telegram, e anche se il team si difende al volo dicendo che non hanno legami con VK e che i suoi server sono a Berlino la critica resta in piedi. Cosa vieta a Telegram di analizzare o vendere un giorno i nostri dati?

La risposta alla precedente domanda è una sola: che sia interamente Open Source. Ed è l'unica differenza che oggi la fa preferibile a Whatsapp, sempre che compiano le loro promesse.


1. Sul lato server non faccio due pesi e due misure. La questione è identica a quella di Canonical con il suo programma Ubuntu One di cui tanto abbiamo parlato qui in passato. Alla domanda "rilascerete mai i sorgenti della parte server?" Telegram risponde in modo identico: al momento siamo indecisi se Telegram debba andare in questa direzione, perché vogliamo garantire sicurezza, velocità, stabilità, ecc, ecc... insomma in nome di molte comodità per il servizio - trattato alla stregua di un brand da parte dell'azienda - non possono rischiare di aprire la parte server; è una cazzata, non lo fanno perché non vogliono e perché non lo trovano conveniente. Non ci vuole un genio per capire che la ragione per cui non lo trovano conveniente ha a che fare con motivazioni di sfondo commerciale. Ma è tutto da vedere, vorrei tanto sbagliarmi su questo punto. 

Foto via Nick Gentry

9 commenti:

  1. non sono così sicuro che l'open source garantisca tutte le sicurezze che dici. penso ad android che è open source ed anche una delle più grandi piattaforma al mondo per la raccolta dei big data (banalmente coi servizi che google ci piazza sopra), e non mi sembra che cyanogenmod sia un pericolo per google. l'open source in sé non ha nessuna differenza da quel punto di vista è solo più comodo e più facile da usare, chissà debian (o red hat o quel che si vuole) su quanti server gira di società che fanno poi app closed che poi fanno data mining. la diversità del open source per me rimane (rimaneva?) un'altra e ci si arriva, volendo, rendendo il tuo ragionamento ancor più estremo, nel senso di astrarre completamente dall'aspetto tecnologico della faccenda: èl'ormai vecchio discorso dell'open source in quanto modello di produzione alternativo (comunità indipendenti vs corporations, finalità non economiche vs profitti etc....). Ma il discorso oltre che vecchio mi sembra ormai sempre più marginale....

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  2. sarebbe interessante avere la vostra opinione su surespot. Non è matura come what's up o telegram ma è 100% opensource, l'identità non è legata al telefono ma al nome, alla password ed alle chiavi di cifratura che possono essere facilmente esportate.

    I messaggi sono cifrati e cancellando il messaggio inviato si cancella quello recapitato al destinatario.

    I dettagli li trovate qui:
    https://www.surespot.me/
    Ottimo l'articolo e pienamente condiviso.

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  3. c'è anche Kontalk completamente open, mi pare....

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  4. Mariateresa21/03/14, 18:25

    Ecco, sì, la comodità dell'accesso immediato dato dal numero telefonico, però, si perde.
    Non è poco.

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  5. non ho uno smartphone, quindi sull'usabilità
    di queste app non mi esprimo.
    per quanto riguarda la sicurezza,
    aggiungo alla discussione questo breve articolo:
    http://cantiere.org/art-04362/whatsapp-facebook-=telegram-noi-scegliamo-textsecure.html

    segnalato da vecna su twitter

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  6. Ah capisco bene cosa intendi, e sono d'accordo, anzi ti rassicuro su una questione io astraggo il discorso in modo ancora più "estremo", benché forse estremo non sia la parola giusta. Per me il modello di produzione open è il futuro modello di produzione capitalista perché porta a sfruttare la manodopera "open" dalle aziende come Google, vedi il caso Android (ma vale lo stesso per il modello di Canonical con Ubuntu). Questo un post di due anni fa, data la distanza temporale andrebbe preso con le pinze, ma spiega meglio quel che intendo: http://anonimoconiglio.blogspot.com/2011/08/il-capitalismo-20-un-buco-nel-modello.html
    Trovo che una comunità che lavora per un prodotto open source non possa trarne vantaggi se il prodotto risulta a tutti gli effetti "semi-open". Il motivo per cui forse c'è un barlume di speranza è che esiste sempre la "via del fork", cosa che per una azienda è il male, perché un modello di business basato sulla vendita irrimediabilmente tende ad una forma di controllo verticistica. In parole povere ci sono due forze contrastanti, la comunità contro il vertice che vuole prendere decisioni.

    Ciò che ultimamente sta succedendo è che l'azienda, ad esempio Google, ha talmente tante risorse economiche e non solo che può permettersi di avere in giro CyanogenMod e innumerevoli ROM perché tanto nessuno metterà a rischio il suo "market share". Ma date queste premesse la faccenda diventa inquietante perché significa che il deterrente è sempre economico e produttivo di partenza (lil solito dislivello del capitalismo) e quando qualcuno riesce ad emergere "dal basso" viene fagocitato (vedi Facebook che acquista Whatsapp).

    Quel che dubito però è che se Whatsapp fosse interamente open-source con la possibilità di creare un Fork allora Telegram sarebbe una versione forkata e forse Facebook avrebbe pagato di meno o ci avrebbe pensato due volte prima di acquistarla.

    Comunque è un discorso vasto e so bene che sto tralasciando un sacco di altri fattori.

    Grazie del commento ;)

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  7. ...il pessimismo della ragione e l'ottimismo della speranza....io invecchio e inizia a prevalere il primo, è bene e bello che ci sia anche il secondo....

    ps: eri stato tu??? http://distrowatch.com/table.php?distribution=estrellaroja

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  8. come ti è stato risposto la componente innovativa di Whatsapp è quella di legare l'ID al numero telefonico, è l'unica "novità" che le ha fatto fare la differenza. Senza di questa diventa a tutti gli effetti reinventare la ruota (in parte lo è sempre stata).

    Il problema con queste altre app è poi quantitativo, inteso in numero di utenti.
    Ci sono tanti altri programmi o app migliori sia di telegram e whatsapp. Ad esempio una delle migliori è TextSecure, che uso su Cyanogenmod https://whispersystems.org/
    ma quanti usano CyanogenMod o TextSecure?
    una percentuale infima, quindi ad oggi l'unico che può "competere" con Whatsapp mi sembra Telegram.

    Tra l'altro quando si tratta di programmi di messaggistica non c'è niente da fare, si finisce per utilizzare quello che usano i più a meno che uno non voglia messaggiare da solo :D

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  9. ahahha no no figurati a malapena riesco a ricordare come installare Arch.

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.