martedì 23 giugno 2015

Gli influencer colpiscono ancora

Premessa: questa è la seconda parte del post sull'Universo Costanzo uscito un mese fa, chi non l'avesse letto è invitato a farlo per capire di cosa si parla.
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universo-costanzo-seconda-parte-influencer-colpiscono-ancora-socialITA-expo
- grazie @ffffjd per la foto

Tre anni fa sono inciampato in una serie di slide pubblicate da Gaspar Torriero sul suo blog. Facevano parte di un suo intervento al RomagnaBarcamp chiamato "Di mestiere faccio il target".

Ciò che di primo acchito mi ha colpito di più è stata l'ossessione di Gaspar per avere un web "pulito" al punto tale da bloccare account di aziende, anonimi sospetti, fake e onde evitare qualsiasi forma di pubblicità:

"[...] La nascita dei blog alla fine dello scorso secolo è stata da me vissuta come una liberazione dalla pressione della società dei consumi, mi permetteva di concentrarmi sui rapporti interpersonali non commercializzati. Da subito ho avuto la fissa di inserire nel mio blogroll solo esseri umani con nome e cognome; più tardi con Twitter non solo ho deciso di seguire solo persone identificabili come tali, ma ho anche bloccato sistematicamente tutte le sottoscrizioni di bot, fake, anonimi, aziende. Su Twitter, FriendFeed e Facebook ho creato liste e seguo attivamente solo gli “amici personali”, ovvero le persone che riconoscerei per strada e con cui mi fermerei a fare due chiacchiere.  
Insomma il web è per me il soprattutto il luogo delle relazioni. Il web è anche il luogo del commercio, ovviamente, ma in rari momenti da me accuratamente scelti."

Lì per lì è sembrato estremo persino a me. Col tempo mi sono ricreduto. Anzi, ciò che Gaspar non aveva previsto è che in futuro pure gli account con nome e cognome, tra una battuta e l'altra, avrebbero pubblicizzato prodotti in modo "amichevole".

E le cose diventano ancora peggio se pensiamo alla nuova frontiera della "spesa 2.0". Un paio di settimane fa è uscito questo video sul Fatto Quotidiano:




Questa volta non è l'azienda che cerca l'influencer, ma il contrario. La rappresentante di Free Social Market afferma una cosa vera quanto inquietante.

"[...] il vantaggio più rilevante è che l'azienda si fa pubblicità entrando direttamente nelle case dei consumatori con il suo prodotto, è una rivoluzione in un certo senso, il consumatore non è più passivo, è parte attiva del meccanismo pubblicitario".

Non so voi ma "parte attiva del meccanismo pubblicitario" mi fa venire voglia di spaccare qualcosa. Insomma ad essere apocalittici si profila un futuro pieno di recensioni sulle nostre bacheche, tutto fatto da persone che vendono i loro lettori per pagarsi la spesa.

Ma a proposito di twitstar che vendono i propri lettori.

La faccenda SocialITA ed Expo:

Dopo l'ultimo post ho ricevuto tanti messaggi, molti in privato, di persone interessate alla faccenda (chiedendomi se SocialITA avesse risposto o proponendomi di stilare la lista degli influencer portati ad Expo per fare pubblicità all'evento).

Dunque, lunedì 25 maggio Giacomo Biraghi, portavoce di Expo, pubblica questo tweet alle tre del pomeriggio, scaricando la responsabilità all'agenzia SocialITA per il tour pubblicitario - avvenuto a metà mese - commissionato da Expo stesso alla suddetta agenzia:


Biraghi è stato molto bravo a pubblicare quel tweet a quell'ora evitando di menzionare i nostri account, che da giorni chiedevano se poteva trapelare qualche dettaglio in nome della trasparenza che lui tanto difende. Visto che il giorno prima aveva confermato che entro una settimana avrebbe fatto sapere qualcosa.



Di fatto per giorni assieme ad altri account tra cui @arde75@remaggio e @ladylindy_  avevamo chiesto a Biraghi e a SocialITA chiarimenti. Nulla.

Nulla se non l'informazione che Expo ha pagato 34,500 euro a SocialITA per la loro campagna:


Insomma, il suo tweet di lunedì è passato inavvertito e quando gli abbiamo richiesto ha scaricato tutto a SocialITA. Da quest'ultima come al solito nessuna risposta. Anzi alcuni dei suoi fondatori - in spirito molto consono ai social network - mi hanno bloccato.

Sorvolo sui recenti problemi in cui è coinvolto Biraghi, trovo che lui sia il problema "minore". Si sapeva bene quanti soldi prendeva e in questo è sempre stato trasparente. Certo ci sono alcune cose molto curiose nei commenti di questo post su facebook, dove viene fuori una polemica riguardante 200 blogger rifiutati:


Vale a dire stando alle parole del PR, Expo non fa convenzioni coi blogger, ma le affida invece ad un terzo soggetto (socialITA) senza poi riuscire a sapere chi sono gli influencer che l'azienda porta all'evento, perché se Biraghi dice di non poter rimediare la lista devo dedurre che non sa chi siano esattamente le persone portate da una azienda (pagata da Expo per farlo). Insomma non il massimo della trasparenza e neppure della furbizia.

Eppure, sono convinto che Biraghi avrebbe i mezzi necessari per dirci quali sono stati gli account. Lo dico sulla base delle iniziative che le twitstar e blogger hanno fatto durante la loro visita.

Non solo avevano i pass personali con foto, nome e cognome, ma hanno frequentato una "lezione" di fotografia "privata" - cosa confermata da uno di loro - impartita da Canon, oltre ad aver ricevuto attrezzatura professionale in prestito per fare le foto dell'evento.

Dunque è impossibile che Biraghi non possa avere acceso ad almeno una lista (sia da parte Expo, sia da parte Canon) per dirci i nick degli account coinvolti.

Ciò che vi sto dicendo è tutto documentato in questo storify complementare che ho fatto per l'occasione:


Ma va bene, se Biraghi o SocialITA non ci dicono nulla non importa, perché con un semplice lavoro di ricerca ci si arriva senza problemi.

La lista degli influencer:

Innanzitutto, dopo l'uscita del post un lettore che ringrazio (@piccherroll) mi ha fatto notare che la visura camerale dell'azienda è pubblica e me l'ha inviata, da lì abbiamo appreso almeno chi sono i fondatori. Non mi interessa farvi sapere i loro veri nomi e cognomi, non viene al caso.

Ai fini dei nostri discorsi ci basta sapere che SocialITA è una Srl con capitale sociale di 2000 euro e 4 fondatori, ovvero: @Luca_Preziosi, @Lddio, @lapausacaffe e @gplexousted.

Con un account secondario (perché col mio sono stato bloccato) ho effettuato una ricerca avanzata dell'hashtag #allaVita (lo spettacolo convenzionato a SocialITA) tra i giorni 15-17 Maggio, tutto questo intrecciato alle menzioni e agli account taggati nelle foto (sopratutto nell'evento #terrazzamartini) che gli stessi influencer invitati da SocialITA hanno pubblicato.

Per ogni account ho poi controllato che fossero stati presenti ad Expo in quei giorni e che fossero stati con altre twitstar o assieme in qualche modo al gruppo portato da SocialITA. Ho fatto una ricerca accurata, ma mi scuso di già se ho inserito qualcuno che con SocialITA non c'entrasse. Se invece mi è sfuggito qualche account (probabile), tranquilli, ho dei lettori peggiori di me. ::trollface::

Per sicurezza e paranoia ho anche salvato una cartella coi tweet, le foto e tutto il resto. Così se per caso vi venisse voglia di cancellare i tweet vi avverto che è tempo perso.



Lista non ufficiale di account presenti a Expo2015 assieme o per conto di SocialITA:

Luca_Preziosi
Lddio
lapausacaffe
gplexousted

machedavvero
diodeglizilla
nicocarmigna
mahddalena
francepistolesi
VentoTagliente
Zziagenio78
egyzia
ComePrincipe
architerso
MarcoStancati
NonSoloTuristi
GiulioTolli
GialloZafferano
turistipercaso
ipathia
sybelle
giornaledelcibo
lafranci82
alessandrabacci
Geakaren
liaceli
karse
guidofruscoloni
ci_polla
ilariadefilippo
mental_shot
Tery_PeP


Ora, ognuno usa il social come vuole, non sto qui a consigliare di bloccare account altrui, ma mi limito a dirvi che per i motivi già elencati da parte mia questi account sono stati messi in mute.

In questo modo evito di sorbirmi pubblicità per vie traverse; basta che uno degli account che seguo li retwitti perché la pubblicità che sono tendenzialmente portati a veicolare mi compaia in timeline.

I più estremisti invece possono ringraziare Twitter! Perché ora ci permette di condividere le liste di persone bloccate, in modo tale da passarvela con un semplice click.

Dal PC dovete essere collegati su Twitter e recarvi a questo indirizzo (oppure andarci a mano Impostazioni > account bloccati). Dovreste trovare una tendina in alto a destra dove poter importare la lista, che potrete scaricare cliccando qui:




Dopodiché caricate il file su Twitter e cliccate Preview:



Ecco, ora i più estremisti di voi possono bloccare questi account di un colpo solo.


La faccenda di Tim2go

Uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere la seconda parte di questa "saga" riguarda un episodio accaduto il 4 giugno, quando mi sono ritrovato davanti tweet che promuoveva un tablet Tim ad Expo, l'apoteosi della marchetta:


Quel pomeriggio assieme ad altri account abbiamo iniziato ad intercettare l'hashtag con delle notizie su Expo o battute sui marchettari (alcuni di loro sono gli stessi della gita ad Expo). Insomma, una bella marchetta finita male, come ai tempi di #guerrieri. chi se lo fosse perso può trovare questo Storify fatto per l'occasione:




A pensarci bene non capisco chi sia peggio. Chi accetta di fare pubblicità in modo così banale o l'azienda che immagina per un nanosecondo che un'azione del genere possa essere funzionale alle vendite.

Non è un caso che in un recente post Massimo Moruzzi ci fa notare come ad oggi non sappiamo nulla dei numeri reali di Expo,2015, e per reali intende i numeri che contano, quanti biglietti venduti, partecipanti concreti, ecc, ecc... tuttavia, sappiamo benissimo il numero di like, retweet e followers che hanno gli account Expo. Sono questi dati significativi per capire come vanno le vendite dei biglietti? - Si domanda Moruzzi - no, neanche questo ci serve a niente. In fondo in assenza di numeri concreti sono soltanto dati virtuali senza un riscontro effettivo.

Senza i veri numeri poi persino i giornali - o almeno siti che hanno la pretesa di fare informazione - possono scrivere cose come queste (mentre tutto il resto del panorama informativo italiano scrive il contrario):


Ma attenzione, Il Post è un giornale, non è "pubblicità" è informazione 2.0, giusto?

8 commenti:

  1. Rick DuFer23/06/15, 10:33

    Oh madonna che mal di pancia che mi hai fatto venire. Perché ogni volta che leggo un tuo post mi viene da registrare un video passibile di denuncia? Grazie per l'abnegazione (e per tutta la digestione rovinata che questo lavoro ti avrà procurato)

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  2. no no ma il mal di pancia è perché scrivo di merda, non sei il primo che dopo aver letto questo blog corre in bagno :D

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  3. Phil Rouge23/06/15, 11:06

    Credo di non aver capito il senso del post.
    Social_ita ha pagato delle persone per fare pubblicità ad Expo su commissione di Expo. Tali persone si son fatte pagare e han fatto il loro lavoro.


    Ergo?

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  4. pilloledicinema23/06/15, 11:07

    Grazie mille per la lista, ovviamente già usata nella sua interezza per bloccare 'sti qua.


    Sui tuoi dubbi sul fatto che affidarsi a una pubblicità del genere funzioni davvero per orientare le scelte dei consumatori la mia risposta è sì.


    Non ho conoscenze di marketing o roba simile e la cosa è fuori dal mio ambito di competenza lavorativa e solo di striscio tocca il mio hobby, che è il cinema, con il fenomeno del "product placement". Quindi il rischio di dire una stronzata è forte.


    Però insomma a me sembra che inserire una pubblicità non dichiarata che coglie di sorpresa chi la riceve è un ottimo modo per incistare il messaggio lanciato nel cervello del target. Specie perché ancora magari non tutti sono abituati a ricevere la pubblicità sui social, mentre sui giornali, alla televisione e quando si aprono i siti sì. A proposito, grazie AdBlock.


    La cosa comunque non mi disturberebbe poi più di tanto se non fosse che spesso sta gente ha un atteggiamento da simpatica canaglia spigliata e ironico che unito al fatto di mettersi al servizio di un grande brand mi fa prudere (virtualmente sia chiaro) le mani.


    Per come la vedo se qualcuno ti paga per fare pubblicità a un brand è necessario, dicasi necessario, segnalarlo. Dovrebbe valere per i film dove basterebbe dichiarare all'inizio che nello spettacolo che si andrà a vedere sono presenti pubblicità dai tali marchi e dovrebbe valere ovviamente anche per i social.

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  5. No, teoricamente da quel che ci ha detto Biraghi, SocialITA non ha pagato nessuno, ha semplicemente organizzato quel tour pubblicitario ad Expo, contattato degli "influencer" perché facessero pubblicità nelle timeline e bacheche dei propri followers.

    Ed è stata Expo a pagare SocialITA per farlo, 34,500 euro per l'esattezza (sembra basandoci sulle dichiarazioni del PR di Expo)

    Se leggi il primo post uscito un mese fa spiego che il problema in queste situazioni è che noi potenziali lettori ci troviamo esposti a della pubblicità senza un disclaimer.

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  6. Però insomma a me sembra che inserire una pubblicità non dichiarata che coglie di sorpresa chi la riceve è un ottimo modo per incistare il messaggio lanciato nel cervello del target. Specie perché ancora magari non tutti sono abituati a ricevere la pubblicità sui social, mentre sui giornali, alla televisione e quando si aprono i siti sì. A proposito, grazie AdBlock.

    Ah sì, questo senz'altro, è simile alla tesi che avanzo nel primo post.

    Il mio dubbio nel caso di Tim2Go deriva dalle battute scadenti che fanno per promuovere il prodotto! Come dice Altair Ita https://twitter.com/Altair_Ita/status/606540538867646464

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  7. infatti fai cagare

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  8. Santiago merda01/07/15, 11:45

    ma vai a lavorare, sinistro parassita

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Caro troll. Se proprio devi trollare, fallo con stile: Niente insulti personali, niente giudizi sugli altri, niente ordini. La critica è bene accetta, la merda invece verrà moderata. E ricorda, non bestemmiare, fa come Coniglio: miscredi.