lunedì 5 giugno 2017

Trumpgrillismo Putiniano, o di come per poco non perdo il lavoro

Io sono una persona un sacco occupata e indaffarata, l'avrete capito dal fatto che questo blog non si aggiorna da svariati mesi, ma attenzione, sono sempre attento e sensibile a ciò che succede nel mondo, attorno a me, attorno a voi.

È per questo che ogni mattina, mentre mi trovo in riunione al lavoro, faccio finta di chiamare un cliente importante e mi metto il cellulare all'orecchio per sentire le notizie del giorno. Riesco a farlo perché ho allestito un server a casa dove ci gira sopra uno script, un programma, che sfrutta la voce elettrica del traduttore di Google e mi legge la timeline di Twitter di fila. In sostanza, mi basta chiamare il server col cellulare per sentire i tweet in totale discrezione.

In questo modo rimango informato anche mentre lavoro e tutti mi dicono "sai, tu sei una persona che sa davvero ascoltare gli altri" (ci credo, sto zitto al telefono per mezz'ora di fila con l'espressione contrita e riflessiva). Oh, l'importante è che nessuno si lamenti, e non lo faranno finché me ne starò buono buono. Chissà se è per questo che i colleghi mi chiamano "profu" in modo amichevole — non so se sia perché nel loro immaginario i profughi sono gente che sta zitta e non fiata o perché alludono al mio aspetto da babbuino e agli stracci di merda che mi metto addosso. Non posso certo biasimarli, l'unico oggetto di valore che porto tra i miei vestiti è l'iphone in tasca che mi ha regalato lo Stato Italiano appena sbarcato. Portavo! Mi correggo, perché in Italia c'è troppo razzismo e l'iPhone mi tocca lasciarlo a casa; ora per strada vado in giro con un cazzo di Motorola Startac del 1996, così sono tutti contenti.

Ma dicevo, i tweet letti all'orecchio, sì: la cosa bella del mio script è che posso scegliere di ascoltare la timeline di qualsiasi profilo, ne scelgo uno e ascolto solo i suoi post. Mi piace farlo quando l'utente tratta un argomento che mi sta a cuore. E ultimamente mi sta molto a cuore tutta questa faccenda del cyberspionaggio internazionale e le tecniche paramilitari che conducono gli hacker russi con strutture o reti di cyberpropaganda disegnate a tavolino, non so se ne avete sentito parlare.

Beh, questa è la ragione per cui una mattina di qualche giorno fa ho scelto di farmi leggere all'orecchio il profilo twitter di Jacopo Iacoboni, noto giornalista de La Stampa.

Quel giorno per poco non perdo il lavoro.