lunedì 18 maggio 2015

L'Universo Costanzo - La via lattea delle marchette italiane

Qualsiasi esperienza non affiancata da strumenti critici, finisce per essere considerata naturale, con la conseguenza che non la scegliamo davvero, ma la subiamo; così la società finisce per dividersi in produttori e consumatori acritici di comunicazione visiva.
~ R. Falcinelli, Critica Portatile al Visual Design

Osservate bene questa immagine e pensate cosa rappresenta per voi.

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Per me questa foto, che chiamerò l'Universo Costanzo, rappresenta l'Orsa Maggiore della rete "italiana", e per rete italiana intendo proprio una sfera con limiti molto labili che racchiude gli utenti di questo stivale nella sua maggioranza: coloro che risiedono in Italia e fanno uso della rete prevalentemente in lingua italiana.

Vi starete chiedendo cosa c'entra Maurizio Costanzo con la rete italiana. Poco o nulla, ma l'Universo Costanzo e le sue costellazioni rappresentano una logica televisiva-commerciale. Una logica fatta di pubblicità. Ora, il punto a cui voglio arrivare è questo: la websfera italiana sottende sempre di più, e in modi ormai imbarazzanti, ad una logica televisiva. In parole povere, siete e siamo circondati da marchette, marchette inconsapevoli, marchette nascoste, marchette ovunque.


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Che cosa intendo per "logica televisiva commerciale"?


Esistono diversi modelli televisivi:
  • Servizio Pubblico: il concetto di "Servizio Pubblico" è nato grazie a John Reith, primo direttore della BBC, il quale ha proposto una televisione che avesse tre scopi: informare, educare e divertire. In questo caso gli introiti venivano da un canone e non c'era bisogno di pubblicità.
  • Propaganda politica: la televisione usata per propaganda politica è spiegata nella locuzione stessa, ha la funzione che aveva la radio per Goebbels, ed è sovvenzionata dallo stato o dal potere.
  • Televisione commerciale: rispetto ai due precedenti, il modello di business televisivo ha un altro scopo: fare soldi. Ed è una televisione pagata dalla pubblicità.

Questo passaggio è fondamentale: con la televisione commerciale la TV stessa diventa "merce" e mezzo che veicola programmi, contenuti suddivisi in generi e fasce di orario. E tutto questo ha un unico e semplice scopo: aggregare del pubblico, produrre audience.

La televisione commerciale non produce un palinsesto né programmi televisivi, il suo vero prodotto è il pubblico stesso, da vendere poi agli inserzionisti come un pacco. Più audience ho, più l'inserzionista pagherà per la pubblicità. Ciò che in gergo vende la TV è il suo pacco "eye balls", le palle degli occhi dei suoi spettatori.

Per produrre audience la televisione non fa altro che attirare l'attenzione, e una volta che ha la vostra attenzione può mettere in contatto le aziende coi suoi consumatori.

"Per percepire un messaggio pubblicitario, è necessario che il cervello dello spettatore sia ben disposto. I nostri programmi sono progettati per renderlo più disponibile: ossia, per intrattenere, per rilassarlo per prepararlo a due messaggi. Quel che vendiamo alla Coca Cola è una quota di cervello umano disponibile. — raccontava Patrick Le Lay, CEO di TF1, già nel 2001 — Niente è più difficile che ottenere questa disponibilità mentale. È qui che si trova il cambiamento permanente. Dobbiamo cercare costantemente i programmi che funzionano, seguire le mode, navigare attraverso le tendenze in un contesto in cui l'informazione accelera, si moltiplica e diventa luogo comune."

Capite ora perché la Coca Cola contatta "influencer" in rete inviando loro una bottiglia perché facciano una foto o un aggiornamenti online?




Gli influencer


Quindi così come il produttore televisivo non vende il programma all'inserzionista, ma vende la sua audience, l'influencer non sta vendendo la sua influenza, l'influencer sta vendendo voi. È un nuovo palinsesto televisivo, un medium in carne ed ossa che  "vende" il suo pacco "eye balls". Mette in contatto l'azienda con i suoi consumatori e nel peggiore dei casi non lo sa, non si pone neanche il problema. Nel caso ancora più farsesco l'azienda non paga neanche, ma invia il prodotto come un semplice "regalo" a quell'influencer tanto speciale.

Sono passati 14 anni dalla dichiarazione di Le Lay e oggi le mode, le tendenze e l'informazione passano anche e sopratutto dai social network. Twitter diventa un "secondo schermo" dove gli spettatori commentano un programma televisivo, e il programma televisivo diventa Trending Topic. A volte una manciata di influencer vengono invitati in salotti comodi dove possono twittare con l'hashtag del programma.

Si fa presto a ridere del ritorno di Maurizio Costanzo o di quanto siano ridicoli i programmi di Maria de Filippi, ma intanto vengono visti, diventano TT e attirano ancora l'attenzione: producono audience. Altroché! Maurizio Costanzo è vivo e lucra nonostante noi.


In sostanza le marchette in rete fanno parte dell'evoluzione dell'advertising. Con la differenza sostanziale che la televisione e gli altri mezzi sono regolati, molto regolati per legge. Le pubblicità vengono annunciate per motivi legali, la scritta in sovrimpressione "messaggio pubblicitario" non è un caso, bensì una imposizione basata sul diritto del consumatore, il diritto di sapere che ci si trova davanti ad un messaggio pubblicitario.

Non so se è chiaro, ma se foste un calciatore famoso per fare uno sponsor e portare delle scarpe di un certo marchio dovreste firmare un contratto e dovrà essere chiaro ai vostri fan che state facendo lo sponsor, il testimonial. La strategia viene regolata perché per tutelare il consumatore devono fargli sapere che si trova davanti ad una pubblicità.

Queste dinamiche forniscono allo spettatore certi anticorpi. Le marchette su internet non sono così regolate. Siamo davanti ad un fenomeno nuovo quindi le agenzie di pubblicità e i brand ci sguazzano. Da qualche anno a questa parte certi battutisti con molti followers sono diventati «influencer», vengono contattati da aziende per promuovere e fare pubblicità a prodotti o eventi.

Se ci pensate non solo è una logica da televisione commerciale, ma è pure poco adatta al mezzo. Se dovessi mettermi nei panni di un dirigente difficilmente darei in mano il prodotto ad uno sconosciuto cedendogli libertà comunicativa, potrebbero succedere situazioni scomode.

Ad esempio il caso della necro-recensione di qualche settimana fa: una azienda informatica regala una manciata di smartphone ad alcuni blogger italiani. Una di loro fa una recensione spiegando al padre quanto gli sarebbe piaciuto questo cellulare. Peccato che il padre di questa ragazza sia deceduto tempo fa, quindi lei ha scritto un testo via di mezzo tra lo strappalacrime e la marchetta al cellulare, un post abbastanza kitsch e un po' inquietante. Non ve lo linko neanche, ma vi lascio qualche prova raccolta dal Twitter che Odia:



Risulta più "onesto" l'account ufficiale di un brand, che è dunque esplicitamente pubblicitario, ma serve per ottenere informazioni e a volte risposte sul prodotto, dell'account "spontaneo" e giocoso del battutista che tutto ad un tratto mi fa ritrovare davanti alla faccia il nuovo processore informatico, la bottiglia della bibita gasata che gli hanno "regalato" o mi spiega quanto è bella l'Expo.

Questo non solo è snervante, perché mi spamma della pubblicità in faccia quando meno me l'aspetto, non solo è poco legale, perché in Italia esistono leggi che esigono trasparenza nel rapporto commerciale tra chi fa pubblicità e chi paga per averla, ma è sopratutto abbastanza discutibile dal punto di vista etico.

Certo mi rendo conto che spiegare un minimo di etica ad un markettaro è come parlare di fisica quantistica a un cavernicolo. Ciò a cui bada l'azienda coinvolta però è l'aspetto legale, e legalmente c'è una lacuna. Negli USA un blogger/twitstar rischia multe fino a 11 mila dollari se non rende esplicito il suo rapporto con l'agenzia di PR che gli fornisce prodotti/inviti, ecc.

Entro certi limiti trovo comprensibile il blogger che scrive una recensione con il suo stile, purché specifichi che il prodotto gli è stato regalato/consegnato per fare appunto quella recensione, purché chiarisca il suo compromesso. Oppure capisco una recensione inserita in un contesto da cui posso desumere che c'è stata una intesa pregressa (un magazine, un blog che tratta certi argomenti, ecc).

A volte un blogger potrebbe avere uno sguardo diverso dall'esperto che scrive sul giornale e dare delle risposte che servono al consumatore interessato, ma il rapporto tra lui e l'azienda deve essere chiaro, ed io in quanto lettore devo sapere che dietro al testo che sto leggendo c'è una qualche forma di compenso (che non sempre è necessariamente monetario).

Quel che invece succede oggigiorno - e che Vincos spiega molto bene in questo post - è che la pubblicità sta cambiando alla pari del mezzo. L'immediatezza dei social la fa da padrone rispetto ai blog, quindi i brand e le agenzie pubblicitarie si adeguano, contattano twitstar e persone con molta audience per aggiornamenti live. Ciò che si perde in questo passaggio è quell'intesa tra il lettore e chi pubblicizza, tutto diventa sfumato, tutto diventa più "spontaneo", tutto diventa più tossico:

[...] Da qualche anno a questa parte le cose sono molto cambiate. Le aziende, assecondate anche dalle agenzie di comunicazione, sono diventate molto più pragmatiche: non ci pensano proprio a conversare, l’unico obiettivo è ottenere copertura. Girano addirittura veri e propri listini per le prestazioni dei cosiddetti influencer.

Un anno fa una multinazionale della tecnologia mi ha offerto €600 per andare ad un evento, twittare e scrivere un post. Io ho declinato la proposta, ma ho osservato gli altri blogger coinvolti scrivere della conferenza senza menzionare il rapporto di scambio intercorso.

Anche gli “influenti” sono cambiati. La massificazione dei social network ha contribuito a diluire l’importanza delle opinioni scritte sui blog, creando, nel contempo, nuovi palcoscenici per nuovi influencer, meno attenti alla trasparenza.

Ormai su YouTube, Instagram, Twitter, Tumblr, non si trova più traccia di disclaimer. I nuovi influencer promuovono prodotti in cambio di denaro, senza preoccuparsi di chiarire al proprio pubblico i rapporti che li legano alle aziende. E probabilmente neanche queste nuove audience si fanno domande in merito.

In USA ci sono leggi severe e anche in Italia ci sarebbero, a partire dal D.lgs. 2 agosto 2007, n. 146, ma nessuno se ne cura.

Sull'aspetto legale torneremo più avanti. A mio avviso l'aspetto ancora più allarmante è che molti "influencer" non si rendano neppure conto di essere sfruttati. Intanto perché nella maggior parte dei casi non vengono pagati a livello monetario, in secondo luogo perché traggono soddisfazione dal "prestigio" che comporta essere stati contattati da una azienda importante. Qui vorrei tanto citare Debord e la Società dello Spettacolo ma vi risparmio, anzi vi cito una persona che pur non essendo una "Big Influencer" spiega molto bene questa dinamica, dato che l'ha vissuta di persona:

[...] Ma c’è un motivo ancora più fantastico che fa cadere gli influencer nel giro delle collaborazioni gratuite coi brand, anche se è palese. Anzi: proprio perché è palese.

Il prestigio Sì, il prestigio. E adesso mi direte: no ma aspetta, non era il brand che voleva guadagnare punti-prestigio avendo le grazie dell’influencer? Si, anche. Ma l’influencer, se sa di essere appetibile a un brand figo, si sentirà lui stesso ancora più figo. E i suoi seguaci lo troveranno pure loro ancora più figo e guadagnerà punti da tutte le parti. Perché, cioè, a lui lo contattano quelli la, mica pizza e fichi come noi. Follouiamolo per direttissima!

E così è pieno di bimbiminkia e non solo che follouano certi influencer. E va benissimo, perché i bimbiminkia e non solo poi si comprano i prodotti/servizi. Un circolo vizioso. Un circolo virtuoso. Dipende dai punti di vista.

Un circolo penoso e abbastanza inquinante dal mio punto di vista.

Le agenzie di Influencer


Esistono in Italia agenzie che coordinano gli influencer per fare in modo che loro possano scrivere post sui blog, twittare, postare su instagram riguardo eventi o prodotti in modo "spontaneo".

Quell'evento così bello che vedete scorrere nella vostra Timeline potrebbe essere in realtà una pubblicità retribuita in qualche modo, ma voi non lo sapete.

Una di queste agenzie è SocialITA, nata quest'anno. Approccia il marketing sfruttando la potenza di fuoco degli account coinvolti e la capacità di usare i social network per penetrare in quella "quota di cervello umano disponibile", per dirla alla Le Lay.

Il loro "manifesto" propone di utilizzare l'influenza che hanno per promuovere tecniche di marketing esperienziale e creare contenuti virali.

SocialITA propone un modello di promozione basata sul marketing esperienziale applicato agli influencers: far vivere l’esperienza a chi ha una grande influenza sui social e le capacità di raccontarla in modo unico. Diventa centrale, quindi, lo sviluppo di progetti che sappiano tenere conto delle esigenze di chi vi prende parte e li metta nella condizione di produrre contenuti di qualità, capaci di suscitare interesse, partecipazione e di essere virali. 
Esigenze che conosciamo bene, perché SocialITA stessa è fondata da influencers.

Come già dimostrato, non è vero che stanno vendendo la propria influenza (ce l'hanno veramente?), stanno vendendo la loro audience. Dietro a questo approccio c'è ancora un'altra volta l'universo Costanzo, basato sulla stessa logica illustrata prima.

Intanto però trovo parecchio discutibile determinare il successo di queste iniziative sulla base dei meri numeri di reach, e neanche raggiungere i trending topic conta più come parametro di successo; qualcosa che ho già cercato di spiegare in questo post su Valigia Blu:

[...] l’algoritmo di Twitter dà più importanza al numero diverso di persone che twittano con lo stesso termine e non al volume che questo può raggiungere con la loro audience. In parole povere, non basta che 20 twitstar usino un hashtag, generando milioni di impressions in base al loro numero di followers, è più importante che 100 persone, anche con pochi followers, usino lo stesso hashtag. Il fatto la dice lunga su quanto alcune neo-iniziative come #InMontefalco, create per rilanciare il turismo sul territorio invitando gruppi di twitstar perché twittino con l’hashtag del posto, siano forse un po’ sopravvalutate.

Ma in secondo luogo, e forse più importante, noto come queste iniziative non siano trasparenti.

Il caso twitstar ed Expo


Tra i clienti di SocialITA figura Expo, ed è la stessa SocialITA ad aver organizzato la gita di twitstar e influencer che da venerdì a domenica scorsa hanno girato per l'evento pubblicando status live sui social network.

A mio parere l'evento pubblicizzato in questo modo diventa una marchetta ad Expo dal momento in cui lo stesso account portavoce dell'Esposizione ha dichiarato che la società Expo ha pagato l'azienda SocialITA per organizzare la gita.


Inoltre, se per capire che SocialITA ha organizzato tutto bisogna rincorrere e tartassare l'account portavoce di Expo e leggere addirittura dichiarazioni contraddittorie allora intanto capisco che gli accordi non erano chiari neppure al portavoce, e in secondo luogo posso affermare che la trasparenza verso il lettore non esiste proprio.

Non si sa neanche chi sono gli "influencer" che hanno fondato SocialITA e chi sono le persone coinvolte in questa gita finanziata Expo. Sul sito della neo società si trova questo e basta:

socialITA-marchette-expo-twitstar


Ergo in questo rapporto noi siamo ricettori di messaggi e contenuti che queste persone pubblicano, ma non sappiamo in che modo siano stati retribuiti o se lo siano stati. Aggiungo che da quel che trapela sui social, Canon ha dichiarato di aver consegnato loro della attrezzatura apposta.


Ciò viene confermato da un tweet in cui si possono contare almeno nove reflex nelle loro mani:



Dunque tirando le somme sappiamo che Expo ha pagato e fatto accordi con SocialITA, e che Canon invece ha fornito le attrezzature, non si sa però quali siano gli account coinvolti, almeno non in chiaro.

Quindi tra venerdì e domenica, molti lettori hanno avuto una timeline piena di contenuti e foto che testimoniavano la presenza dei loro blogger twitstar preferiti all'Expo, presenza dietro una qualche forma di compenso, ma non lo sapevano. In sostanza hanno ricevuto una pubblicità in modo ingannevole e discutibile.

Quando parlo di pubblicità ingannevole non sto esagerando: se penso che la persona che sto leggendo ha pagato il biglietto la considero un consumatore alla mia pari, se so che gli è stato pagato il biglietto o offerto un qualche tipo di rimborso il rapporto tra me e lui cambia, e cambia sopratutto il modo in cui percepirò ciò che leggerò.

Questo diritto alla trasparenza è addirittura protetto per legge. Torniamo ancora una volta a quel che sosteneva Vincos ben 5 anni fa (neretti miei):

[...] Ciò che molti osservatori ignorano, e che dunque val la pena di ribadire, è che la legge italiana già da tempo si occupa di queste fattispecie in maniera più equilibrata a mio avviso: cioè regolando l’attività dei professionisti della comunicazione e non dei blogger. 
La norma di riferimento è il D.lgs. 2 agosto 2007, n. 146 in attuazione della direttiva 2005/29/CE relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno. 
In un paese dove prosperano agenzie, che fanno credere alle aziende di potersi “infiltrare” nelle conversazioni degli utenti (si, la chiamano proprio tecnica di “infiltration”), conviene sottolineare l’art. 23 che considera tra le pratiche commerciali ingannevolidichiarare o lasciare intendere, contrariamente al vero, che il professionista non agisce nel quadro della sua attivita’ commerciale, industriale, artigianale o professionale, o presentarsi, contrariamente al vero, come consumatore”.


Un futuro radioso


Non voglio ridurre tutto all'aspetto legale, non è neppure la mia maggior preoccupazione. Anche perché a livello legislativo internet in Italia è messo molto ma molto male, e viste le prospettive future non ho molte speranze.

Tanto per dirne una, ricordate Rudy Bandiera? Di lui vi ho parlato nel post sui premi Macchianera: noto influencer italiano, famoso per aver avviato una marchetta "social" (#UnaMacchinaPerRudy), facendosi "prestare" una macchina da Smart Italia, il tutto con fare "spontaneo" al punto tale da far sembrare l'annuncio di Smart una cosa decisa al volo.

Ecco, oggi lui andrà in Senato a parlare di Comunicazione al tempo dei Social e tenetevi forti perché assieme a lui ci saranno personaggi del calibro di: Fabrizio Rondolino, Francesco Nicodemo, Nicola Porro (vicedirettore de Il Giornale) Maurizio Gasparri, Renato Brunetta e tanti altri personaggi competenti in materia. Tra i quali approfitto per salutare Antonio Polito, direttore del giornale che mi ha collegato a fatti di mafia accusandomi di avere un qualche rapporto con Licio Gelli (True Story, l'articolo del Corriere di Mezzogiorno è ancora online).

Capite? Queste persone qui, in Senato, a parlare di comunicazione in rete.

Capite perché le speranze nel veder sparire le marchette subdole degli influencer sono più che ridimensionate?

Insomma, soluzioni non ne ho. Al momento il mio metodo personale è non seguire certi personaggi e addirittura metterli in mute, per non dovermi sorbire la pubblicità per vie traverse.

Spero che come minimo SocialITA renda disponibile i nomi degli account coinvolti in quest'ultima gita, così potrò affinare la mia lista personale.



EDIT: a distanza di un mese ho pubblicato la seconda parte di questo post, con la lista che auspicavo SocialITA potesse rendere disponibile e altri aggiornamenti:


79 commenti:

  1. Mean Cactus18/05/15, 10:22

    Purtroppo va sempre, sempre, sempre considerato che la dignità costa poco. Specialmente per persone come quelle che hai nominato/indicato che NON sembrano avere nessun tipo di creatività.
    Parliamoci chiaro: se tu fossi nei panni di uno di loro, rifiuteresti? Probabilmente sì. Ma proprio perché non sei nella loro situazione.


    Ormai l'unica differenza fra una escort e un influencer è che ci sono cose che una escort non farebbe mai per soldi.
    Credo che la parte più schifosa sia la strategia comunicativa di SocialITA, non tanto questi che si vendono per fare le marchette.
    O sbaglio?

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  2. Appurato che la logica dell'interruzione pubblicitaria non è funzionale a raggiungere nessuno scopo sui social media, come è possibile che delle imprese si affidino ancora alle markette web?

    Sarò troppo anti-complottista, ma, a mio modo di vedere, dietro tutto ciò ci sta solo grande ignoranza e superficialità in certe scelte. Per 'sta roba di Expo ci sarà stato uno scienziato che avrà detto a un altro scienzato "per fare la pubblicità dell'evento sui social si fa così" e morta lì, senza riflessioni ulteriori.

    Lavorare sul proprio prodotto e sulla propria immagine è troppo stancante e dispendioso sia in termini di tempo che di costi. È proprio come coi siti internet fatti coi piedi: "tanto 'ste cose non sono importanti, gliele faccio fare a mio nipote che è bravo col computer e sa l'inglese benissimo".


    Non so perché, ma non ce lo vedo un super manager di Expo che pensa alla brand awareness sui social o all'agile development per sviluppare la propria presenza online.

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  3. Penso che effettivamente la responsabilità sia duplice. Intanto l'influencer ha la responsabilità di non prendere in giro i suoi lettori, mentre la società o agenzia di PR ha la responsabilità di essere trasparente.


    Poi possiamo pure parlare sul successo pregresso di certi influencer. Io vedo certi battutisti che non farebbero ridere manco un bambino di 3 anni, però non so che dire, dopotutto la risata è soggettiva. Il punto è che queste persone (e qui andiamo oltre SocialITA), youtuber, twitstar, blogstar, agiscono in questo modo per una questione meramente numerica.


    Ho come la sensazione che se domani creassi un account conformista e giocoso, comprassi un pacco di 50k followers e aspettassi un po', prima o poi una azienda mi contatterebbe per fare la marchetta. Tanto per dimostrare che questo mercato si regge sulla base dei numeri ed è pure inflazionato.

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  4. È di fatti un mercato e un modello di business ampiamente sopravvalutato, almeno, sopravvalutato se fatto in questo modo. Credo che una logica del genere possa funzionare a livello di nicchia, ma non bisogna sottovalutare la capacità del cervello di essere influenzata in modo inconscio, se mi spari una pubblicità a mia insaputa io ne resterò condizionato volente o nolente. Certo poi dipende chi spara la pubblicità, se lo fa un esperto che la pensa a tavolino è un conto, se lo fa un blogger che non ha esperienza può venire una cosa ridicola (che è pure quel che capita), vedi l'esempio della necrorecensione.

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  5. Anonimo coniglione18/05/15, 12:13

    Peccato non ci sia nessuna legge che, per tutelare i lettori, obblighi a scrivere prima dei post nei blog "In questo articolo sputerò un po' di veleno per attirare l'attenzione dei frustrati come me che subiscono travasi di bile quando vedo altri invitati ad eventi interessanti".

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  6. mi stavo preoccupando, ecco la coazione a ripetere del marchettaro, mi mancavi.

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  7. Daniele Burtoli18/05/15, 12:38

    La penso esattamente all'opposto, ma ho trovato la tua posizione molto interessante in quanto decisa e, cosa rara, documentata. Capisco questa "ansia da sfruttamento", ma credo che Marx sia ormai morto e con lui la lotta di classe tra il padrone cattivo (oggi global value chain, per citare le reflex) e noi povere pecorelle (da un lato consumatori e da un lato influencer, o diffuseurs, che detto alla francese rende ancora meglio).

    In particolare mi permetto di dissentire sul merito di questo passaggio: "Tra venerdì e domenica, molti lettori hanno avuto la TL piena di contenuti e foto che testimoniavano la presenza dei loro blogger/twitstar preferiti all'Expo [...] ma non lo sapevano". Il problema, a mio parere, sta proprio nel fatto che SI SAPEVA BENISSIMO e ciò rende quell'adv libero dalle accuse di "ingannevole e discutibile".

    Dunque, si potrebbe certamente essere più trasparenti circa i dettagli degli accordi (e qui concordo con te, a maggior ragione in virtù del fatto che io creda non ci sia nulla di male), ma si potrebbe anche "accettare" le attuali logiche di mercato, scegliere da che parte stare e non prendersi mai così sul serio.

    Concludo con qualcosa così autoreferenziale che non andrebbe mai fatto (e che molto raramente faccio). Qualora sarai interessato a cliccare su questo link, scoprirai come ho pensato di prendere, con ironia, questo tipo di iniziative. https://twitter.com/danieleburtoli/status/599170308545880065

    Avessi una bacchetta magica, infatti, non chiederei alle aziende di smettere di arricchirsi (anche "giocando sporco"), bensì chiederei agli utenti di aprire gli occhi. E poi scegliere liberamente. Questo sì, che sarebbe rivoluzionario.

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  8. E mi ricordo di un @iddio che tutto di colpo si mette a spompinare TIM ed EXPO...

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  9. simpatici umoristi. Voi non state benissimo. Perché vorreste darmi a bere che non è uno specchietto per le allodole anche questo post? Mumble. Adesso i suddetti influencer per rispondervi dovrebbero linkare questo post e rilanciare la popolarità del sito. Clap. Clap. Mabravi. Traffico a valanga assicurato. Tipo. Io mai e poi mai vi avrei filati. Poi, l'influencer di turno abbocca e voi andate di gongolo a manetta. Bella predicare, più bello razzolare. Se una qualsiasi azienda mi omaggia di un regalo, io ringrazio e me lo tengo. Il mio cervello continua a funzionare, e sono felice. C'è qualcosa di così orribile nell'essere felici di un regalo? No, io non credo. La filosofia della prostituzione online è ormai argomento abbondantemene rimasticato da secoli. Ruminarne ancora l'erba mi sembra fuori luogo e di cattivo gusto. Funziono? Sì. Ho dei benefits. Che non mi cambiano la vita ma la rendono più bella. Sbattere il mostro in prima pagina, in questo modo, atteggiandosi a santoni della comunicazione e detentori del Verbo suona una cifra da *rosico*. Ed è un po' triste. Ma se piace a voi... buona camicia a tutti.

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  10. Invece è ingannevole perché siete stati presentati come consumatori comuni, non come testimonial.
    Ah, si nota che ti atteggi a umanista che spera nel buon cuore delle aziende solo per poter giustificare il tuo spam con qualche riga di testo.

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  11. Daniele Burtoli18/05/15, 12:54

    Il fatto ch'io NON facessi parte di quei "testimonial", caro GM, dimostra l'infondatezza della tua tesi e, se permetti, la tua cattiva fede.

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  12. Secondo la mia modesta opinione, se ti prendi la briga di rubare preziose ore di sonno per scrivere un articolo lungo e pieno di fonti citate, potresti anche controllare che ci sia una qualche parvenza di logica nei contenuti.

    Il solo scrivere che è tutto oscuro, poco trasparente, e che non si sa se tanti influencer erano "per caso" lo stesso giorno nel medesimo posto in un paragrafo, e nel paragrafo successivo specificare quale società ha organizzato cosa con chi appoggiandosi a quale brand (Socita, Canon...) fa scricchiolare completamente l'impianto logico della tua argomentazione. Mi pare chiaro che alcune persone influenti siano state invitate a parlare di un evento. Di cosa stiamo parlando? Avrebbero dovuto infilare per tutto il giorno, in 140 caratteri, la scritta "OGGI SONO OSPITE DELL'EXPO" in ogni tweet? Mi pare che siamo nel reame del ridicolo.

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  13. No, se permetti io sto mettendo in luce che proprio appunto i social network creano queste situazioni dove i disclaimer non ci sono, metti per mancanza di spazio, metti per l'immediatezza con cui si svolge la comunicazione. È l'appunto che fa anche Vincos e mi sembra del tutto logico.


    Nella fattispecie però SocialITA e Canon non specificano le persone coinvolte. Quindi io non posso dire con certezza che l'utente pinco_pallino era lì in gita perché l'ha portato SocialITA (la cui è stata pagata da Expo; l'ha ammesso il portavoce). Ergo, seguendo il filo logico, io non so quali di questi influencer siano andati a Expo di loro spontanea volontà e quali invitati da una società che è pagata per promuovere l'evento dei social. Di conseguenza io non so chi posso mettere in mute e chi no, perché non voglio ricevere pubblicità nella mia Timeline.


    Chiaro?

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  14. Ah, tutto chiaro. Quindi se tu per tre giorni vedi @pinco e @pallino che twittano contemporaneamente degli stessi padiglioni facendosi foto insieme nelle quali si taggano, leggi quei nomi ed esclami dentro di te "Che il cielo mi venga in aiuto! @pinco e @pallino stanno twittando del padiglione sardo, @pinco e @pallino stanno usando l'hashtag #expo, ecco una foto di @pinco e @pallino che si taggano "@pinco e @pallino" davanti al padiglione dell'Honduras. Quali utenti saranno mai coinvolti?! Forse @sempronio_71 e @agenore_roma?!".

    Credo che lo Stato abbia dei sussidi per le disabilità mentali.

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  15. Ciao. Dunque, Marx a parte (e sappi che stai parlando con una persona che trova Marx vivo più che mai), non capisco perché tu scriva che si "si sapeva benissimo", quando in realtà (parlo per me) ho saputo dell'esistenza di SocialITA nel momento in cui ne ha parlato il portavoce di Expo (il quale a sua volta ne ha parlato dopo insistente richieste degli utenti). Fino al momento prima ciò che risultava una gita e un incontro tra twitstar all'Expo è diventata una gita finanziata Expo.

    Ripeto quel che ho risposto sotto ad un altro utente, nel caso di SocialITA e Canon non sono state indicate le persone coinvolte. Quindi io non posso dire con certezza che l'utente pinco_pallino era lì in gita perché l'ha portato SocialITA (che vanta tra i suoi clienti Expo). Ergo, seguendo il filo logico, io non so quali di questi influencer siano andati a Expo di loro spontanea volontà e quali invitati da una società che è pagata per promuovere l'evento dei social. Di conseguenza io non so chi posso evitare di seguire o mettere in mute e chi no, perché non voglio ricevere pubblicità nella mia Timeline.



    È per questo che pretendo, in quanto consumatore, più trasparenza. Ma penso che su questo punto siamo d'accordo.

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  16. Credo che tu stia banalizzando un discorso molto più complesso e logico. Non siamo noi utenti che dobbiamo perdere tempo a capire chi fa pubblicità e chi no, il senso del disclaimer è proprio preventivo, aiuta a far capire a priori che ti troverai davanti ad una pubblicità.


    Abbi almeno la decenza di non renderti ridicolo insultando me e lascia stare la logica che finora non hai dimostrato di avere. Quando avrai voglia di argomentare seriamente fallo, altrimenti lascia stare perché ti cancello i commenti.

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  17. matteoplatone18/05/15, 13:32

    Ciao, Daniele, una curiosità: puoi dire tutti i dettagli, cioè se oltre a ricevere la Canon hai avuto per esempio rimborsi? Oppure hai solo ricevuto la Canon poi viaggio & co erano a spese tue?

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  18. L'importante è - come hai detto tu stessa - che il tuo cervello funzioni e tu sia felice.
    Ti abbraccio.
    Gratis.

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  19. Daniele Burtoli18/05/15, 13:41

    La differenza di pensiero circa Marx l'avevo intravista, ma appena appena :D scherzi a parte, credo che la differenza principale sia nell'ammettere di essere, vuoi o non vuoi, interni a queste logiche. Mi spiego meglio: se arrivi al cinema, compri i pop corn, ti siedi e poi vedi un product placement, che fai? Scappi dalla sala? Non credo. Cioè, diciamo che io non mi sento offeso da quelle che tu chiami "marchette" poiché ne sono consapevole e posso, perciò, scegliere di consumare (per usare un tuo termine) liberamente. Credo che da oggi il "si sapeva" valga anche per te, a me non resta che ringraziare (la risposta di chi ha firmato il pezzo è certamente la più autorevole) e continuare a pensarla come prima in materia, salvo continuare a seguirti e, soprattutto, in attesa che Socialita mi assuma (lol).

    FF (frecciatina finale): il profilo disquss privato rientra nella trasparenza? E non cavartela con "ma io non sono un'azienda" :P

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  20. Credo che tu stia banalizzando e svilendo millenni di studi sulla logica, da Eraclito in poi.

    Nel tuo mondo ideale, una società avrebbe dovuto spammare Twitter di messaggi tipo "Il tal giorno convolgeremo in un'attività sponsorizzata gli utenti indicati seguiranno nei successivi 10 tweet che faranno seguito a questo. Sappiate che se non siete interessanti, potete metterli in muto dalle ore x1 del giorno y1 alle ore x2 del giorno y2. Ripeteremo questo messaggio a cadenze regolati di mezz'ora, per la prossima settimana, in modo da assicurarci che tutta la comunità internet italiana sia messa a parte di questo evento."

    Questo, per te, non avrebbe "fatto perder tempo" agli utenti.

    La modalità attuale, invece, in cui una società organizza liberamente un tour con persone che ritiene, più o meno motivatamente, opportuno coinvolgere, ti ha fatto perdere molto tempo perché hai dovuto scribacchiare su foglietto "@Iddio sta twittando dell'Expo. Forse questo significa che @Iddio è coinvolto in un'attività inerente l'Expo. Cosa posso fare per non ricevere i suoi tweet sull'Expo, visto che non voglio leggere dell'Expo? Hmm.. Forse, potrei mettere temporaneamente in muto qualche utente che twitta dell'Expo. Forse, proprio questo @Iddio, che sta twittando dell'Expo".

    È questo che io chiamo "polemica per amor di polemica".

    PS: Andando puramente a memoria, non ricordo che i pensatori che nei secoli si sono occupati di logica tipo Aristotele o Kant abbiano mai scritto dei meriti della minaccia di censura come corroborante del dialogo.
    Ma forse il dialogo ti interessa meno del numero di click che la tua sterile polemica porta al sito.

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  21. matteoplatone18/05/15, 13:45

    Ma Sant'ano è protettore dei marchettari?

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  22. Daniele Burtoli18/05/15, 13:46

    Capisco che faccia più engagement, ma ogni tamto non ci si stanca a stare dalla parte del torto? :D (ho già risposto nel commento precedente al caro GM).

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  23. [...] se arrivi al cinema, compri i pop corn, ti siedi e poi vedi un product placement, che fai? Scappi dalla sala? Non credo. Cioè, diciamo che io non mi sento offeso da quelle che tu chiami "marchette" poiché ne sono consapevole e posso, perciò, scegliere di consumare (per usare un tuo termine) liberamente.

    Dunque secondo me il problema che poni è leggermente diverso e comunque sia sicuramente non mi alzo, ma se mi rendo conto resto scocciato, lo noto. Certo converrai con me che il product placement in un film è una azione molto discutibile e disgustosa, e dunque lo è allo stesso modo per chi fa la marchetta su internet in modo "spontaneo".

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  24. risposta sintetica:
    esiste la categoria "tweet sponsorizzato"

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  25. Vedi però che noi non sapiamo chi fa parte di quei testimonial e chi no? Per questo la trasparenza da parte di SocialITA non c'è.

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  26. e vuoi lasciar perdere il nuovo processore Intel? :D

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  27. matteoplatone18/05/15, 13:58

    Ehm il testo della bio è ironico, tipo "segno dei tempi" (a memoria sei il primo cui ho dovuto spiegarla).

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  28. Risposta sintentica:
    Il tweet sponsorizzato è una modalità di pubblicità, come lo è invitare persone influenti a parlare di un evento.
    Secondo la tua logica, dovrebbero sparire i cartelloni pubblicitari, le reclame televisive, le pubblicità sui giornali, il volantinaggio, le ospitate televisive, i tour promozionali perché "esiste la categoria 'pubblicità radiofonica'".

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  29. Diamo la colpa alla crisi, al lavoro precario, all'insicurezza dei tempi e a tutto quel che ci pare, per trovare un alibi plausibile a questa necessità di arrangiarsi a guadagnare con le marchette. Bisognerebbe però avere un po' di senso della misura, assieme alla sincerità, e non circondarsi di sponsors (si perde pure credibilità). Soprattutto perché, almeno con me, si ottiene esattamente l'effetto opposto: spingo «mute Hashtag» e buonanotte. Non compro più il prodotto, addirittura, se ho la sensazione che sarei l'unica fessa a pagarlo - e quindi regalarlo ad una decina di influencers. Pensateci, social media managers, se state leggendo.

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  30. È questo che io chiamo "polemica per amor di polemica"


    Forse hai ragione, caro Alcibiade, ma ciò non toglie che io non possa avere ragione, e di fatti non hai ancora dimostrato niente di logico. Le tue sono supposizioni ipotetiche su cosa avrebbe o non fatto perdere tempo agli utenti. Io sto dimostrando che la logica delle marchette è una logica televisiva, ho illustrato la dinamica e ho messo in luce degli esempi. Tu continui a ipotizzare come avrei pensato e quali sarebbero le mie intenzioni. Fidati, caro Alcibiade, che non stai argomentando un bel nulla.

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  31. "Il tweet sponsorizzato è una modalità di pubblicità, come lo è invitare persone influenti a parlare di un evento"

    esatto, e si propone di renderlo trasparente

    ed è l'argomento del post.

    "Secondo la tua logica, dovrebbero sparire i cartelloni pubblicitari, le reclame televisive, le pubblicità sui giornali, il volantinaggio, le
    ospitate televisive, i tour promozionali perché "esiste la categoria
    'pubblicità radiofonica'"
    hai interpretato le mie 7 parole con una creatività incredibile. Sei il Gadamer di Disqus

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  32. > Forse hai ragione, caro Alcibiade



    Ho smesso di leggere qui. Felice di averti convito. Buona giornata!

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  33. Ti ha chiesto un'altra cosa, libero di non rispondere però non dire di aver già risposto.

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  34. Daniele Burtoli18/05/15, 14:21

    (Solo per chiarezza per chi dovesse venire dopo) abbiamo concluso simpaticamente sul tuidder.

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  35. Te la metto già semplice così puoi capire anche tu. Il tuo articolo si basa su due presupposti:

    1) C'è stata una marchetta

    2) Non era chiaro che fosse una marchetta.

    I due presupposti sono in antitesi.


    Delle due, o non è stato chiaro che c'è stata una sponsorizzazione e quindi tutto l'articolo si basa su una tua supposizione ipotetica, e quindi stai scrivendo di nulla, o la sponsorizzazione era palese, tanto da poter specificare quale evento era sponsorizzato da chi in quali giorni (cosa che fai) e quindi non è vero che non fosse chiaro che era un evento pubblicitario e quindi, anche in questo caso, non stai scrivendo di nulla.

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  36. Cosa non ti è chiaro del tweet di SecoloUrbano citato nel post? Quello in cui dice che SocialITA è stata pagata da Expo per organizzare la gita? (cosa che fino a prima non si sapeva; e ancora ora non si sa chi sia stato contattato da SocialITA e chi no, chi sia andato di spontanea volontà e chi invitato dall'agenzia per pubblicizzare).

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  37. Vero, ma le stesse persone che decidono di seguire, posso anche decidere di smettere di farlo. Quell'account mi piaceva e lo seguivo -> smette di scrivere cose interessanti e diventa un account pubblicitario -> smetto di seguirlo.


    Allo stesso modo, per fare un esempio, MTV era una TV musicale, -> si è trasformata in una televisione di contenuti per adolescenti -> decido di guardare DjTV (o come si chiama) per vedere dei video musicali. Non vedo alcuno scandalo o alcuna aberrazione in questo.

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  38. No scusami, sui dettagli dei rimborsi ecc non sappiamo nulla.
    Cioè detta in breve, è cosi difficile dirci se sei andato a tue spese o se ti hanno invitato, pagato l'ingresso ecc?
    Hai detto poco sotto che tu non eri tra i "testimonial", allora alla fine siamo più confusi di prima. Come vedi la trasparenza continua a mancare (non è colpa tua sia chiaro, ma visto che sei qui e volevi chiarire puoi approfittare dell'occasione).

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  39. Daniele Burtoli18/05/15, 14:36

    Semplicemente non rientravo nella categoria. Ho espresso la mia opinione da "esterno". Eppure mi sembrava facile. Non sò come dirvelo ormai, sono innocente :D

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  40. La domanda è: ma perché tu dovresti sapere quello che fa una società? In base a cosa? RIcevi mail periodiche dalla McDonalds in cui ti informano su ogni singolo contratto stipulato con ogni allevamento di polli nel mondo? L'Expo è una macchina enorme, criticabile secondo molti punti di vista, ma mi sfugge la pretesa di voler sapere (e perché ti interessi) ognuna delle centinaia di migliaia di contratti che hanno stipulato. Sai chi ha fornito i bulloni per la costruzione delle panchine lungo il decumano? Sai di chi è lo zucchero che servono nell fast food del Vietnam? Quale società è coinvolta nella pulizia dei padiglioni delle conferenze? Chi ha stampato i cartelloni pubblicitari dell'Expo affissi a Verona? E allora perché ritieni di dover avere lumi sulla loro gestione delle pubblicità sui social? Ma soprattutto, perché dovrebbe interessanti?
    Perché speravi di essere coinvolto? Magari hanno privilegiato utenti che sanno generare contenuti interessanti, fossero solo battute ironiche o belle fotografie, ignorando chi è solo in grado di produrre polemiche basate sul nulla.

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  41. Nessuna colpa (l'ho detto anche prima), è che mi sembrava il contrario dal tuo primo messaggio.

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  42. Nicola Gastaldi18/05/15, 14:39

    Perfetto.
    Davvero.

    Ma possiamo parlarne comunque, senza insulti per esempio?
    Perché a me interessano davvero, in modo sincero e onesto, queste nuove dinamiche.

    E, sempre all'interno di queste nuove dinamiche, converrai con me che alcune funzionino meglio di altre.
    Non è interessante parlarne?
    In fondo, "noi" che ci poniamo queste domande potremmo essere una risorsa per le vostre collaborazioni, per migliorare e per fare in modo di passare sempre più da professionisti e sempre meno da marchettari. No?

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  43. Mi fai ridere ma ti rispondo lo stesso, il più chiaramente possibile:


    Io, in quanto consumatore/lettore/utente che vuole proteggersi dalla pubblicità ingannevole e saltuaria che trova in TL vorrei semplicemente sapere quali sono stati gli utenti coinvolti da SocialITA per andare a Expo a pubblicizzare l'evento tramite i social, cosicché potrò metterli in mute e salvaguardarmi per il prossimo evento che vorranno fare. Non mi sembra una richiesta così insensata.


    Qualora non fosse possibile questo post resta comunque una analisi sul fenomeno (e bada bene che questo post affronta il discorso in modo generale, SocialITA, EXPO, Bandiera&co sono solo degli esempi che ho inserito in un macro-ragionamento). Te continui a fare enfasi su Expo e questa agenzia, quando in realtà io parlo delle marchette in generale.

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  44. Daniele Burtoli18/05/15, 14:43

    No così sembra che ho millantato :D (a Expo sono stato il Primo maggio, senza Twitter ed era pure parecchio "chiuso" lol). Tutto chiarito, almeno per me. P.s. Bel pezzo, in ogni caso.

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  45. Ti rispondo lo stesso anche se continui a tornare sullo stesso punto su cui ti ho già risposto. Tu davvero mi stai dicendo che hai analizzato l'evento social del weekend tanto approfonditamente da scriverne un articolo da 3010 parole, ma in questo tuo analizzare dati, fonti, tweet, hashtag non sei riuscito a individuare le persone che stavano twittando?


    Non voglio essere offensivo, mi sembra una discussione stimolante, ma allo scopo di sostenere il tuo punto di vista, stai sfruttando artefatti retorici che hanno come effetto secondario l'attribuirti l'incapacità di fare un salto logico (è tutto il giorno che @pinco twitta di expo -> @pinco è coinvolto nell'evento sociale) che un qualunque neurologo prenderebbe come sintomatico di gravi disturbi.

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  46. Tu davvero mi stai dicendo che hai analizzato l'evento social del weekend tanto approfonditamente da scriverne un articolo da 3010 parole, ma in questo tuo analizzare dati, fonti, tweet, hashtag non sei riuscito a individuare le persone che stavano twittando?



    No no no, io ho analizzato un fenomeno generale, ed ho citato l'evento in questione come esempio. Non ho sprecato neanche un secondo del mio tempo a distinguere chi fosse stato invitato da SocialITA e chi no. Non spetta a me. Questo deve dirmelo SocialITA stessa, se mai.


    Se pensi che io sia disposto a passare il mio tempo su twitter a controllare se @pinco scrive o no di Expo e metterlo in una lista allora sì che non avrei niente da fare.

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  47. Va bene, è un fenomeno generale. Il punto è che tu ne parli come un fenomeno *negativo* ma hai appena detto che non lo è. Perché sarebbe negativo, perché ti ha disturbato? Ti ha fatto perder tempo? In concreto, cosa ti ha portato a sentire il bisogno di dover scrivere questo post? Visto che non sei "disposto a passare il mio tempo su twitter a controllare se @pinco scrive o no dell'Expo", vuol dire che pinco non lo segui neanche. In che modo allora sei coinvolto? Ti disturba l'idea astratta che da qualche parte di Twitter un certo utente di cui non sai nulla stia scrivendo tweet sull'Expo? Paghi in prima persona i server di Twitter e ritieni che stiano accumulando dati inutili?


    Se pinco invece lo segui, non sprechi neanche un minuto a "controllare se twitta o no dell'Expo", semplicemente ti appare in TL.

    Se ti appare in TL, qual è il problema nel pensare "non mi interessa più questo utente" e a defollowarlo?
    Se ti appare in TL ma non lo segui, qual è il problema del bloccarlo?


    Dici di non aver tempo da perdere. Io sono uno molto pragmatico, e pragmaticamente ti dico che se qualcosa ti disturba su Twitter, hai tutti gli strumenti, in ogni client, per evitare che tu continui ad essere disturbato. E sono tutti strumenti che si attivano in pochi secondi. In molti client si possono mettere in muto anche gli hashatg.
    Se invece, al di là della questione pratica, ti piace polemizzare sulla filosofia della cosa, allora non è neanche vero che non hai tempo da perdere.

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  48. Il problema centrale del post non mi pare sia tanto nella malafede degli influencer ma nelle strategie commerciali che in qualche modo si integrano sempre meglio nei social network. Rispetto però agli altri media c'è una grande differenza. La tv nasce negli anni 50 e si trasforma in commerciale negli anni 70 quando era già estremamente diffusa e popolare. La radio ha un percorso diverso ma comunque si "commercializza" dopo molti anni di usi e linguaggi diversi (anche deleteri come la propaganda) e soprattutto con miliardi di ascoltatori acquisiti.

    I social network ribaltano questo percorso e paradossalmente si valorizzano, attraggono investimenti, sviluppano tecnologie e quindi si diffondono soprattutto in funzione delle loro potenzialità commerciali. L'ultimo esempio è Behance si è popolarizzato da quando è stato acquisito da Adobe che investirà per ampliarne la platea perché rappresenta il paradiso di chi vende software e hardware dedicati alla creatività.

    Quello che più spaventa non è tanto che che i SN (inizialmente "puri") si commercializzano e le aziende sfruttano gli influencers per fare marketing e ottenere profitto, semmai il contrario: si diventa influencers (ossia si ha un palcoscenico vasto) solo su quei SN popolari che hanno un'intrinseca logica commerciale: raccogliere quante più eyeballs da rivendere.


    Volendo portare il discorso all'eccesso, il disclaimer non dovrebbe tanto metterlo chi scrive un tweet su stimolo di un'azienda ma il social network stesso al momento di iscrizione.

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  49. l'ossitocina non ha prezzo. Quando l'abbraccio è sincero. E vada per. :)

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  50. Io non riesco a levarmi il sospetto che chi scriva post come questo o tweet astiosi, lo faccia per giustificata invidia. Tutti beviamo CocaCola, tutti siamo contenti se un amico ce ne offre una al bar, ma se lo offre la CocaCola stessa, si è venduti.

    L'Expo è un evento di cui parla tutto il mondo, pieno di cose, presumo, interessanti da vedere. Sicuramente andrò a vederla e sborserò 35 euro per farlo. Magari deluderà le mie aspettative, ma c'è gente che si muove dalla Cina per farlo, perché non dovrei farlo io, da italiana, che devo muovermi solo 100km per raggiungerla? Se arrivasse qualcuno a propormi "Ti va se ti pago io il biglietto e ti faccio fare un giro?" sarei felicissima della cosa e l'accetterei volentieri. E sicuramente scriverei un post sul mio blog sull'esperienza.

    Perché criticare delle persone per aver avuto una bella opportunità, anche di passare una giornata insieme, e twittare della cosa come comunque avrebbero fatto lo stesso se fossero andati senza una sponsorizzazione? "Invidia" è l'unica parola che mi viene in mente per descrivere questo tipo di critiche. Invidia che provo anche io, ma senza astio. Anzi, mi pare uno stimolo a rendere il mio blog sempre più interessante così che, magari, domani chiameranno anche a me a far parte di qualche bell'incontro in un posto stimolante.

    Mi sfugge completamente dove sia lo scandalo. Pensi che le persone non siamo state oneste? Che in tutto il mondo sono ben lieti di pagare più di 100 euro per vedere uno spettacolo del Cirque du Soleil (ovunque recensito come fenomenale), ma guarda caso, proprio a quelli coinvolti ha fatto schifo ma hanno scritto comunque che era bello perché hanno venduto la lo obbiettività per 35 euro di ingresso all'Expo? Qualunque evento, anche di portata modesta o locale, chiama sempre la stampa, fosse anche solo la gazzetta cittadina, per renderlo noto. Qui è stato fatto lo stesso, solo che gli articoli sono lunghi 140 caratteri e il giornale si chiama Twitter. L'Expo ha avuto esposizione su un social network popolare, gli influencer hanno fatto quello che fanno sempre, twittare, in compagnia e visitando un bel posto. A me pare tutto così lineare e limpido che tutte le parole contro una cosa del genere non possono non farmi pensare al livore e alla bile invidiosa. E questo toglie ogni forma di credibilità a quanto scritto. Dov'è la mancanza di trasparenza? I tweet che visto non erano anonimi, era scritti da persone che si fotografano in gruppo come una comitiva di amici. Cos'è che viene chiesto? Un comunicato stampa che annunci l'evento? Se quattro persone che hanno Twitter si incontrano per una birra e postano una foto, non devono comunicarlo, ma se sono 5 sì perchè per Anonimo Coniglio è il limite arbitrario che un gruppo sponsorizzato deve avere? Se al momento pagare il conto il barista offre un giro, ricadono immediatamente nella marchetta? Quali sono i confini di queste richieste capziose? Se il mio ragazzo mi offre la cena e fotografo il sushi, su Instagram devo specificare che è una marchetta perchè il giapponese non me lo sto pagando io? Le declinazioni di queste argomentazioni, le reductio ad absurdum, non portano che a risvolti ridicoli.

    Twitter non nasce per "parlare di me e dei miei gattini". Twitter nasce per pubblicare messaggi pubblici da 140 caratteri. Se parlo della mia auto, dei miei fumetti preferiti, della mia azienda, se lo uso come chat, se mi pagano per farlo, sto solo sfruttando il mezzo. Non esiste un modo giusto o un modo sbagliato per farlo. La legge non regola l'origine dei messaggi su Twitter? È un buco legislativo; poco male, lo farà. Siamo un paese in cui due omosessuali non possono sposarsi, mi sembra che ci siano delle priorità rispetto al perseguire chi pubblica sulla propria pagina di Facebook "Grazie l'Oreal per avermi inviato questo splendido balsamo".

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  51. beh questo potrebbe essere uno https://twitter.com/lddio/status/599851776146317312






    ( p.s. ma quanto durera' la fuffa attorno ad expo'?)

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  52. Scusa ma anche se avessi tempo da perdere, cosa c'entra? Insomma, pure le tue domande sulle mie intenzioni, c'entrano poco ai fini dell'argomentazione. Se tu vuoi analizzare il discorso dal punto di vista logico non ti devi curare né delle mie intenzioni, né del modo in cui impiego il mio tempo libero. Non ci casco, non cado sul personale.


    Visto che non sei "disposto a passare il mio tempo su twitter a controllare se @pinco scrive o no dell'Expo", vuol dire che pinco non lo segui neanche. In che modo allora sei coinvolto? Ti disturba l'idea astratta che da qualche parte di Twitter un certo utente di cui non sai nulla stia scrivendo tweet sull'Expo? Paghi in prima persona i server di Twitter e ritieni che stiano accumulando dati inutili?



    Perché mi viene retwittato comunque, perché è pur sempre pubblicità che mi trovo davanti a mia insaputa e vorrei evitarla se possibile. E no, per me è un fenomeno negativo e non ho mai detto che fosse positivo.

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  53. Nicola Gastaldi18/05/15, 16:38

    Ridurre il tutto a invidia è proprio un peccato.
    Perché in questo modo ci si eleva e non si fa mai autocritica.
    La mia vita è davvero bellissima, senza aver una coca cola gratis o spendere 35 euro per andare all'EXPO. Credimi, sono davvero onesto.
    E nel riflettere sulle "collaborazioni" sono genuinamente interessato.

    Il punto, e ancora non è chiaro, non è il COSA (la collaborazione/marchetta), ma il COME.

    È molto bello come descrivi in modo naif la presenza degli influencer all'EXPO che si fanno foto a vicenda, twittando dei padiglioni.

    C'è un errore di fondo, in quello che scrivi, a mio parere.
    "Se parlo della mia auto, dei miei fumetti preferiti, della mia azienda, se lo uso come chat, se mi pagano per farlo, sto solo sfruttando il mezzo. "
    No, stai sfruttando le persone che ti seguono, i tuoi follower. Perché non saresti pagata senza i tuoi follower.

    Ma è un problema sicuramente a monte.
    Se Canon avesse dato le macchine fotografiche a fotografi, invece che a battutisti, mi sarebbero piaciuti sicuramente di più i contenuti sponsorizzati.
    Immagina se ci fosse stato Brahmino (Ipathia è stata bravissima).

    Purtroppo altre persone sono brave a fare altro.
    Posso dire che certe foto fanno cagare?
    Posso dire che certi utenti, bravissimi a scrivere X, fanno cagare a scrivere Y?

    C'è anche il fatto che alcuni utenti scrivono per un target preciso, ma vengono contattati per pubblicizzare tutt'altro.
    E allora si sentono le unghie stridere sugli specchi, mi spiego?

    E, ok, non tirerei di mezzo la questione che l'Italia ha altri problemi, perché se no è davvero un attimo dire "E ALLORA I MARO'"?!

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  54. Questo che sostieni è effettivamente un po' eccessivo, ma non posso darti torto, hai ragione. Certo c'è da dire che se prendiamo ad esempio twitter o facebook vediamo due social network nati non tanto per motivi commerciali.
    Diventano commerciali perché diventano popolari, e quindi le aziende si interessano ai suoi utenti. È come se il successo del social network e il successo dell'influencer fosse legato, è grazie agli utenti che il Social Network diventa popolare ed è grazie al SN che l'utente diventa influencer.

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  55. Il nostro Santo non ha capito un passaggio fondamentale, o meglio fa finta di non capirlo, tu gli hai fatto giustamente notare che l'influencer diventa un cartellone pubblicitario e lui ha risposto così:

    Vero, ma le stesse persone che decidono di seguire, posso anche decidere di smettere di farlo. Quell'account mi piaceva e lo seguivo -> smette di scrivere cose interessanti e diventa un account pubblicitario -> smetto di seguirlo.



    Ma noi stiamo dicendo che vogliamo sapere a priori chi sono queste persone, così come sappiamo a priori che arriverà un break pubblicitario in TV e ci troviamo il messaggio in sovrimpressione. Così come il blogger che decide di recensire un prodotto che gli hanno regalato lo specifica in un disclaimer. Non è difficile capirlo,ma a quanto pare al nostro Santo piace deviare il discorso.

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  56. Quindi. Io mi iscrivo a Twitter e come tutti ho 0 follower. Negli anni pubblico foto così belle che raccatto 50.000 persone che mi seguono. Faccio il viaggio di nozze nel Sud Est asiatico e tutti adorano i miei scatti. Vado in vacanza in Sardegna e catturo i tramonti più bel mondo che esaltano i miei follower.

    Poi un giorno vado all'Expo e scatto altre bellissime fotografie. "Wow", mi commentano, "che belle foto! La gioia di ogni appassionato di architettura! Grande! :)". Allorché io commento: "Grazie! È proprio bello qui. Proprio in virtù della popolarità delle mie foto, il mio biglietto me l'ha offerto l'Expo stessa".

    E secondo la vostra logica, i follower dovrebbero sollevarsi indignati e urlare "COSA?! SEI UNA MERDA MARKETTARA! TI DEFOLLOWO! MI HAI TRADITO! E, A VEDERLE BENE, LE FOTO DI OGGI MI FANNO CAGARE!".

    È un esempio, ma idem per quelli che definisci i "battutisti". Sono un battutista. Leggo un libro, mi ispita una battuta. Tutti ridono. Faccio un viaggio disastroso in treno, e tutto il giorno faccio tweet a tema sul treno perché sono bloccato lì e sto parlando della mia giornata in chiave ironica, che è il motivo per cui mi seguono e piaccio ai miei follower. Vado alla fiera della birra di Frosinone, e faccio battute sulla birra. Tutto perfetto. Vado all'Expo, battue sull'Expo, e pure va tutto bene come tutti gli altri giorni della mia esistenza da utente twitter, ma se viene fuori che il biglietto me l'hanno offerto, immediatamente sto tradendo i miei follower.

    Non so se sono pazza io che trovo tutto questo ridicolo, o se siete voi che state parlando di cose campate in aria.

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  57. Come detto, se ti viene ritwittato comunque, non vedo quale sia il problema nel silenziare l'hashtag, nel bloccare l'utente, nel metterlo in muto, nel segnalarlo per spam o altro. Non c'è nulla di diverso rispetto agli utenti che bestemmiano e che ogni tanto compaiono in TL, quelli con il pisello nell'avatar che ti disturbano, le news sul Rugby che è seguito da un utente che segui e a te del Rugby proprio non importa nulla, i rosiconi che vedono gli altri all'Expo e nel buio della loro stanzetta scrivono articoli livorosi contro di loro. Qual è la differenza? In Twitter componi tu la tua TL scegliendo chi seguire e chi non seguire, e bloccando chi proprio ti è in odio. Se non ti piace, puoi sempre andare su Facebook ad esaltarti con le foto del cuginetto che postate da tua zia.

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  58. Nicola Gastaldi18/05/15, 17:11

    Ancora forse non riesco a spiegarmi.

    Brahmino fa spesso "collaborazioni".
    È bravissimo, davvero.
    Le sue collaborazioni sono perfette, non stridono mai.
    Perché?
    Perché non tradisce il suo stile e il suo pubblico.

    Ripeto: non è perché ti offrono il biglietto dell'EXPO che mi viene da storcere il naso. Non è se ti danno 500 euro per scrivere 3 tweet.
    È il COME che a volte fa cagare.
    Perché alcuni di questi influencer, a quanto pare, per giustificare la propria collaborazione, si dimenticano di essere onesti con i propri follower.

    E, ripeto, mi sembra che sia chiaro in questo articolo di anonimo coniglio e in quello che sto scrivendo.
    Gli esempi che ha citato in questo articolo credo siano piuttosto paradigmatici.

    Stiamo tutti parlando di cose campate per aria, forse.
    Di certo non stiamo parlando di pace nel mondo.

    Di nuovo, chiedo, gentilmente, è possibile avere un dialogo e analizzare COSA FUNZIONA E COSA NO?
    È possibile muovere delle critiche?
    O noi follower (non influencer) dobbiamo solo essere muti e ciechi dispensatori di like e cuoricini?

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  59. Si figurati, il mio ragionamento era eccessivo più che altro per spostare il focus. da un punto di vista di un ufficio stampa (ad esempio quello della Canon o dell'Expo) gli strumenti sono gli stessi che si tratti di un giornalista della carta stampata, un blogger o un influencer: invito gratuito, gadget, accesso in anteprima alla novità, vip pass, e infine la presunta "storia" da raccontare.
    Quello che cambia davvero è il mezzo, la possibilità che l'influencer dà di diluire questa "storia" in un insieme di contenuti civetta, di inserirla in un legame con il pubblico. A quel punto, come spieghi tu, il semplice fatto che l'influencer ci fosse è già una marchetta, non deve neanche tessere le lodi del prodotto evento. Soggetti come SocialITA non si sono inventati molto, sanno usare (abbastanza) bene un mezzo che massimizza i risultati con gli stessi sforzi di prima.


    Su quelo che scrivi riguardo al successo di alcuni socialnetwork ho alcuni dubbi e credo sempre poco al mito dei due geni nel garage. Sono strumenti che effettivamente nascono in contesti diversi per fini non commerciali ma nella fase di hype hanno bisogno di risorse e guarda caso attirano tantissimi soldi dal venture capitalism che qualcosa spera sempre di recuperare. Il successo quindi è anche nella loro intrinseca potenzialità commerciale.
    Leggendo il tuo post mi è venuto da sorridere ripensando a quando c'era chi si stupiva dei risultati del lancio in borsa di twitter. Dicevano: "non ha ancora una forma di personalizzazione degli annunci pubblicitari abbastanza solida". Ce l'aveva eccome, sbagliavano a pensare all'annuncio pubblicitario in forma di banner/spot.

    RispondiElimina
  60. Questa è la peggior argomentazione che hai fatto finora:

    Io non riesco a levarmi il sospetto che chi scriva post come questo o tweet astiosi, lo faccia per giustificata invidia. Tutti beviamo CocaCola, tutti siamo contenti se un amico ce ne offre una al bar, ma se lo offre la CocaCola stessa, si è venduti.

    Continui imperterrito a fare un processo alle mie intenzioni, quando ti ho chiarito benissimo che parlare delle mie intenzioni sposta il discorso sul personale, e non solo non viene al caso ma è retoricamente poco efficace. In più parli di abitudini in modo generalista e banalizzi la critica: primo, non tutti bevono CocaCola, secondo, se te la offre un amico è diverso dall'offerta aziendale.

    Altresì, le tue considerazioni sull'Expo non vengono al caso, così come non me ne può fregare di meno che andrai a vederla, cosa c'entra?

    Come dici? Scriveresti un post dietro rimborso? Fallo pure, magari abbi la decenza di avvertire i tuoi lettori che ti hanno pagato il biglietto, così il tuo lettore saprà che nel descrivere la tua esperienza sei stata condizionata. Tutto qui. Se non capisci questo non capisci l'ABC di tutto il discorso.

    Qui è stato fatto lo stesso, solo che gli articoli sono lunghi 140 caratteri e il giornale si chiama Twitter. L'Expo ha avuto esposizione su un social network popolare, gli influencer hanno fatto quello che fanno sempre, twittare, in compagnia e visitando un bel posto. A me pare tutto così lineare e limpido che tutte le parole contro una cosa del genere non possono non farmi pensare al livore e alla bile invidiosa.

    No. Twitter non è un giornale e no, gli influencer non sono giornalisti. Se tu mi paragoni twitter ad un giornale o mi prendi in giro o non ci arrivi proprio. Lineare e limpido sarebbe stato dire in modo chiaro chi fa parte della gita verso Expo (cliente della società che ha organizzato tale gita).

    E questo toglie ogni forma di credibilità a quanto scritto.

    Ah, siccome tu decreti che io sono invidioso questa cosa toglie credibilità a quel che scrivo? Sei esilarante.

    Dov'è la mancanza di trasparenza? I tweet che visto non erano anonimi, era scritti da persone che si fotografano in gruppo come una comitiva di amici.

    Che c'entra l'anonimato? Ho spiegato chiaramente che un conto è una comitiva di amici e un'altro conto è una gita pagata da Expo tramite accordi con una azienda che si occupa di eventi del genere.

    Se quattro persone che hanno Twitter si incontrano per una birra e postano una foto, non devono comunicarlo, ma se sono 5 sì perchè per Anonimo Coniglio è il limite arbitrario che un gruppo sponsorizzato deve avere? [ecc ecc ecc] Le declinazioni di queste argomentazioni, le reductio ad absurdum, non portano che a risvolti ridicoli.

    Ma cosa stai dicendo? Quando ho mai detto che il problema fosse numerico? Inizi a farmi perdere la pazienza.
    Il resto del tuo commento lascia il tempo che trova, mi sembra che tu non abbia manco letto questo post. Che c'entrano poi i matrimoni gay solo tu lo sai.




    PS: Il tuo commento è pieno di considerazioni sull'Expo che inizio a recepire come marchette, quindi ti chiedo di evitare di scrivere prezzi e giudizi di valore sugli spettacoli all'interno di Expo.

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  61. Oggi in TL mi è apparso ritwittato il link di un blog che non seguo, il tuo, in cui tu pubblicizzavi un articolo, questo. E non mi pare che dieci minuti prima mi sia spuntato il messaggio in sovraimpressione: "Attenzione, fra qualche minuto ci sarà il link a post che troverai snervante per la quantità di rosico che trasuda da ogni parola. Hai 10 minuti per mettere @anonimoconiglio in muto".


    È tutto internet che funziona così, ancor prima di Twitter.

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  62. Vedi che fai finta di non capire? Questo post, a differenza delle marchette, non sta promuovendo nessun prodotto e/o evento.
    Fidati che ti commenti da solo.
    Soprattutto se mi dai del rosicone.

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  63. Francamente non so chi sia Brahmino perché su Twitter non sono molto attiva, ma anche qui, non vedo in che modo sia un problema nostro. Cioè, io sono la Fiat, chiamo a pubblicizzare la mia macchina un neopatentato che la guida malissimo e fa un incidente. Pessima figura per la Fiat. Che ci importa, finché non abbiamo azioni della società Torinese?

    Così, se l'Expo ha chiamato a scattare fotografie delle persone non brave a farne, a noi cosa cambia? Seguo uno perché mi fa ridere e un giorno prova a fare foto e non gli riescono? Aspetto che abbia finito e che torni a fare battute. Non ce la faccio a vedere un'altra foto tanto che fa schifo? Gli levo il follow. È tutto il social che funziona così. Tutte le persone che seguo, non tante, hanno giorni in cui sono "più in forma" e giorni in cui lo sono meno. Giorni in cui twittano di programmi televisi che seguo e mi fanno ridere offrendo le loro interpretazioni di quello che sto vedendo, e giorni in cui parlano di argomenti che non mi piacciono. È il motivo per cui segui tanti utenti e non solo uno, per diversificare, e anche il motivo per cui c'è l'assoluta libertà di seguire chi vogliamo.

    Non capisco, in tutta sincerità, cosa c'entri l'onestà. Magari uno ritwitta sempre un altro utente perché vuole andarci a letto e cerca di attirarne l'attenzione. Sta essendo poco onesto nei confronti dei suoi follower? Magari un giorno ha la la luna storta e posta cose deprimenti nel suo account in cui solitamente posta battute. Sta tradendo chi lo segue? Magari un giorno non ha nulla da dire e posta battute scadenti tanto per tenere la TL in vita. Non gli esce nulla di brillante. Capita, ma da qui a farne una colpa credo ne passi parecchio. E allo stesso modo, mi sfugge proprio la logica dell'accusare chi, portato in gita, twitti secondo il suo stile della gita stessa, con più o meno successo.

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  64. Guarda che si capisce quando scrivi con la coscienza sporca di chi è stato colto in fallo e sta finendo le argomentazioni, eh? Se l'intenzione era quella di non sembrare un rosicone, me la stai solo confermando.

    Se la tua logica è che chi viene pagato perde obbiettività, come fai a sostenere che un articolo dettato dall'invidia, come il tuo, possa mai essere obbiettivo? Non capisco il tuo riferimento alla differenza fra Twitter e un giornale. Mi collego a repubblica.it. Ci sono persone che hanno scritto dei caratteri in fila che posso leggere. E si chiamano articoli. Mi collego a twitter.com e ci sono persone che hanno scritto caratteri in fila che posso leggere. E sono articoli da 140 caratteri.

    La cosa ridicola, è che tu avverti il tuo blog come tuo (giustamente), e quindi sventoli spauracchi del tipo "guarda che ti censuro" e "non azzardardi a scrivere sul mio blog dei commenti sugli spettacoli, eh?!".

    Però gli utenti di Twitter non sono liberi di gestire come ritengono la loro TL, ma dovrebbero inviare ad Anonimo Coniglio preventivamente tutte le mattine per mail, preferibilmente entro le 7, l'ordine del giorno degli argomenti che tratteranno durante la loro giornata così che tu possa decidere chi seguire e chi no, magari mettendoli in muto dalle 21 alle 23 perchè twtteranno di un programma televisivo che non ti interessa.

    Secondo me in te c'è anche del delirio di onnipotenza.

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  65. Un tweet con un link a questo post, è un tweet che promuove quest post e il blog che lo ospita. Siamo al punto da dover mettere in dubbio anche questo?

    Poi mi fa ridere che scrivi di come sarei ridicola io due minuti dopo aver censurato quanto ho scritto prima sotto la scritta "[L'autore del blog ha moderato questo commento coprendo prezzi e giudizi di valore sugli spettacoli interni ad Expo]", nei commenti a un post in cui dai giudizi di valore sull'Expo, quella società di eventi, il modo in cui alcuni utenti utilizzano i loro account, la televisione commerciale.


    Il prossimo passo quale sarà, dirmi che sono ineducata e dopo due righe chiamarmi troia?


    PS: Ho scritto "troia" in minuscolo per evitare che pensassi stessi dando giudizi di valore sull'Iliade.

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  66. Guarda che si capisce quando scrivi con la coscienza sporca di chi è stato colto in fallo e sta finendo le argomentazioni, eh? Se l'intenzione era quella di non sembrare un rosicone, me la stai solo confermando.

    Se la tua logica è che chi viene pagato perde obbiettività, come fai a sostenere che un articolo dettato dall'invidia, come il tuo, possa mai essere obbiettivo? Non capisco il tuo riferimento alla differenza fra Twitter e un giornale. Mi collego a repubblica.it. Ci sono persone che hanno scritto dei caratteri in fila che posso leggere. E si chiamano articoli. Mi collego a twitter.com e ci sono persone che hanno scritto caratteri in fila che posso leggere. E sono articoli da 140 caratteri.

    La cosa ridicola, è che tu avverti il tuo blog come tuo (giustamente), e quindi sventoli spauracchi del tipo "guarda che ti censuro" e "non azzardardi a scrivere sul mio blog dei commenti sugli spettacoli, eh?!".

    Però gli utenti di Twitter non sono liberi di gestire come ritengono la loro TL, ma dovrebbero inviare ad Anonimo Coniglio preventivamente tutte le mattine per mail, preferibilmente entro le 7, l'ordine del giorno degli argomenti che tratteranno durante la loro giornata così che tu possa decidere chi seguire e chi no, magari mettendoli in muto dalle 21 alle 23 perchè twtteranno di un programma televisivo che non ti interessa.

    Secondo me in te c'è anche del delirio di onnipotenza.

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  67. matteoplatone18/05/15, 18:08

    sì confermo, grazie per aver chiarito.

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  68. E a proposito del "commentarsi da soli", mi pare che il miglior metro di giudizio della tua capacità dialettica e della fermezza che hai nel perorare le tue posizioni francamente indifendibili, sia dato dal fatto che ti sei messo a censurare quanto scrivo.


    Buona vita.

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  69. Mazzimo Frascuorno18/05/15, 18:09

    la differenza sta nella spontaneita': chi ha ritwittato l'articolo non e' stato pagato per farlo.

    non c'e' nessun problema a promuovere un contenuto in modo non spontaneo, ma come fruitore dev'essere chiaro a colpo d'occhio,

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  70. matteoplatone18/05/15, 18:10

    Per trasparenza basterebbe indicare sulla bio un simbolo, tipo "*" e dire, tipo,
    * = tweet sponsorizzato
    e usarlo nei tweet
    Un po' come il caro vecchio "messaggio promozionale".

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  71. Segnalo questo video uscito oggi che prende spunto da questo post e da tutto il fenomeno marchettaro https://www.youtube.com/watch?v=d2zkoYekCC8

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  72. Sono così cinico se penso che tutto ciò fosse piuttosto prevedibile? Nel senso, fino a che non ci sarà una legge italiana che regolamenti con chiarezza anche le sponsorizzazioni e la pubblicità su internet, è normale che la possibilità di affidarsi a degli influencer sia come manna dal cielo per chi fa piani di comunicazione. Parliamo di un settore in cui la trasparenza si è sempre ridotta al minimo indispensabile, in cui la ricerca di immediatezza (intesa proprio come contrario di ipermediazione) è da sempre l'arma principale per arrivare in maniera efficace al pubblico. Sfruttare quindi l'aria "genuina" degli influencer, non palesando il reale rapporto lavorativo che vi sta dietro è esattamente ciò che si continuerà a fare fino a che dal punto di vista legislativo non ci sarà una regolamentazione chiara. Naturalmente concordo con te quando dici che tutto ciò dal punto di vista etico è parecchio discutibile, e secondo me, in una certa misura, può diventare anche controproducente sotto l'aspetto degli obiettivi di comunicazione stessi, perché il pubblico non è mai totalmente passivo nel ricevere e interpretare il messaggio, soprattutto quando si parla di internet. Basta pensare, per esempio, a com'è stata gestita male e in maniera maldestra la vicenda di Francesco Sole, che ha creato un danno non indifferente in termini di immagine al personaggio. Il pubblico ormai è sempre più vigile, e soprattutto ha la possibilità di commentare, di passare dalla parte del destinatario a quella del mittente, e costituisce un pericolo abbastanza importante; non è più il 2007, non puoi più far fare il rodaggio sul web a Justin Bieber prima di investirci nei vecchi media, o per lo meno non puoi farlo alla leggera e in maniera "ingannevole", nascondendo la presenza di una produzione, perché la gente se ne accorgerà e qualcuno tirerà fuori un putiferio.Il pubblico sta cominciando a capire anche i meccanismi del web. Lo stesso discorso vale anche per questo tipo di "sponsorizzazioni"... per quanto funzioneranno ancora?
    Basterebbe un pizzico di onestà in più, anche un semplice disclaimer come son soliti fare blogger e youtubers statunitensi, per equilibrare il tutto. Il sentimento di affinità con l'influencer di turno, la sensazione che lui sia "uno di noi", può essere comunque raggiunta... basterebbe saper fare il proprio lavoro in grazia di Dio.

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  73. Guarda concordo pienamente sul fulcro del discorso e sulla conclusione. Non mi trovi d'accordo a pieno soltanto sulle prime considerazioni che hai fatto, quindi parto da quelle:
    1 - La legge italiana in materia c'è, ma non la applica nessuno. Certo c'è una lacuna, perché non vincola il "blogger" ma il PR, però la legge volendo c'è.
    2 - Non concordo quando dici che in questo settore la trasparenza si è sempre ridotta ai minimi, diciamo che c'è stato un periodo iniziale in cui questo tipo di pratiche venivano annunciate con un disclaimer sui blog, certo l'immediatezza ha iniziato ad emarginare la trasparenza con l'arrivo dei social network, ma a pensarci bene e penso che concordi anche tu, immediatezza e trasparenza non sono o non avrebbero motivo di essere in contrasto fra di loro.


    Per tutto il resto hai pienamente ragione, ci sarebbe da allungare il discorso sulla competenza in materia dell'influencer.
    Ossia un conto è il blogger che da anni si specializza in fumetti o arti visive viene invitato alla fiera dei fumetti e un'altro il blogger che scrive di qualunque cosa e viene invitato alla festa dei fumetti. Disclaimer a parte qui il discorso cade sulla competenza in materia della persona invitata e se ci pensiamo bene il discorso sul disclaimer in fin dei conti è legato, forse sbaglio perché qui applico anche il mio proprio senso etico, ma provo ad illustrare il concetto:

    - Se sono una persona che pensa di essere all'altezza di ciò di cui parla non avrò problemi ad essere onesto col mio pubblico e dunque non avrò neppure problemi di rendere chiari i termini di intesa, se mi hanno regalato o prestato un pc affinché io faccia la recensione, forte delle mie capacità per recensire tale pc, il disclaimer ce lo metto senz'altro ed scrivo la recensione nel modo più trasparente possibile.

    - Contrariamente, se non sono all'altezza di quel che faccio tenderò ad essere meno onesto, perché in fondo so che il prodotto da recensire non me l'hanno inviato perché me ne intendo in materia, ma soltanto perché ho tanto seguito. So che il mio punto forte è numerico e non a livello di competenze. E forse forse in fondo so che non avrei dovuto accettare, ma hey, l'azienda ha pensato a me (e qui torna tutto il discorso sul prestigio e l'ego di cui parlo nel post).


    Certo, per trovarsi nel secondo punto ci vuole pure che la persona abbia autocritica, ma dalle risposte ottenute con questo post capisco che molti non ce l'hanno.


    Tuttavia il punto resta, come dici, basterebbe sapere fare il proprio lavoro, ed è per questo che lo vedo collegato all'onestà intellettuale: chi sa fare il proprio lavoro è tendenzialmente più onesto perché sa di poter difendere il proprio lavoro, chi non lo sa fare no.

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  74. Esatto sì su quest'ultima parte hai ragione e forse hai anche ragione sui social network, almeno neanch'io credo nel mito della startup fatta nel garage. La fase di hype tra l'altro è legata al modello di business che avranno, guarda ad esempio Diaspora, non credo sia un caso che il suo fallimento fosse legato all'incompatibilità che rappresentava per il modello di business basato sulla pubblicità.

    Sottolineo questo punto, concordo in pieno:

    Quello che cambia davvero è il mezzo, la possibilità che l'influencer dà di diluire questa "storia" in un insieme di contenuti civetta, di inserirla in un legame con il pubblico. A quel punto, come spieghi tu, il semplice fatto che l'influencer ci fosse è già una marchetta, non deve neanche tessere le lodi del prodotto/evento. Soggetti come SocialITA non si sono inventati molto, sanno usare (abbastanza) bene un mezzo che massimizza i risultati con gli stessi sforzi di prima.

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  75. P.S: scusa per il papiro, ma sono argomenti che mi interessano molto, non mi regolo!

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  76. Ciao, finalmente riesco a commentare il post. Purtroppo non ho trovato tutte le info dettagliate, ma ti lascio il link a questo forum in cui si parla di markette su yt! http://letopastrecative.forumfree.it/?f=64549258. Ci sono un paio di nomi e, attraverso ricerche, puoi capire un po' cosa si nasconde anche lì, che non è poi tanto diverso da twitter. Forse è anche peggio! Fammi sapere se riesci a scriverne un articolo. Sarei davvero curiosa di leggerlo :)
    A presto!

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  77. Anche io nel mio piccolo sono stato contattato da un'agenzia disposta a pagare per farmi inserire un loro articolo sul mio blog, fingendo che fosse mio... questo mondo mi spaventa, fai bene a parlarne, i markettari devono uscire allo scoperto

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  78. [...] All'inizio ciò non è accaduto su internet proprio perché i numeri erano più miseri e poco appetibili per le logiche commerciali degli altri media; ma era scontato che non sarebbe durato per sempre. Ovviamente concordo sul fatto che trasparenza e immediatezza non dovrebbero essere in conflitto tra loro, proprio per questo motivo alla fine parlavo di saper fare il proprio mestiere, e di saper quindi costruire un tipo di comunicazione efficace in maniera più onesta.

    Totalmente d'accordo.

    [...] Ed è un trend che è iniziato sicuramente prima dell'avvento di internet e dei blogger, già dalla tv con la figura dell'opinionista (che non ho mai compreso appieno). Il fatto è che il pubblico spesso non è interessato alla qualità, ma al personaggio. E questo purtroppo penso rientri nel n ostro DNA di animali sociali.
    Questo è vero, anche se trovo che ormai gran parte dei "desideri" del pubblico sono in fondo indotti, ed essendo indotti significa che la responsabilità cade in chi detiene i mezzi e non sul pubblico: l'azienda che commissiona la marchetta all'incapace è responsabile più o quanto il marchettaro stesso che accetta sapendo di non essere all'altezza del compito.

    Sul resto chiarisco una cosa, non volevo fare una correlazione vincolante tra "competenza = onestà", questo no. Era più una condizione, nel senso che se non c'è competenza è anche probabile che non ci sia onestà (sempre che il disclaimer venga a mancare) se invece ci fosse il disclaimer il problema non si pone e qui ti do ragione, alla fine la cosa importante è il disclaimer, perché così il consumatore ne è a conoscenza in modo automatico.


    P.S: scusa per il papiro, ma sono argomenti che mi interessano molto, non mi regolo!
    Figurati! Anzi! Mi ha fatto molto piacere, grazie del commento (e scusa se ci ho messo tanto a rispondere).

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  79. Interessante pezzo, il parallelo tra i due mondi mi era chiaro, ma mi hai fatto notare dettagli e particolari a cui non avevo pensato.
    Grazie.

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.