No a Linux Omologato

Vi propongo un articolo - che ho tradotto dallo spagnolo - di Guillem Alsina. Un post che a mio parere è molto interessante e analizza la questione con buon senso. Spero gradirete :)

Mark Shuttleworth punta ad una specie d'uniformità nelle distribuzioni
Ignorando lo standard LSB, il fondatore di Canonical, nonché colui che diede impulso alla creazione di Ubuntu, propose velatamente di definire uno standard per GNU/Linux che fissi quali versioni delle librerie includere nei sistemi operativi.

Tramite uno dei suoi ultimi post Mark Shuttleworth ha proposto, in maniera criptica, che venga fissato uno standard per quel che riguarda le versioni di determinate librerie e pacchetti chiave impiegati dalle diverse distribuzioni GNU/Linux. Non l'ha detto in modo esplicito, ma ha lasciato intravedere quest'idea.

L'imprenditore multimiliardario del Sudafrica ha esposto schematicamente, nel suddetto post, le somiglianze e differenze tra Ubuntu e Debian riguardo alle versioni delle componenti chiavi in qualunque sistema GNU/Linux. Come possono esserlo il kernel, le librerie GCC, l'interprete Python, il pacchetto di automatizzazione di ufficio OpenOffice (non è un pacchetto chiave, ma ugualmente molto importante) o addirittura il server X. Oltre a tutto ciò, ha invitato apertamente i responsabili delle altre distribuzioni affinché essi apportino i suoi dati e quelli che possano conoscere di altre distro. Shuttleworth ha anche analizzato i periodi di rilascio delle nuove versioni con cambi significativi in quelle componenti.

Quel che in fondo suggerisce il fondatore di Canonical è la creazione di un nuovo standard che fissi quali versioni delle componenti importanti del sistema dovrebbero essere incluse in tutte le distribuzioni, riuscendo così ad arrivare a un certo grado di omogeneizzazione. Allo stesso tempo sostiene che la possibilità di scelta delle altre componenti sia buona e salutare per il sistema del pinguino.

Uno standard che esiste già
La proposta lanciata nel Web da Shuttleworth non è nuova e, di fatti, esiste già uno standard sul quale fissare una distribuzione GNU/Linux per garantire che le applicazioni che vengono sviluppate per essa siano compatibili con il resto delle distribuzioni che seguono quello standard. Si tratta del Linux Standard Base (LSB).

Sviluppato dalla Linux Foundation, LSB fissa le regole che spiegano come devono essere la struttura logica del filesystem (facendo in modo che le applicazioni progettate sappiano dove prendere librerie e cartelle di cui hanno bisogno), le librerie impiegate, i runlevel o perfino lo scheduler per i lavori di stampa. Una caratteristica, quest'ultima, che può variare tanto a seconda della distribuzione.

In questo senso, la proposta di Shuttleworth non apporta niente di nuovo, tuttavia è logico che anziché adattarsi alle regole esistenti, questo imprenditore voglia fissare il suo proprio modello, visto che così potrebbe dominare il nuovo standard anche se esso dovesse essere condiviso con altre distribuzioni che possano contribuire alla sua costruzione. Nonostante ciò, a mio parere, la proposta ha poche possibilità di trionfare, In particolare perché esiste LSB, che non viene influenzato in gran misura da nessuna distribuzione concreta. Motivo per il quale tutti possono utilizzarlo senza nessuna paura di dover restare ostaggi all'arbitrio dei suoi “nemici” dell'ecosistema Linux.

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