mercoledì 18 novembre 2015

Perché la religione non è la causa

Mi piacerebbe condividere con voi questo video — pubblicato 1 mese fa — girato da Sergio de Pazos e Bruno Teixidor. Dal mio punto di vista è un materiale ineccepibile nel metodo e abbastanza neutro nei contenuti tranne quando dichiarato, verso la fine. Potete scegliere i sottotitoli in italiano cliccando in basso a destra. Buona visione.



Al di là dei limiti che può avere una lezione di storia veloce e semplificata come questa, chiunque dopo averla capita può affermare che in queste situazioni il fattore principale non è la religione, non lo è mai stato neppure nelle crociate, non lo è neppure nel conflitto Israele-Palestina e non lo è neanche adesso.

lunedì 2 novembre 2015

Popcorn Time è morto, lunga vita a Peerflix (Guida)

Hanno ucciso Popcorn Time, chi sia stato non si sa, forse quelli della Netflix o della pubblicità. Popcorn Time come l'uomo ragno, PopCorn Time come il supereroe dei nostri tempi che cazzo sto dicendo? Non lo so. Sono ancora sotto shock. Questo sono io, a distanza di una settimana:

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Ci sono parecchi particolari della vicenda che non mi quadrano, uno molto curioso è la caduta contemporanea del sito YTS (non può essere una coincidenza), e ho iniziato a nutrire molte perplesità sul progetto Butter, ma è un discorso lungo e se volete potremo parlarne nei commenti.

Potrei pure fare un post infinito e inveire contro il capitalismo elogiando la diffusione della conoscenza, ma insomma, la verità è che mi manca Pochoclín.

martedì 20 ottobre 2015

La retorica ipocrita dei sinceri democratici

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Ieri lo scrittore Erri de Luca è stato assolto da un processo assurdo: per aver dichiarato che il TAV andrebbe sabotato la procura torinese l'aveva accusato di "istigazione a delinquere".

Su Erri de Luca ho letto molte critiche che non c'entrano con il processo in questione. Erri de Luca non piace a tutti e non piace neppure a sinistra, viene criticato per il suo passato e per dichiarazioni recenti, ma sono tutte critiche che non entrano nel merito della questione, qui e ora.

Dopo la sua assoluzione è partito il teatrino triste dei Pro-TAV e dei sinceri democratici a cui non è andata giù la sentenza. Prendiamo ad esempio il post di un personaggio a quanto pare influente nell'ambiente PD, Suzukimaruti, nome d'arte di Enrico Sola.

lunedì 28 settembre 2015

Quella volta in cui Guia Soncini è rimasta zitta

A fine Maggio 2015 trapela la notizia secondo cui Gianluca Neri, organizzatore della Festa della Rete, Selvaggia Lucarelli e Guia Soncini sono stati accusati di compravendita di foto private ai danni di alcuni vip italiani.1

Fu così che il mattino seguente Gianluca Neri ha fatto un post sul suo blog infinito quanto il titolo: "La volta in cui suonarono alla porta alle 7 del mattino, andai a sentire chi era, e da dietro la porta risposero: 'Polizia'". Post in cui cercava di spiegare cos'era successo, in modo ironico e malriuscito; aggiornato innumerevoli volte nel corso della giornata, ma il succo era questo: Neri ha ammesso di avere avuto quelle foto, ma ha specificato che si trattava di un file zip scaricato da 4chan, e che stando a Neri poteva essere scaricato da chiunque.

venerdì 25 settembre 2015

Nuovo canale Telegram del Blog

Sulle potenzialità e i vantaggi di Telegram davanti ad altri programmi di messaggistica mi sono già espresso in passato (Whatsapp, Telegram e sul perché troviamo innovativo reinventare la ruota).

La possibilità di avere una versione desktop sincronizzata col cellulare è una comodità a cui non posso fare a meno. Il tutto al di fuori di Facebook, che ogni giorno sta fagocitando il traffico di metà del web; visto che Whatsapp e Instagram appartengono sempre a Mark Zuckerberg.

E poi su Telegram ci sono gli sticker di Gianni Morandi. Che altro potete chiedere?


Dunque, ho deciso di creare il canale Telegram del blog, dove troverete i nuovi post e non solo: probabilmente linkerò o pubblicherò le cazzate estemporanee che faccio al di fuori da questo blog, o alle quali partecipo, e chissà forse pure dei link che trovo interessanti. Prometto di non intasarvi di notifiche.


Insomma è un modo per esperimentare (ci sono persino le note audio) vediamo cosa ne viene fuori.

Mi rendo conto che è un modo "broadcasting" di comunicare, perché non avete la possibilità di rispondere agli aggiornamenti, ma se vorrete commentare il post questo ci sono i commenti aperti a tutti, oppure potete scrivermi in privato (e se volete chattare vi lascerò il mio contatto).


NOTA: dovete avere la versione aggiornata dell'app per accedervi. Molti mi hanno segnalato che non riescono a farlo dal link, ma se cercate anonimoconiglio sulla barra di ricerca dovrebbe trovarlo.

venerdì 4 settembre 2015

Canonical, Ubuntu Phone e Mr Robot

Qualche giorno fa @ginosansonetto mi ha mandato queste tre schermate, prese da Mr Robot (se non avete mai visto questa serie fatelo).

mercoledì 2 settembre 2015

È normale che non vi piaccia il nuovo logo di Google: vi fa pensare a Trenitalia

Proviamo a togliere i colori dal logo di google e osserviamo bene il video di presentazione. La "o" e la "g" sono due lettere composte con pezzi semplici, hanno lo stesso cerchio e l'unica differenza è l'asta della "g" che si pronuncia in basso:


Di fatti la "a" che vedete subito nel video è una "g" senza quel prolungamento, o meglio è una "o" con una stanghetta:

lunedì 31 agosto 2015

Le feste sulla rete sono in declino

Forse basterebbe soltanto la seguente immagine per argomentare al meglio questo titolo:



A parte i due "partner" gestiti sempre dagli stessi organizzatori, gli altri sponsor che hanno effettivamente a che fare con la rete sono soltanto 6 o 7 (su 19).

A distanza di un anno la Festa della Rete ha perso circa 23 sponsor.1

giovedì 30 luglio 2015

La teoria delle finestre rotte è reazionaria, e alla lunga ci farà molto male.

Nove anni fa, nell'Aprile 2007 ci fu un dibattito a Londra a causa di un muro di Banksy cancellato "per sbaglio". Un lavoratore della London for Transport ridipinse completamente di nero il muro in cui Banksy aveva raffigurato una scena di Pulp Fiction con delle banane al posto delle armi.



Sebbene il comune si fosse indignato assieme ai cittadini ammettendo l'errore, e cercando scuse come "avevamo chiesto che rimuovessero altri graffiti, non quello di Banksy", la London for Trasport (la loro ATAC, per capirci) non si è fatta scrupoli nel rivendicare l'accaduto e, anzi, ha dichiarato tramite il suo portavoce che rimuovere il graffiti era necessario poiché "creano un'atmosfera di abbandono e degrado sociale che incoraggia il crimine".

Vi ricorda qualcosa?

martedì 23 giugno 2015

Gli influencer colpiscono ancora

Premessa: questa è la seconda parte del post sull'Universo Costanzo uscito un mese fa, chi non l'avesse letto è invitato a farlo per capire di cosa si parla.
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universo-costanzo-seconda-parte-influencer-colpiscono-ancora-socialITA-expo
- grazie @ffffjd per la foto

lunedì 18 maggio 2015

L'Universo Costanzo - La via lattea delle marchette italiane

Qualsiasi esperienza non affiancata da strumenti critici, finisce per essere considerata naturale, con la conseguenza che non la scegliamo davvero, ma la subiamo; così la società finisce per dividersi in produttori e consumatori acritici di comunicazione visiva.
~ R. Falcinelli, Critica Portatile al Visual Design

Osservate bene questa immagine e pensate cosa rappresenta per voi.

universo-costanzo-marchette-italiane-pubblicità-socialcom15-socialITA

Per me questa foto, che chiamerò l'Universo Costanzo, rappresenta l'Orsa Maggiore della rete "italiana", e per rete italiana intendo proprio una sfera con limiti molto labili che racchiude gli utenti di questo stivale nella sua maggioranza: coloro che risiedono in Italia e fanno uso della rete prevalentemente in lingua italiana.

Vi starete chiedendo cosa c'entra Maurizio Costanzo con la rete italiana. Poco o nulla, ma l'Universo Costanzo e le sue costellazioni rappresentano una logica televisiva-commerciale. Una logica fatta di pubblicità. Ora, il punto a cui voglio arrivare è questo: la websfera italiana sottende sempre di più, e in modi ormai imbarazzanti, ad una logica televisiva. In parole povere, siete e siamo circondati da marchette, marchette inconsapevoli, marchette nascoste, marchette ovunque.

venerdì 10 aprile 2015

Io passavo da lì e mi hanno intervistato

Ieri la realtà ha superato la finzione ancora una volta e la celebre scena di Mario, la serie tv di Maccio Capatonda, si è realizzata davanti al Tribunale di Milano, quando una troupe di giornalisti ha intervistato un passante che ha visto uscire una donna che a sua volta aveva sentito degli spari. Comparate le due scene e ditemi voi se c'è differenza:

mercoledì 4 marzo 2015

I media, le parole e le spirali del silenzio

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Pochi sanno che parola "olé", spesso ripetuta negli stadi spagnoli e latinoamericani per esaltare una squadra o un giocatore, proviene dall'arabo.

Olé proviene niente meno che da "Allah", più precisamente da Wa-(a)llah ("per Dio"). Sta a significare l'esaltazione di una performance sportiva o artistica. Gli arabi la utilizzavano perché in certi momenti scorgevano o gli pareva di scorgere Dio dinanzi alla bellezza delle cose e delle azioni "sovrumane". Passando per lo stretto di Gibilterra questa espressione è finita in Spagna, sia nel flamenco sia nella tauromachia. Olé è anche l'urlo che fa la platea quando un torero schiva il toro. E infine dalla corrida è arrivata al calcio.

«Elevate le parole, non il tono della voce.
E’ la pioggia che fa crescere i fiori, non il tuono
~ Jalal al-Din Rumi

Rumi è considerato il massimo poeta mistico della letteratura Persiana, uno che si è sicuramente speso per elevare le parole e che, con ogni probabilità, quando diceva Jihad intendeva, innanzitutto “grande Jihad”: lo sforzo interiore per liberare l’io da pulsioni che lo dominano conducendolo lontano da uno sviluppo armonioso e da una condotta giusta.» - Sulla comunicazione: contro il letteralismo

Non ci avevo mai fatto caso, ma al di là di tutto la parola Jihad è bellissima. E per "al di là di tutto" intendo a parte ciò che succede nell'ultimo periodo e soprattutto di come ce la raccontano i media. Perché purtroppo uno dei pochi - non dico l'unico, ma quasi - punti di riferimento che noi in quanto massa abbiamo per accedere ai fatti del mondo sono i media, mainstream e non.

venerdì 20 febbraio 2015

Guai a dare del «razzista» a Salvini

La prendo un po' alla lontana. Ci eravamo lasciati con quel post sul povero lunotto di Matteo Salvini, quello in cui i 'sinceri democratici', un gruppo di utenti del PD relativamente influente sui media, ha pianto e urlato al "fascismo" verso i centri sociali. Perché l'importante non era il lunotto o la democrazia, l'importante per certe persone è schierare l'opinione pubblica contro i centri sociali, e se per questo c'è bisogno di difendere Matteo Salvini va bene, ingoiano la pillola.


La reazione di queste persone ai fatti di Cremona la dice lunga sul loro doppiopesismo, o meglio sulla loro faccia da culo. Mi riferisco al fatto che se oggi 50 componenti di Casapound e di estrema destra mandano in coma una persona loro non dicono nulla, niente, a patto che quella persona appartenga a un centro sociale. Neanche una parola di sdegno.1

lunedì 2 febbraio 2015

Il «classista» moderno che scrive

Quando leggo post come quello di Luca Sofri, condiviso su tutti i social network – o linkati dagli account de Il Post – penso sempre a quanto i pregiudizi o le concezioni antiquate e anacronistiche possano trarci in inganno, d'altronde Sofri cita un testo uscito nel 1908 per commentare i tatuaggi di un calciatore nel 2015. E mi domando perché al vedere un po' di tatuaggi nelle braccia di un calciatore uno debba cercare una risposta sociologica1, ma tant'è. In fondo tutti immaginiamo Icardi che mentre si sta facendo il tatuaggio probabilmente racconti al suo tatuatore che lui lo fa perché vuole preservare la sua cultura di «delinquenza» alla quale è sempre appartenuto e per rafforzare la sua identità di «degenerato» dinanzi alla società, mentre il tatuatore annuisce silenzioso e si accarezza la barba e assaggia un po' di inchiostro, no?. Ma se a Sofri vengono in mente quelle parole sui tatuaggi chissà cosa gli viene in mente quando vede un lavoro di Banksy. Dopotutto il testo citato dal direttore de Il Post continua in questo modo: